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Consiglio Puglia, De Donno: 'Gioco, distanziometro favorisce criminalità'

  • Scritto da Redazione

Al Consiglio della Puglia audizioni in commissione sul testo sul gioco, per il procuratore della Repubblica Antonio De Donno distanziometro è dannoso.

 

Perplessità in ordine all’adozione – prevista dalla legislazione regionale – dell’istituto del distanziometro che fissa una distanza di almeno 500 metri tra i luoghi sensibili (chiese, scuole, punti di aggregazione) e i centri autorizzati dove si effettuano le scommesse”.

Le ha espresse Antonio De Donno, Procuratore della Repubblica di Brindisi, nonché direttore scientifico di Eurispes, nel corso dell'audizione alla commissione Assistenza sanitaria del Consiglio regionale della Puglia, tenutasi oggi 15 novembre, sul testo abbinato delle proposte di legge fin qui presentate in materia di gioco, dopo la proroga della scadenza delle autorizzazioni in essere ai sensi della normativa vigente di sei mesi, precedente fissata al 20 dicembre 2018. 

 

 

Il testo abbina le proposte: Modifica dell’art. 7 comma 2 e 8 ed integrazione dei commi 2 bis e 2 ter della Legge 13 dicembre 2013, n. 43 “Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (Gap)” (a.c. 270/A) e "Modifiche ed integrazioni alla Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 43 ‘Contrasto alla diffusione del Gioco d’Azzardo Patologico’" (a.c. 504/A) nel testo unificato licenziato dalla III commissione in data 16/11/2017 (decisione nr.52).
 

“Parlare di luoghi sensibili appare un concetto generale. Serve preliminarmente una mappatura dei luoghi sensibili, tenendo conto che restano i luoghi generalisti (ad esempio i bar) laddove talvolta sono presenti macchinette per il gioco per chiunque, inclusi i minori cui l’accesso è vietato nei centri autorizzati. Di qui l’esigenza di tenere saldamente il controllo da parte dello Stato sui concessionari autorizzati, il divieto della pubblicità e l’attività di prevenzione attraverso campagne informative a tappeto per evidenziare i rischi insiti nella ludopatia”, si legge nel comunicato diffuso dalla commissione dopo le audizioni.
 
 
“Il procuratore ha anche evidenziato i rischi insiti nella riduzione del gioco lecito che potrebbe conseguire dalla chiusura di molti centri autorizzati conseguentemente all’introduzione del sistema del distanziometro. In questa maniera si libererebbero degli spazi che verrebbero occupati dalla malavita organizzata, già attiva nel settore anche con il gioco on line. Le mafie – ha aggiunto il procuratore – si arricchiscono da sempre con il proibizionismo". 
 

Secondo i rappresentanti della Fondazione antiusura e del Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza il distanziometro si rivolge in particolare ai soggetti maggiormente vulnerabili. "Dalla sua applicazione ne deriverebbe una diminuzione del gioco d’azzardo. Particolare attenzione va riservata all’accesso della fascia giovanile: la vicinanza dei centri scommesse alle scuole non può essere più tollerata. 
Il Piemonte, che ha introdotto i distanziometri dal 2018, non ha registrato aumenti nella presenza invasiva della criminalità nel settore. Peraltro i titolari dei centri autorizzati in Puglia hanno avuto 5 anni a disposizione per adeguarsi alle indicazioni della legge regionale”. 
 

Di parere opposto i rappresentanti delle associazioni gioco scommesse (Agisco, Agire, Agile) che “ritengono il distanziometro ininfluente rispetto alla problematica della ludopatia. Si tratta di uno strumento inefficace che comporterebbe il licenziamento di molti addetti e la chiusura di molti centri, creando spazi in cui si inserirebbe la malavita organizzata, già presente anche in un regime di concessione statale come quello attuale. Il rischio potrebbe essere quello di arrivare a minicasino’ nelle periferie, senza risolvere il problema del gioco d’azzardo patologico. Di qui la richiesta di una moratoria per agganciare una nuova legge regionale a quella nazionale in itinere che possa arrivare a un testo unico in grado, tra l’altro, di portare a una riduzione dei centri scommesse (attualmente eccessivi) e a una distribuzione omogenea su tutto il territorio nazionale”. 
 
