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Ice 2020: da Londra l’alba di un nuovo gioco

  • Scritto da Ac

L'edizione 2020 di Ice London ha evidenziato l'importanza delle nuove tecnologie, dalla realtà virtuale agli esports, ma soprattutto la necessità di responsabilità e sostenibilità per il futuro dell'industria del gioco.

Londra - Innovazione, responsabilità e sostenibilità. Sono questi i principali driver che guidano l’industria del gaming a livello mondiale e ne delineano la rotta per il prossimo e immediato futuro. Non esiste altro percorso possibile da intraprendere se non quello rivolto in tali direzioni, a meno di ritrovarsi in una strada senza uscita.

È il messaggio che consegna al settore l’edizione 2020 della fiera Ice di Londra: da sempre punto di riferimento globale per l’industria e un autentico faro in grado di illuminare la rotta degli stakeholder.

Nonostante un’edizione un po’ sottotono rispetto alle precedenti in termini di visite, condizionata dal dilagare del coronavirus nel mondo e dalla conseguente fobia generale, Ice continua ad essere un osservatorio privilegiato.

Con oltre 630 espositori provenienti da 67 Paesi distribuiti in ben 40 padiglioni del centro espositivo ExCel (di cui 73 aziende da 37 giurisdizioni differenti esponevano per la prima volta), l’evento è in grado senz’altro di offrire uno sguardo globale sull’industria.
Non soltanto in termini di prodotto e di servizi rivolti ai consumatori, ma anche dal punto di vista regolamentare.
Un banco di lavoro globale all’interno del quale provare a individuare le migliori strategie e gli strumenti necessari per creare le “giuste” condizioni in grado di rendere il settore veramente sostenibile. Per le imprese e per i giocatori. Non soltanto, quindi, da un punto di vista politico ed economico, ma anche sotto il profilo sociale e sanitario.

Quest’anno più che mai è evidente che l’industria, come del resto la società, sta cambiando. E gli addetti ai lavori dovranno cambiare atteggiamento di conseguenza, se vorranno rimanere a lungo in partita. Se l’innovazione è l’aspetto più evidente che descrive il mercato, come dimostrano le nuove tecnologie e le tendenze che la fiera è sempre in grado di proporre (quest’anno a dominare la scena sono intelligenza artificiale e realtà virtuale o aumentata, accanto al nuovo scenario offerto dagli esports, fenomeno sempre più di massa e di interesse, anche per il gaming tradizionale), per quanto riguarda responsabilità e sostenibilità la strada sembra ancora molto lunga da percorrere; e pure in salita, soprattutto per quanto riguarda la seconda istanza.
 
Il divieto totale di pubblicità che ha sconvolto il settore in Italia e influenzato il resto d’Europa sulla spinta delle fascinazioni populiste, non ha soltanto l’effetto di screditare il nostro Paese da un punto di vista della corretta regolamentazione del gioco (dopo anni, al contrario, di orgoglioso primato come modello di riferimento a livello globale), ma funge da monito per gli addetti ai lavori di tutti gli altri mercati.
Perché è ormai evidente a tutti che se ciò è successo - per quanto assurdo possa apparire, sia nella forma che nella sostanza - è a causa degli eccessi di esposizione e delle lacune spesso anche qualitative delle campagne promozionali perpetrate dalle società di gioco.
Un male comune che si ritrova non solo in Italia ma anche in altri Paesi, come la Spagna o il Regno Unito (ma anche molti altri) dove, non a caso, si discutono limitazioni analoghe, seppure diverse dal divieto totale. Da loro, però, la partita è ancora da giocare e l’industria ha l’opportunità di correggere il tiro e adottare nuove strategie in grado di migliorare l’offerta e provare a sovvertire la cattiva immagine che da sempre attanaglia il settore. Pena la sua scomparsa, sia pure progressiva. O comunque, con il il serio rischio di andare incontro a restrizioni sempre più drastiche e forti che saranno inevitabili senza un nuovo approccio globale.

Del resto, tornando al tema dell’innovazione e dei nuovi trend, le opportunità che si affacciano alle porte dell’industria propongono nuove sfide e un ulteriore innalzamento della complessità in termini di gestione, controllo e regolamentazione che la fiera Ice ha saputo ancora una volta evidenziare. Interrogandosi anche sui giusti approcci che si dovranno adottare, e che dovranno valutare i legislatori, non soltanto a livello nazionale: perché, forse, anche in questo caso, i modelli applicati fino ad oggi - che si tratti di Monopoli, concessioni o licenze - sono da ritenersi superati. O, comunque, non sempre in grado di stare al passo con le nuove esigenze dell’industria e con le nuove sensibilità politiche e sociali.
 

La sfida è aperta e riguarda tutti: e il semplice fatto di poterla far comprendere a ogni singolo attore delle filiera, sarebbe già un primo ma importante risultato.
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