Convegno Riordino gioco, Cardia (Acadi): ‘Serve riforma organica, no a interventi a pezzetti’
Il presidente di Acadi avverte: ‘Distanze inefficaci, rischio concentrazione al 40% e squilibri fiscali. La tutela dell’utente passa da tecnologia e visione unitaria tra online e fisico.
Questi i punti centrali dell’intervento dell’avvocato Geronimo Cardia, presidente di Acadi – Associazione Concessionari di Giochi Pubblici, al convegno ‘Le nuove regole del gioco: tra riordino e nuovi bandi’, promosso dai Liberali Cristiano Democratici e in corso nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio.
Cardia va dritto al punto: “O la va o la spacca”, avverte, riferendosi al decreto atteso nei prossimi giorni. Se l’impianto dovesse confermare le indiscrezioni circolate finora, le conseguenze per il comparto – e per l’erario – potrebbero essere rilevanti.
BASTA INTERVENTI SEPARATI – Il primo nodo riguarda il metodo. “La delega fiscale del 2023 parlava chiaro: riordino dell’intero comparto, non a pezzetti”, sottolinea Cardia, ricordando come già in fase di attuazione si fosse chiesto di evitare una riforma limitata al solo online. Secondo il presidente di Acadi, solo una visione organica consente di intervenire efficacemente sulle leve che incidono sia sulla sostenibilità economica sia sulla tutela dell’utente. “Se sistemi una parte del tappeto e ignori l’altra, la polvere si accumula altrove”, osserva.
I numeri, sostiene, mostrano uno squilibrio crescente: mentre l’online ha registrato un aumento costante della raccolta, il comparto degli apparecchi sul territorio ha perso diversi miliardi di euro negli ultimi anni. Eppure, proprio la rete fisica continua a garantire oltre la metà del gettito complessivo del settore.
PARAMETRI FISCALI E IMPATTO SUI COMPORTAMENTI DI GIOCO – Per Cardia, il cuore del problema sta nei “parametri” – tassazione, payout, struttura dei prodotti – che incidono direttamente su tempo di gioco e potenziale nocività. “Sono come il livello di nicotina nelle sigarette”, spiega: influenzano la giocata, le vincite e quindi la permanenza dell’utente.
Senza un riequilibrio tra online e fisico, il rischio è duplice: da un lato uno spostamento della raccolta verso il canale digitale; dall’altro, un allungamento dei tempi di gioco, considerato che su alcuni prodotti online il ritorno in vincita può arrivare fino al 98%, contro percentuali molto più basse degli apparecchi tradizionali.
Altro punto critico è quello delle distanze minime dai luoghi sensibili e delle limitazioni orarie, difese da molte Regioni in nome della tutela della salute. “Imporre 100 metri di distanza quando lo stesso prodotto è accessibile online non tutela davvero l’utente”, afferma Cardia.
Dal 2011, evidenzia, la stretta sugli apparecchi ha ridotto la raccolta del comparto di circa due miliardi, ma altri prodotti hanno registrato crescite significative. “Se l’obiettivo è la salute, le misure devono essere efficaci e coerenti sull’intero sistema”.
TECNOLOGIA COME ALLEATA DELLA TUTELA – La proposta alternativa passa dall’innovazione tecnologica. Sistemi in grado di rilevare la presenza di minori attraverso il riconoscimento dei tratti somatici, o di individuare comportamenti compulsivi – come la pressione ripetuta e accelerata dei comandi – potrebbero, secondo Cardia, trasformare il gestore in una “sentinella” sul territorio.
“L’operatore non è solo un raccoglitore di gioco per lo Stato, può essere il primo presidio di controllo”, sostiene, indicando nella tecnologia uno strumento più mirato rispetto ai divieti generalizzati.
Infine, la questione più delicata: l’ipotesi di portare al 40 per cento la soglia massima di concentrazione delle concessioni. “Oggi le concessioni sono già passate da 13 a 10 per effetto di fusioni, e ora sono di fatto otto grandi gruppi. Con una soglia al 40 per cento, molti operatori non riuscirebbero ad aggiudicarsi i lotti”, avverte.
Secondo Cardia, l’aumento potrebbe essere giustificato dall’obiettivo di massimizzare il gettito in fase di gara. Ma il problema si porrebbe “il giorno dopo”: una forte concentrazione tra fisico e online rischierebbe di orientare l’offerta verso i prodotti più redditizi per il privato e meno per l’erario, con un possibile trasferimento di margini dallo Stato agli operatori.
Il risultato? “Un impatto sia sul gettito sia sui comportamenti di gioco”, con un sistema sempre più spinto verso la multicanalità guidata dall’offerta.
LA CHIUSURA DI CARDIA – In un secondo intervento, poco prima della conclusione del convegno, Cardia aggiunge che nel settore del gioco “manca una visione organica”. Per questo motivo chiude con un’esortazione: “Se il decreto così come ne stiamo parlando viene portato in Parlamento, sarà impossibile cambiarlo, anche in minima parte. Forse è una provocazione ma dovremmo andare in Commissione a protestare, potremmo sensibilizzare su queste problematiche, con degli studi scientifici e con dei pareri legali, il presidente della Commissione Finanze del Senato, Garavaglia; potremmo fare lo stesso qui alla Camera con l’onorevole Osnato; potremmo lottare per andare a parlare direttamente anziché lasciare solamente i documenti che l’iter impone di lasciare.”
“Ma anche nella migliore delle ipotesi, cosa succederà? Le nostre associazioni chiederanno domani mattina, un incontro ma non per parlare. Chiederemo un incontro motivato con argomentazioni evidenziate, che sono quelle emerse oggi. L’ipotesi che si determinerà è che probabilmente non ci vorranno ascoltare ma almeno sapremo che formalmente abbiamo messo sul tavolo i temi. Di più non possiamo fare.”