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Banche e gioco, il Belgio 'segue' l'Italia e blocca i conti agli operatori

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Non solo Italia, ma anche in Belgio, sorgono problemi con le banche che chiudono i conti alle imprese di gioco, e non solo.

Come un virus, che si diffonde ininterrotto tra paesi diversi e territori, anche l'onda anti-gioco si propaga senza confini, infrangendosi sugli operatori, di varie nazionalità. Finendo con l'investire anche quelle realtà dove, a dire il vero, il rapporto tra gioco e cittadinanza (come pure quello con la politica), sembrava tutt'altro che compromesso. E ben lontano da quanto accade, invece, in Italia. Come nel caso del Belgio, il paese che, in tempi non sospetti, avevamo addirittura etichettato come “Il buon governo dei giochi” (si veda lo “Speciale Belgio” pubblicato sulla rivista di aprile 2013), proprio per sottolineare il corretto approccio del legislatore nei confronti dell'industria, esercitato attraverso la Commission des Jeux de Hasard, quale ente regolatore del mercato. Eppure, anche in una terra così virtuosa dal punto di vista regolamentare, ci si deve scontrare con la nascita di problemi “etici” che – analogamente a quanto accade in Italia – stanno portando all'interruzione dei rapporti in essere tra le principali banche e le imprese del gioco. Una “macchia” sul sistema belga, che lo accomuna ora all'ormai sbiadito sistema di regole italiano, vanificando, in parte, quel buon lavoro che lo Stato era riuscito a fare nei confronti del comparto.

L'OMOLOGAZIONE DEI GIOCHI IN BELGIO - In effetti, nel suo modello sui generis di gestione e controllo del mercato del gioco pubblico, il Belgio – a suo tempo - aveva preso in prestito le best practices dei migliori mercati internazionali per creare il suo sistema di regolamentazione, pur proponendo, al tempo stesso, un profilo di interesse che, se esplorato da altri paesi, potrebbe rivelarsi un paradigma su cui tracciare le basi per lo sviluppo di una nuova strategia e un diverso approccio, nei confronti di una materia così complessa, come quella del gioco. Attraverso l'imposizione di un limite di perdita oraria per ogni prodotto di gioco considerato di “azzardo”, il Belgio ha gettato le basi di una vera e propria “rivoluzione” nella regolamentazione del comparto, anche se non è ancora stata seguita da altri. Intanto, però, tutti gli apparecchi che si trovano in territorio belga – e, si badi bene, non si tratta di sole slot machine ma anzi, ad andare per la maggiore sono i bingo flipper (ma in versione a vincita e non come li vediamo in Italia, di puro intrattenimento, che sono presenti in oltre 7mila esemplari) e, da qualche tempo, anche i giochi di dadi – sono omologati sulla base di alcuni algoritmi matematici che tengono conto della massima perdita che quella macchina può creare ogni ora. Per i bingo tale limite è fissato a 25 euro l'ora, mentre per le slot machine arriva fino a 70 euro l'ora; ma queste ultime si possono trovare, a differenza dell'Italia, solo nei casinò (nove in tutto il territorio nazionale) e non in ogni locale pubblico come dalle nostre parti. Ma non è tutto. 

