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Relazione Antimafia: 'Giochi e scommesse, i fronti su cui agire'

  • Scritto da Amr

La relazione conclusiva dell'attività della commissione Antimafia evidenzia i risultati ottenuti in merito a giochi e scommesse e i fronti su cui intervenire.

Roma - Le due relazioni sulle infiltrazioni criminali nel settore del gioco lecito e illecito, e su mafia e sport, fanno parte integrante della relazione conclusiva dell'attività della commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, e che viene illustrata in Senato.

L'INTERESSE DELLE MAFIE PER I GIOCHI - La relazione, preliminarmente, evidenzia come "è stato da più parti mostrato (in chiave giuridica, storica e sociologica), che proprio nei mercati è possibile situare il consolidamento del potere delle mafie" e che "tra le attività relativamente nuove è possibile individuare la grande distribuzione commerciale, i settori dei rifiuti, delle energie rinnovabili, del turismo e delle scommesse e sale gioco, i servizi sociali e dell’accoglienza dei migranti" e si sottolinea che "non c’è settore, dalle costruzioni al turismo, dal commercio alla ristorazione, dal gioco d’azzardo legale allo sport, in cui le imprese mafiose non abbiano investito" e che "appare sempre più solido l’inserimento mafioso nelle truffe relative a finanziamenti ed erogazioni pubbliche, nel contrabbando di gasolio e di altri olii minerali, nei giochi e nelle scommesse illegali".

Quanto al contrasto, occorre, calibrare gli strumenti "sulla base delle disfunzioni ravvisate in quei settori economici che risultano vulnerabili agli interessi imprenditoriali delle mafie distinguendo tra economia illecita (es. contraffazione, contrabbando, truffe e frodi finanziarie, traffico di stupefacenti e di armi) ed economia lecita e, ulteriormente, tra settori privati (es. finanza, commercio, immobili, import/export, grande distribuzione e agroalimentare, scommesse e sale da gioco) e pubblici (es. edilizia, appalti e infrastrutture, gestione rifiuti urbani, servizi e forniture alla sanità e alla pubblica amministrazioni)".

IL GIOCO LECITO E ILLECITO - Quanto all'attività svolta dal comitato Gioco e legalità coordinato dal senatore Stevano Vaccari, la relazione conclusiva evidenzia che "il comparto del gioco, dalle scommesse alla gestione delle slot machine, dalle scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing, risulta di altissimo interesse per la criminalità di tipo mafioso sia per riciclare ingenti capitali illeciti sia per i considerevoli guadagni che può garantire.

Nonostante i diversi interventi normativi e l'impegno delle forze dell'ordine, questo settore dimostra purtroppo di essere ancora permeabile e vulnerabile e presenta aree di opacità che consentono alle organizzazioni criminali un facile inserimento e la realizzazione di enormi guadagni, tanto da costituire una valida alternativa ad attività altrettanto lucrose, come ad esempio il traffico di stupefacenti, con un rischio tutto sommato molto più contenuto sotto il profilo dei controlli. L'accertamento delle condotte illegali è molto complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute. Inoltre, l’attuale sistema sanzionatorio, che prevede pene non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l'utilizzo di più efficaci sistemi di indagine, come le intercettazioni, ed è presto destinato alla prescrizione".
La relazione conclusiva evidenzia che "gli interessi mafiosi si estendono anche al gioco legale, che sebbene gestito da privati attraverso il sistema delle concessioni, è pur sempre esercitato in nome dello Stato. Diverse indagini, hanno dimostrato che le organizzazioni criminali hanno operato enormi investimenti in questo comparto, acquisendo ed intestando a prestanome sale deputate al gioco, o inserendo propri uomini negli organigrammi delle compagini societarie di gestione degli esercizi deputati al gioco. Interferenze mafiose che talvolta lambiscono le stesse società concessionarie, con risvolti inquietanti sulla capacità di condizionare a proprio favore la stessa attività legislativa, come hanno rivelato le indagini della Procura di Roma sul gruppo 'Atlantis-Bplus Gioco Legale'.
Anche l'elevato tasso di irregolarità amministrativa (circa il 32 percento, secondo i controlli rilevati dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza nel 2015 nell'ambito delle loro ispezioni di routine), dimostra che l'ambiente del gaming di Stato risulta ancora permeabile e vulnerabile all'illegalità. D’altra parte la polverizzazione dei punti gioco sul territorio e il numero elevato di apparecchi (circa 300mila) non agevola i controlli".
 

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE - Dall'analisi alle proposte: "Vanno rafforzate le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi, in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse, così come quelli per il rilascio e il mantenimento di concessioni presentano gravi lacune. Non prevedono, infatti, nell'ambito dei delitti ostativi i reati contro la pubblica amministrazione, i tipici reati connessi in occasioni di gare d'appalto, i delitti di terrorismo interno e internazionale e le fattispecie più gravi di reati in materia fiscale. Appare inoltre necessario estendere l’applicazione della normativa antimafia a tutti gli attori della filiera: concessionari delle reti online di raccolta di gioco, gestori di apparecchi o terzi incaricati, produttori o di importatori di apparecchi di gioco. Infine, è necessario uniformare la tempistica delle gare delle concessioni, troppo spesso bandite nell'imminenza della scadenza della concessione con provvedimenti spot".
La relazione auspica inoltre "una riforma complessiva e organica di questo settore in crescita costante, con l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d'azzardo e l’infiltrazione criminale nel gioco legale".
 
 
MAFIA E CALCIO - Quanto all'attività svolta dal comitato Mafia e calcio, coordinato dal deputato del Pd Marco Di Lello, la relazione sottolinea "preoccupanti forme di contaminazione mafiosa del mondo dello sport e in particolare del calcio italiano emerse dall’inchiesta parlamentare e che non possono essere sottovalutate". e a tale proposito la commissione sottolinea "l’urgenza di regolare in maniera più stringente il sistema delle scommesse legali prevedendo in particolare un divieto assoluto per le partite dei campionati dilettantistici, particolarmente vulnerabili e più esposti al fenomeno del match fixing, senza escludere un allineamento della tassazione delle scommesse ai livelli delle altre operazioni commerciali".
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