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De Miro (Prefettura Palermo): 'Mafia, interessi nel settore del gioco'

  • Scritto da Redazione

Seminario della prefettura di Palermo sulle infiltrazioni mafiose nell'economia locale evidenzia interessi della criminalità in gioco, slot e scommesse.

“È possibile delineare nuovi scenari di interesse di Cosa nostra verso il gioco e le slot-machine e tutte le attività in concessione legate alle autorizzazioni dei Monopoli di Stato; la gestione di impianti sportivi legati al mondo delle scommesse ed alle corse dei cavalli, la raccolta e smaltimento rifiuti, le attività agro pastorali per l’acquisizione di finanziamenti europei, la distribuzione della benzina e del gas, l’eolico e le attività di progettazione, la gestione di stabilimenti balneari su aree demaniali in concessione, la grande distribuzione di merci all’ingrosso, il settore vitivinicolo, cantine ed impianti di trasformazione dei prodotti enologici e dell’agricoltura”.

 

A rilevarlo è il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, nell'intervento di apertura del seminario di studi “La prevenzione delle infiltrazioni mafiose nell'economia locale”, tenutosi ieri, 3 dicembre, nel capoluogo siciliano.
 
 
"Con l'adozione di un provvedimento interdittivo le Prefetture si attestano baluardo di legalità e di difesa dell'economia legale dagli assalti speculativi della mafia", ricorda il prefetto, specificando che "l'esperienza maturata in questi anni dalle Prefetture consente di poter affermare, senza il timore di essere smentiti, che il sistema della documentazione antimafia si è rivelato uno straordinario strumento di prevenzione amministrativa, volto a garantire i pubblici appalti di lavori e forniture, i commerci, le concessioni di beni demaniali e le erogazioni di danaro pubblico dall'assalto della mafia, e non solo in ambiti territoriali di origine del fenomeno mafioso, sia esso cosa nostra, ndrangheta, camorra, ma anche in regioni un tempo immuni, o ritenute tali, da presenze della malavita organizzata mafiosa".
 
 
Risultano pervenute alle Prefetture della Sicilia negli anni 2017 e 2018   complessivamente 82.071 richieste di documentazione antimafia ai sensi del d.lvo 159/2011 e s.m., tra comunicazioni, informazioni ed iscrizioni nell'albo provinciale dei fornitori (White list). Negli anni 2017 e 2018 sono stati emessi 399 provvedimenti interdittivi, con una percentuale dello 0.5 percento.
 
 
Dall'esame delle interdittive, è stato possibile offrire un contributo per un'ulteriore conoscenza degli ambiti di attività economica in cui si intercetta il pericolo dell'infiltrazione mafiosa nonché delle nuove frontiere di nascondimento della mafia nell'economia legale.
"Le informazioni interdittive del Prefetto sono la frontiera più avanzata e preventiva della tutela di valori costituzionali rilevantissimi", evidenzia il presidente della II Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini che, nell'introdurre i lavori della prima sessione del seminario, ha tracciato il quadro dei principi che sottendono all'orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato, facendo, al riguardo, espresso richiamo ai valori tutelati dall'art.41 della Costituzione che individua nella sicurezza, libertà e dignità umana gli unici limiti alla libertà dell'iniziativa economica, che in nessun modo possono essere mortificati dalla infiltrazione mafiosa nell'economia.
 
 
Il presidente Frattini ha inoltre evidenziato come "la minaccia dell'infiltrazione mafiosa nell'economia sia asimmetrica in quanto espressione di un fenomeno contaminante mutevole". Per questo motivo, qualsiasi casistica non può mai essere esaustiva del vario atteggiarsi di siffatta potenzialità contaminante e non è possibile imbrigliare il provvedimento prefettizio in una eccessiva tipizzazione.
 
 
Per questa stessa ragione, "sarà granitica", aggiunge Frattini "da parte del Consiglio di Stato la difesa del principio del cosiddetto " più probabile che non ", elaborato nella propria giurisprudenza, che definisce la natura probabilistica del giudizio formulato dal prefetto nell'adottare un'interdittiva, un giudizio fondato sui fatti ma diverso per sua natura dalla prova che si forma in ambito penale".
 
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