IL GIOCO ONLINE - Con la normativa pubblicata a metà 2011 e attuata durante l'anno seguente, il governo belga ha attivato il proprio mercato del gioco online affidandolo ai propri partner storici e, in particolare, blindando il settore ai propri confini nazionali. Escludendo pertanto l'accesso a nuovi competitor appartenenti ad altri Stati membri (se non attraverso partnership con operatori locali). Così, in Belgio, per conseguire una licenza per l'esercizio del gioco online occorre dapprima avere quella per il gioco terrestre e, sulla base di questa, si può prendere la corrispondente licenza per la rete. In termini più semplici: le licenze “base” previste dalla Commission des Jeux de Hasard e che interessano il settore sono la lettera A, che individua i casinò. La lettera B, che individua le sale giochi e la lettera F che individua le agenzie di scommesse. Per ognuna di queste è stata creata l'analoga licenza per il web: ovvero, gli operatori del casinò (solo e soltanto loro) possono chiedere una licenza A+ che gli consente di offrire gli stessi giochi anche sul canale online. Stesso discorso per i titolari di licenza B, per i quali è stata creata la licenza B+ per la diffusione in rete e, infine, per gli operatori di scommesse identificati dalla lettera F, esiste una licenza F+ che consente di offrire anche giochi online ma deve trattarsi, in questo caso, esclusivamente di giochi di “corse” sui quali poter scommettere, come corse di cani, cavalli, auto, e così via. La differenza con le altre normativa adottate in Europa è pertanto evidente: qui è stato eliminato il rischio – oggi rivendicato con forza dagli operatori “terrestri” europei – di subire il peso della concorrenza online nelle proprie sale da gioco, visto che ad offrire il gioco nei due canali sono gli stessi operatori. Certo, è evidente, il tutto va a scapito della competitività, in quanto un'offerta fortemente limitata si rivela tale anche in termini di sviluppo del mercato e del prodotto. Ma è evidente la volontà di mantenimento piuttosto che di crescita di questo mercato. Con lo scopo primario che è quello di far emergere il sommerso piuttosto che fare cassa.

UN'IMPOSTAZIONE FORTEMENTE PROTEZIONISTICA - Certo, va detto, quello belga è un mercato sicuramente limitato, in quanto riferito a una comunità di “appena” 11 milioni di persone, caratterizzato – com'è evidente – da un'impostazione fortemente protezionistica, mirata però a mettere al sicuro, da un lato, i consumatori, con un chiaro intervento limitativo per prevenire le dipendenze dal gioco; dall'altro, gli addetti ai lavori, garantendo (per quanto poi possibile) pari condizioni a chi opera nei diversi canali di distribuzione e, in particolare, tra gioco fisico e online. 

IL CATTIVO ESEMPIO DELLA POLITICA - Peccato però che a dare il cattivo esempio, al di là del regolatore, è oggi la politica, con la proposta che è iniziata ad aleggiare da alcune parti del Parlamento, di andare a limitare fortemente le pubblicità del gioco. Un'iniziativa comprensibile, tenendo conto del boom di pubblicità – per lo più di bookmaker e casinò online - degli ultimi mesi, che ha alimentato il dibattito anche in un territorio non proprio ostile nei confronti del settore. 

LE BANCHE E IL GIOCO - Ma l'esempio peggiore, come dicevamo in apertura, viene offerto dagli istituti bancari, che in vari casi stanno procedendo con “l'oscuramento” dei conti correnti bancari alle società di gioco o agli operatori. Creando non pochi problemi ai singoli imprenditori (o, addirittura, ai dipendenti delle società del comparto), che si vedono congelare i propri account, con tutti gli evidenti disagi in termini di operativi, in maniera del tutto ingiustificata. E neppure documentata. 

BAZZARINI: 'GIOCO ATTIVITÀ NON GRADITA' - Come spiega Renato Bazzarini, direttore generale di Gaa - General automatic amusement, società leader nel gaming “terrestre” e titolare della licenza online del brand Goldenpalace.be: “Quello che sta accadendo in questi ultimi mesi è che molte banche stanno chiudendo i conti correnti agli operatori di gioco, ma senza spiegare il motivo. Anche se ci viene riferito, informalmente o indirettamente, che questo avviene perché questo tipo di attività sono ritenute poco gradite, in realtà fino ad oggi non è mai stata fornita alcuna motivazione per iscritto, in nessun caso. Ma purtroppo le norme vigenti consentono agli istituti bancari una certa autonomia operativa nel poter rifiutare i clienti ritenuti non graditi. E non siamo finiti in questa situazione per un motivo specifico o per un elemento scatenante, tenendo conto che in Belgio non si è mai registrata fino ad ora una certa ostilità nei confronti del nostro settore, non essendoci mai stati dei disagi particolari”. Ecco quindi un altro (triste) aspetto che accomuna il Belgio al nostro paese. “Non è un problema del tutto nuovo – spiega - ma è già da qualche anno che accade questo. Il nostro stesso gruppo è stato escluso anche dalla banca con cui lavorava, serenamente, da quasi cinquant'anni, anche se non è avvenuto dalla sera al mattino ma con un preavviso di tre mesi. Ma è stato comunque un disagio immenso. Anche perchè, dopo aver aperto nuovi conti correnti con altre banche, anche queste hanno successivamente adottato provvedimenti simili, riportandoci così al punto di partenza”. 

