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Iagr, loot box: se l’azzardo è nel videogame (ma senza essere visto)

  • Scritto da Ac

Tra i temi su cui si interrogano i regolatori internazionali c’è anche quello della regolamentazione delle loot box nei videogame. Azzardo oppure no?

 

Copenaghen – C’è spazio anche per il videogioco domestico all’interno della Conferenza internazionale di Iagr in corso a Copenaghen. Anche se, in questo caso come negli altri affrontati dalla conferenza, si ha comunque a che fare con una forma di azzardo, che sia riconosciuta o meno. Ed è proprio per questa ragione che i regolatori si interrogano sulle necessità e sull’opportunità di intervenire, regolamentando queste attività, tenendo anche conto che i destinatari di questa offerta sono in genere i più giovani, quali principali utenti dei videogame domestici.

Nel panel dal titolo: “Loot-box: sei in vantaggio nel gioco?”, moderato da Anne Mette Hjelle, Head of Communication, della Norwegian Gaming and Foundation Authority, si prova a rispondere alla domanda, oggi assai diffusa: Le cosiddette loot-box sono un gioco d'azzardo? Il problema è destinato a rimanere un argomento controverso per lungo tempo, ma alcuni Paesi hanno già preso una decisione.
 
 
COSA SI INTENDE PER LOOT BOX - La discussione parte inevitabilmente dall’inquadramento generale del fenomeno e dalla definizione: “Nei videogiochi, una loot box (a volte chiamata anche loot crate o prize crate, tra gli altri nomi) è un oggetto virtuale consumabile che può essere riscattato per ricevere una selezione casuale di ulteriori oggetti virtuali". Secondo la definizione fornita da Wikipedia, proposta da Khalid Ezat Azam, Advisor della Norwegian Media Authority. Il quale mostra anche cosa hanno in comune queste loot box tra i vari giochi: il sistema di ricompensa che fornisce beni digitali attraverso un sorteggio casuale, il fatto che la scatola virtual contenga sempre qualcosa (spesso la stessa quantità di oggetti). Inoltre il giocatore viene premiato con la progressione nel gioco, i risultati o gli acquisti diretti con valuta virtuale o reale.
Possibili variazioni sono invece nei nomi (scatole di bottino, casse di bottino, pacchi di carte, ecc.), nel costo per aprire la scatola, nel fatto che gli oggetti possono essere disponibili o meno esclusivamente con le scatole. Infine la differenza può essere nella probabilità di vincita e nella possibilità di scambiare o vendere premi.
 
 
GIOCO DI AZZARDO, FORSE - In Olanda la situazione sembrerebbe piuttosto chiara, leggendo l’articolo 1 del Dutch betting and Gambling Act, proposto da Joop Pot, membro della Netherlands Gambling Authority: "È vietato offrire l'opportunità di competere per premi o denaro se i vincitori sono designati tramite qualsiasi processo casuale su cui i partecipanti sono generalmente acquistabili o esercitare un'influenza dominante, a meno che una licenza per questo sia stata concessa ai sensi della presente legge". Ma nonostante l’evidente incompatibilità con le attuali leggi di mercato, questo tipo di attività non viene oggi perseguita anche a causa di una mancanza di strumenti normativi e competenze. Ma secondo Pot “prima o poi i governi dovranno occuparsi di questo fenomeno ed intervenire, con leggi precise e mirate a governare questa attività”.
 
 
UN LIMBO DA DEFINIRE - Intanto, in questo limbo normativo e nell’assenza di attenzione da parte dei Legislatori, emergono situazioni a questo punto paradossali, come quella italiana, dove si introduce un divieto totale di pubblicità del gioco d’azzardo, includendo tutte le forme dirette e indirette di promozione, con le attività tipo le loot box le quali, non essendo (per ora) assimilate al gioco d’azzardo, possono continuare non solo ad essere offerte, ma anche ad essere promosse e pubblicizzate.

 

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