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I piemontesi e il gioco, Quaeris: 'Leggi locali inefficaci, rischio illegalità'

  • Scritto da Redazione

Ecco alcuni dati dell' analisi demoscopica "I piemontesi e il gioco d'azzardo" presentata da Quaeris al convegno "Liberi di scegliere, basta proibizionismo".

 Torino - Nel caso in cui venisse di fatto vietato il gioco lecito sul territorio, i giocatori cercherebbero alternative illegali (49,2 percento) o giocherebbero online (37,9) e solo il 6,5 percento di loro non giocherebbero più.


Sono alcuni dei dati che emergono dalla lettura dell'analisi demoscopica "I piemontesi e il gioco d'azzardo" presentata da Quaeris, studio di ricerca sociale specializzata nel marketing e nelle ricerche di mercato, al convegno "Liberi di scegliere, basta proibizionismo", organizzato a Torino oggi, 19 febbraio, dalla Fit (Federazione italiana tabaccai), dall'Istituto Milton Friedman Institute e dal Sindacato Totoricevitori sportivi.


L'analisi, condotta su un campione di 706 soggetti maggiorenni che risiedono in Piemonte, evidenzia che nella prevenzione al gioco d’azzardo patologico la comunicazione sociale (ossia educazione nelle scuole, messaggi informativi che invitano a giocare con moderazione, etc.) e più utile (58,9 percento) delle limitazioni (quali ad esempio quelle agli orari del gioco, l’esclusione del gioco in zone sensibili quali quelle vicino alle scuole, etc.). In particolare, per gli intervistati fra i 18 e 24 anni la comunicazione sociale pesa per il 68,6 percento mentre per i torinesi al 64,2.
La responsabilità nella prevenzione al gioco d’azzardo patologico deve essere a carico di famiglie e scuole (55,5 percento), istituzioni (41,4 percento). 
Per il 32,3 percento del campione le nuove generazioni sono più esposte per l'utilizzo patologico di internet, per l'abuso di droghe al 24,6 percento, per l'abuso di alcol al 24,5 e per il 18,6 per il Gap. Fra le persone di propria conoscenza solo il 19,2 percento ha visto comportamenti connessi al gioco che avrebbero richiesto l’intervento di un medico o di un assistenza mirata.
 

LA PERCEZIONE DELLA LEGGE PIEMONTESE SUL GAP - Fra le domande poste dagli analisti della Quaeris una risulta particolarmente interessante e indicativa. "Negli ultimi tempi si è molto parlato della nuova legge regionale sul gioco d’azzardo.
Ne ha mai sentito parlare?". Solo il 31,1 percento ha detto sì. Il 51,2 percento di loro ne è venuto a conoscenza attraverso la tv, il 33,4 percento da giornali e riviste.
Il 59 percento non condivide del tutto l’interdizione del gioco lecito nei pressi dei luoghi sensibili (scuole, ospedali, etc.) al fine di ridurre la propensione al gioco, mentre il 71 percento è scettico riguardo alle limitazioni orarie delle attività di gioco. Per una migliore prevenzione del Gap per il 79,9 percento degli intervistati sarebbe più efficace che la regolamentazione dell’offerta di gioco fosse uniforme su tutto il territorio nazionale anziché demandata alla discrezionalità di ogni regione o comune. Per il 55,9 percento l’Amministrazione regionale non si sta muovendo nella giusta direzione per arginare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, percepito come negativo anche l'operato dell’Amministrazione comunale di Torino per il 58,4 percento.
 
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