UNA QUESTIONE D'IMMAGINE - Ciò accade, secondo Bazzarini, per via del fatto che gli istituti bancari stanno lavorando al miglioramento della loro immagine pubblica e facendo questo, decidono di eliminare dai propri clienti quelli che si occupano di settori ritenuti “a rischio”, o comunque scomodi da un punto di vista etico. Esattamente come avviene in Italia. Solo che in un certo senso, in Belgio sta andando ancora peggio, come può testimoniare lo stesso operatore: “A me è accaduto, addirittura, che la mia banca di fiducia ha bloccato anche il mio conto personale. Quello come normale cittadino, che è anche co-intestato con mia moglie e non ha nulla a che fare con l'azienda per la quale lavoro”. E aggiunge: “Per il momento per fortuna non tutte le banche stanno adottando questa linea dura, ma un numero sempre crescente di istituti bancari si sta indirizzando in questa direzione, e se continuiamo di questo passo, a breve questo problema investirà l'intera industria. Anche perché, guardando ciò che è successo a me a livello personale, se mi viene bloccato il conto solo perché impiegato in un'azienda di gioco, allora lo stesso potrebbe accadere agli altri 410 dipendenti del gruppo”. Per un problema che potrebbe assumere dimensioni spropositate. 

Ecco quindi che quando si parla di gioco, tutto il mondo è paese. Ma il male comune potrebbe essere affrontato in maniera sinergica, per cercare una soluzione che potrebbe (e dovrebbe) arrivare dall'Europa. “Quando ho letto dei problemi che stavano vivendo gli operatori italiani con le banche – spiega ancora Bazzarini, che con la nostra lingua non ha problemi – ho subito pensato che la situazione si potrebbe affrontare insieme, essendo del tutto analoga”. L'idea, dunque, potrebbe essere quella di promuovere un dibattito pubblico sul tema, di carattere internazionale e magari in sede europea, tenendo conto che proprio in Belgio ha sede la Commissione Europea (oltre alla Banca centrale europea). 

COMMISSIONE DEI GIOCHI AL FIANCO DEGLI OPERATORI - Nel frattempo gli operatori belgi stanno lavorando sul tema, anche attraverso l'associazione Bago, che rappresenta i principali operatori locali, la quale ha già chiesto vari incontri a governo e regolatore, anche se – per il momento – l'unico interlocutore che hanno potuto trovare attento e ricettivo, è proprio l'ente di controllo, cioè la Commissione dei giochi, nella persona del presidente Magali Clavie. Una leader che ha studiato (e citato) più volte il “caso Italia”, soprattutto per quanto riguarda il divieto di pubblicità (proponendo il nostro paese come caso da non seguire...) e che ora ha potuto scoprire altri punti di contatto. Anche se non proprio edificanti. Il resto della storia, per ora, è tutto da scrivere. Ma il fatto di sapere che il problema che sta angosciando un numero crescente di operatori italiani non è soltanto una questione nazionale, non deve soltanto allietare i malcapitati imprenditori, nella logica del “mezzo gaudio”, ma dovrebbe al contrario spingere i diretti interessati ad adottare azioni sinergiche, in modo da esercitare pressioni sulle istituzioni, soprattutto a livello comunitario, per cercare di risolvere a monte, e una volta per tutte, una situazione che grida vendetta, per chi opera nella legalità, nella correttezza e nell'integrità. Ovvero, nel pieno rispetto di ogni etica, a differenza di quanto pensano le banche.

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