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Regno Unito: politica e industria al lavoro per un gioco migliore

  • Scritto da Ac

Una commissione speciale esamina i crimini legati al gioco patologico per formulare raccomandazioni per governo e l'industria e all'interno del sistema di giustizia penale: ma intanto il settore si attiva da sè.

Il Regno Unito continua ad essere il punto di riferimento per il gaming a livello globale. Non solo dal punto di vista dello sviluppo del mercato ma anche – e soprattutto – sotto il profilo della regolamentazione. E dell'approccio con cui politica e istituzioni governano il settore. Oltre a quello dell'industria, che dimostra un livello di maturità superiore rispetto a quanto si può riscontrare in altri paesi. Soprattutto in Italia. Le recenti vicissitudini ne sono una prova concreta e  ulteriore. Nonostante le misure (drastiche) adottate dall'Esecutivo nei mesi scorso nei confronti delle Fobt sulla spinta di (forti) pressioni politiche e mediatiche, facendo apparire la Gran Bretagna molto più simile al nostro paese di quanto si potesse immaginare, in realtà, analizzando in fondo la situazione e, in particolare, la reazione della stessa politica e quella dell'industria, è evidente quanto siano ancora ben distanti le due realtà. E quanto dobbiamo ancora imparare in Italia, sotto tutti gli aspetti.

Una dimostrazione arriva dall'iniziativa promossa dalla Howard League per la riforma penale, un'organizzazione di beneficenza legalmente riconosciuta nel Regno Unito - nonché la più antica organizzazione di riforma penale al mondo - che annuncia oggi il lancio di una Commissione speciale dedicata al crimine e al gioco d'azzardo problematico, finalizzata a indagare sui possibili legami tra questi due fenomeni. 
La commissione avrà una durata di tre anni e sarà guidata dall'ex procuratore generale, Lord Goldsmith ed ha già inviato richiesta di accesso agli atti e organizzato il suo primo incontro di lavoro lo scorso giovedì, a Londra. Con una squadra composta da 15 commissari, riunendo accademici e professionisti con esperienza nel sistema di giustizia penale e salute pubblica, nonché esperti con conoscenza del settore del gioco d'azzardo ed esperienze di vita vissuta nella dipendenza.
 
UN APPROCCIO GLOBALE - La commissione esaminerà le forze trainanti che influenzano il cambiamento e le pratiche, compresa la legislazione, la politica e i media. Si impegnerà a lavorare con l'industria e con i leader politici durante tutto il suo percorso di lavoro. Lord Goldsmith, ricevendo l'incarico di presidente della Commissione per il crimine e il problema del gioco d'azzardo, ha espresso "preoccupazione per l'attività di gioco patologico che risulta in crescita da un po' di tempo, ma questa è la prima commissione focalizzata specificamente sulla relazione tra gioco problematico e crimine. Cercare di stabilire quali sono i collegamenti, quale impatto hanno sulle comunità e sulla società in generale e, soprattutto, quali misure potrebbero essere adottate per ridurre la criminalità e rendere le persone più sicure sono i nostri obiettivi".
Tim Miller, direttore esecutivo presso la Gambling Commission, ritiene che "Questa commissione indipendente sul crimine e il problema del gioco colmerà una lacuna significativa nella comprensione del rapporto tra il gioco d'azzardo e il crimine. Sosteniamo l'approccio globale e basato sull'evidenza della Howard League e possiamo già dire che le raccomandazioni della Commissione ci aiuteranno a compiere progressi migliori e più rapidi nell'attuazione della strategia nazionale per ridurre i danni dovuti al gioco d'azzardo ".
 
IL GRUPPO DI ESPERTI – Questi i componenti della commissione speciale: Lord Goldsmith (presidente); Dr Jamie Bennett, Governor of Long Lartin prison; Andrew Black, Co-fondatore di Betfair; Dr Henrietta Bowden-Jones, Fondatrice e Direttore della National Problem Gambling Clinic; Temporary Assistant Chief Constable Matt Burton, Cheshire Police; Dr John Chisholm, Chair, Medical Ethics Committee, British Medical Association; Jon Collins, Chief Executive, Associazione dei Magistrati; Frances Crook, Chief Executive, Howard League for Penal Reform; Elizabeth Morony, Partner, Clifford Chance Llp; Andrew Neilson, Director of Campaigns, Howard League for Penal Reform; Neil Platt, Clinical Director, Beacon Counselling Trust; Sarah Ramanauskas, Senior Partner, Audit and Research, Gambling Integrity; Professor Gerda Reith, Professor of Social Science, University of Glasgow; Councillor Norma Stephenson Obe, Councillor, Stockton-on-Tees Borough Council; Sue Wade Obe, former chief probation officer;
 
