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Bindi: 'La mafia non risparmia il gioco'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, parla di giochi e scommesse e di quanto emerso nei lavori del quadriennio.

"La relazione si è posta l'obiettivo di conoscere meglio le mafie oggi, indagare sul metodo mafioso, verificare gli strumenti di cui disponiamo per combatterle e avanzare proposte". Lo afferma Rosy Bindi, nel presentare nella sala Kok di Palazzo Madama la relazione conclusiva dell'attività della Commissione Antimafia, che presiede, e nella quale si parla anche di giochi e di scommesse.

Bindi evidenzia come le mafie non guardino in faccia a nessuno: "Non risparmiano il calcio e il gioco" e sottolinea che "non sono un mondo a parte, la nostra specializzazione deve diventare un patrimonio di tutti".

Da parte sua, don Luigi Ciotti, dell'associazione Libera, sottolinea: "Non si dimentichi che la questione mafiosa chiama in causa prima di tutto un forte impegno sociale, culturale ed educativo".

Alla presentazione della relazione partecipa anche il ministro dell'Interno, Marco Minniti: "La cosa più importante di cui l'Italia deve essere orgogliosa è che si è fronteggiato il rischio terrorismo senza abbassare la guardia sul contrasto alle mafie", afferma.

Il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, evidenzia come "sia stato fatto un lavoro straordinario, trae origine anche dai risultati dalle indagini ma guarda anche ai territori".

Conclude i lavori il ministro della Giustizia Andrea Orlando: "La mafia è diventata imprenditrice, capace tavolta di autorappresentarsi in politica, si propone essa stessa come politica. Si tratta di una mafia glocal, ha un rapporto con il territorio ma ha saputo fare i conti con una dimensione sovranazionale, è giusta la conclusione della relazione: non si può più pensare di delegare alle forze dell'ordine e alla magistratura il contrasto al fenomeno".

E agiunge: "L'approvazione unitaria del rapporto è una eccezionalità in questo momento. Purtroppo. Perchè l'unità si costruisce su una nettezza della condanna ai fenomeni. L'unità è la condizione essenziale e si può formare solo con la parola no alle cose che si vogliono respingere".
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