 

IL COMMENTO DI MARMO (FI) - “Dal capo della Procura di Brindisi, il dottor De Donno, all’istituto Eurispes, oggi abbiamo avuto conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto sul contrasto al gioco d’azzardo. Non solo cedere alla tentazione del ‘proibizionismo’ è inutile, ma è anche dannoso: si favorisce la criminalità. E non solo il ‘distanziometro’ è inutile, ma è anche dannoso: il ludopatico preferisce giocare lontano dai suoi luoghi. È opportuno ringraziare coloro che oggi, in III Commissione, hanno dato un rilevantissimo contributo sulla proposta di legge per il contrasto al gioco d’azzardo patologico perché hanno dato un colpo secco ad ogni pensiero ‘facile’, alla velleità dello slogan, ma hanno allo stesso tempo offerto un quadro di verità”.
 
Così il consigliere Nino Marmo (Forza Italia) a margine delle audizioni alla commissione Assistenza sanitaria.
 
“Il Capo della Procura di Brindisi ha detto a chiare lettere che il proibizionismo è frutto di una cultura che ha favorito la criminalità organizzata e, quindi, non è la strada da percorrere. Ha anche sottolineato che per i giovani il distanziometro, tanto caro a qualcuno, è assolutamente inutile: i minorenni non possono entrare nelle sale gioco per un divieto imposto dalla legge. Per loro, quindi, ci vuole una tutela differenziata perché se un minorenne non può entrare in una sala slot, può farlo in un bar e giocare, se presenti, alle slot. È evidente, pertanto, che sia indispensabile una campagna informativa contro le dipendenze e la Regione è competente in questo campo. Dall’Eurispes, invece, è arrivata la pietra tombale sul distanziometro, dichiarato completamente inutile: su un milione e mezzo di giocatori ‘problematici’ (ovvero non ancora patologici), l’11 percento preferisce recarsi lontano dai suoi luoghi abituali per giocare”, prosegue Marmo.
 
 
“Il distanziometro, quindi, esiste già ed è il pudore che spinge a non voler essere scoperti da amici o familiari. Peraltro, è problematico definire se l’obbligo di 'distanza' dai cosiddetti 'punti sensibili' sia questione sanitaria o di pubblica sicurezza. La Regione, nel secondo caso, non avrebbe competenze specifiche perché è compito del Governo centrale definire la materia, proprio perché è indispensabile avere una norma che valga in tutte le regioni. 
Queste ultime possono, altresì, operare sul fronte informativo e sanitario, sulla prevenzione e la cura, per le quali fino ad ora nulla è stato fatto. Bene, lo si faccia, senza perdere ulteriore tempo a discettare su questioni che l’ente non dovrebbe nemmeno affrontare”, conclude il consigliere di Forza Italia.
 
 