LE AZIONI DELL'INDUSTRIA - Nel frattempo, tuttavia, l'industria non è rimasta a guardare. Anzi. I proprietari delle principali società di gaming britanniche, quali William Hill, Coral Ladbroke, Betfair Paddy Power, Skybet e Bet 365, hanno deciso di proporre spontaneamente di aumentare la quantità di denaro che investono ogni anno per contribuire ad affrontare il problema del gioco d'azzardo. Chiedendo al governo di ratificare l'aumento della tassazione già esistente, portandola dall'attuale 0,1 percento all'1 percento per i prossimi cinque anni, in modo da poter raccogliere circa 100 sterline l'anno (pari a circa 112 milioni di euro) da destinare agli enti che si occupano di attività benefiche e del recupero dei giocatori. Come riportato dalla Bbc, le aziende si sarebbero impegnate in una lettera inviata al Dipartimento per il digitale, la cultura, i media e lo sport (Dcms).
Dopo che, nei giorni scorci, la Gambling Commission locale aveva evidenziato l'esigenza di ricevere maggior personale da dedicare alla ricerca e al trattamento, chiedendo un contributo annuale da parte dell'industria di 70 milioni di sterline. Non solo. William Hill, Coral Ladbroke, Betfair Paddy Power, Skybet e Bet 365 hanno anche dichiarato di voler aumentare la quantità di messaggi di gioco sicuro e la revisione dei "tono e contenuti" delle loro campagne pubblicitarie. L'offerta spontanea degli operatori rappresenta uno sforzo (concreto) compiuto dall'industria per migliorare la propria immagine dopo i recenti accadimenti che hanno visto il governo costretto ad intervenire sui parametri di gioco delle cosiddette Fobt (Fixed Odds Betting Terminals, analoghe alle nostre Vlt), generando, oltre a un taglio dei profitti, anche un danno reputazionale alle aziende che ora hanno deciso di correre ai ripari. Per evitare, probabilmente, un ulteriore declino.
Jeremy Wright, Segretario di Stato del Dcms, non usa mezzi termini: "Voglio che l'industria del gioco d'azzardo aumenti la responsabilità sociale e mantenga i giocatori al sicuro, anche attraverso la disponibilità di maggiori fondi per ricerca, istruzione e trattamento per affrontare il problema del gioco d'azzardo”, ha spiegato. "Ho incontrato di recente i principali attori del settore e il mio dipartimento sta discutendo con loro su un pacchetto per aumentare significativamente il loro contributo finanziario, oltre a prendere impegni significativi su altre misure per aiutare a garantire che le persone giochino in sicurezza. Proteggere le persone e le loro famiglie dai rischi dei danni legati al gioco d'azzardo è una priorità per questo governo e sono confortato dal fatto che il settore riconosca di dover fare di più".
Le società di gioco hanno già accettato un divieto volontario di alcune tipologie di pubblicità durante gli eventi sportivi a partire da agosto di quest'anno. Inoltre, nella stessa lettera inviata a Wright, le aziende, che rappresentano la metà del settore del gioco locale, affermando di essere "impegnate a collaborare per affrontare i danni legati al gioco d'azzardo con la priorità di proteggere i giovani e vulnerabili".
 
LA DISTANZA DA COLMARE – E' dunque evidente quanto la principale sfida, per l'industria del gioco a livello globale, sia sempre più rappresentata dalla necessità di colmare la distanza che separa la politica e l'opinione pubblica dalla realtà del comparto. Posto che, com'è evidente a tutti (almeno nel Regno Unito), non è più tempo di chiedersi se è opportuno o meno avere un'offerta di gioco “di Stato”, tenendo conto che questa rappresenta un antidoto al mercato illecito e non solo una fonte di guadagno per il paese: si tratta soltanto di rendere questo tipo di offerta pienamente sostenibile, anche (e soprattutto) rispetto alla percezione dei cittadini. Una cosa che in Regno Unito era riuscita molto bene all'ex premier Tony Blair, che era riuscito a spiegare al meglio alla cittadinanza l'importanza di una riforma del gioco e l'esistenza di un'offerta legale, salvo poi assistere a un progressivo sgretolamento di questa percezione, a causa dell'eccesso di promozione, più che di offerta, eseguita dagli addetti ai lavori. Un qualcosa su cui governo e industria devono oggi tornare a lavorare: riuscendo probabilmente a invertire nuovamente la rotta, come sembra emergere dalle prime reazioni e dal gesto di responsabilità dell'industria.
In Italia, invece, siamo ancora all'anno zero del gioco pubblico, sotto alcuni aspetti. E la distanza da colmare appare decisamente più ampia, a volta quasi infinita. Da noi, tanto per iniziare, non c'è soltanto un problema di percezione sull'opinione pubblica, ma il problema è ancora più a monte, in quanto non è ancora diffusa la consapevolezza, a livello generale, dell'importanza di avere e mantenere un'offerta di gioco lecito gestita e controllata dallo Stato, con troppe spinte proibizioniste ancora presenti e consistenti, anche nella compagine di governo o in Parlamento. Anche l'industria, dal canto proprio, ha le sue colpe, avendo lavorato troppo sulla promozione e troppo poco sulla comunicazione sociale e di impresa, allo scopo di migliorare la reputazione e sovvertire la percezione sbagliata che l'opinione pubblica continua ad avere, lasciando che gli aspetti negativi che caratterizzano questo settore (comunque esistenti) continuassero a prevalere sulle varie virtù che caratterizzano il comparto, ma che la maggioranza dei cittadini ignora. E continua a ignorare.
 
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