IL COMMENTO DI MANCA (DI) – Sulle audizioni di oggi interviene anche il vicepresidente della commissione Luigi Manca, consigliere regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia
“Chi pensava, come i colleghi del Movimento 5 Stelle, che bastassero 500 metri per contrastare la ludopatia, oggi deve aver subito una sorta di doccia fredda a sentir parlare non il ‘solito’ politico ma il procuratore Antonio De Donno, anche in qualità di presidente del Comitato scientifico dell’Eurispes, e altri rappresentanti dell’indipendente istituto di ricerca. 
Il problema esiste, non va sottovalutato e lo dico da medico, ma non va affrontato con ipocrisia e demagogia, ma con una seria campagna di prevenzione e contrasto a una malattia, la ludopatia, alla stessa stregua di quella messa in atto dal Servizio Sanitario nazionale contro il fumo. Parliamo di malati difficili da diagnosticare e perciò sottostimati, ma l’11,3 percento di loro hanno ammesso di giocare lontani da casa e il 2,3 percento lontani dai posti di lavoro. A dimostrazione che il giocatore problematico non si lascia certo scoraggiare dal dover fare qualche metro in più, ma anche km, pur di giocare. Quindi i paladini del distanziometro farebbero meglio a evitare slogan inutili. 
Non solo, come ha spiegato il procuratore De Donno il proibizionismo provocherebbe un effetto opposto, quello di consegnare nella braccia della criminalità i giocatori. Tutto ciò che è proibito (vedi la droga) finisce per avere consumi peggiori, ma illeciti e in mano a delinquenti, o meglio alla mafia. Oggi i centri legali sono in mano a gestori che hanno la concessione dallo Stato, che hanno l’obbligo di non far entrare minori. Quindi ben vengano i controlli su questi, chiudere quelli non in regola, ma senza dimenticare che le famigerate ‘macchinette’ si trovano, ormai, anche nei tabaccai e nei bar. 
Infine, una considerazione del sociologo dell’Eurispes, Baldazzi, che condivido in pieno: chi ha stabilito quali sono i punti sensibili dal quale misurare la distanza? E perché una parrocchia, invece, non può costituire un dissuasore per i giocatori del centro giochi legale, ovvero quei centri che in Puglia danno lavoro a 10mila persone. Perché un problema di occupazione, oltre che di patologia e legalità, non possiamo non affrontarlo. Un esempio: da un monitoraggio fatto nella città di Lecce se si rispettasse la distanza di 500 metri tutti i centri scommesse dovrebbero essere chiusi e mandati a casa i dipendenti con regolare contratto di lavoro”.

 

LA POSIZIONE DEL M5S - “Dire che il distanziometro non serve e addirittura favorirebbe il gioco illegale è un’interpretazione quantomeno discutibile della realtà. Sicuramente non è la ricetta per risolvere da sola il problema ma è senza dubbio un importante deterrente, non a caso Cnca e Fondazione Antiusura, le cui dichiarazioni nei comunicati dei colleghi sembrano essere state ignorate, hanno invece asserito che il distanziometro è efficace eccome per tutelare la salute pubblica e le fasce più deboli tra cui bambini, adolescenti e anziani”. 
Lo dichiarano i consiglieri del M5S Grazia Di Bari e Marco Galante a margine delle audizioni.
“Dal canto nostro rispettiamo le posizioni di tutti gli auditi oggi in Commissione, ma ci chiediamo come mai ci sia ricordati solo oggi di chiedere una mappatura dei luoghi sensibili in Puglia, quando i gestori delle sale scommesse hanno avuto ben 5 anni di tempo per adeguarsi ad una legge emanata ai tempi della giunta Vendola. Una norma che prevedeva anche l’istituzione di un osservatorio regionale per monitorare il fenomeno, campagne informative e divieto della pubblicità per l’apertura di nuove sale scommesse e fino ad oggi è stata completamente disattesa e purtroppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La Regione Puglia doveva intervenire prima, oggi dovrà farlo certamente cercando anche di tutelare sia gli incolpevoli lavoratori che le famiglie che pagano il salato prezzo del gioco d’azzardo”. 
“I dati forniti dalla Fondazione Antiusura sono allarmanti - continuano i pentastellati - ogni anno in Puglia 7 miliardi di euro sono tolti all’economia reale a causa del gioco d’azzardo e a livello nazionale il gioco fa perdere 70 milioni di giornate lavorative l’anno. Ci sarebbe piaciuto audire oltre alla Fondazione Antiusura e Cnca anche altre associazioni che operano sul territorio e si occupano del contrasto al gioco d’azzardo ma, purtroppo, non sono state convocate in audizione e chiederemo di ascoltarle a breve. Abbiamo il dovere di fare qualcosa, soprattutto per far sì che le fasce più deboli, ovvero adolescenti e le persone anziane non vengano attirate nella trappola del gioco. Non possiamo restare immobili e lavarcene le mani - concludono - come ha fatto finora il Governo regionale”.

 
 
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