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Casalone: 'Giochi, manca un interlocutore con la politica'

  • Scritto da Ca

Al convegno di Global Starnet l'esperto di gaming Vitaliano Casalone evidenzia che per i giochi manca un interlocutore con la politica.

Roma -“Nel 2004 feci la presentazione sulla macchina legale ai Monopoli di Stato. La macchina è piaciuta tantissimo e questo settore è diventato molto ricco. Nel 2010 sono entrate le videolotterie ed è entrata la grande finanza. Questo ha creato il solco mai più colmato tra concessionari e gestori. Sono stati 14 anni difficili.
Il settore cresce ma sempre più diviso. Alcuni concessionari sono con Confindustria, alcuni in Acadi, i gestori hanno trovato casa nella Sapar. Le colpe non sono solo nella politica ma la colpa è anche del settore".

 

Ne è convinto Vitaliano Casalone, esperto internazionale di gaming intervenuto al convegno “Le regole del gioco - Il settore a confronto” organizzato dal concessionario Global Starnet Limited nell'ambito della convention per i propri gestori a Roma, a Villa Miani, il 4 dicembre.

 

“Negli anni della Balduzzi è arrivato il Movimento No Slot. Siamo stati nella commissione parlamentare e dai numeri prodotti la politica non ha capito nulla. Venne istituito un osservatorio che non combinò nulla. Adm ha finanziato poi uno studio sulla diffusione del gioco condotto dall’Istituto superiore di sanità ed è stato fatto un buon lavoro, ma i risultati non sono piaciuti. La verità ha dato fastidio perché la slot era il nemico ideale. Paga in termini di consenso”, afferma Casalone.

 


“In cura ci sono 13mila ludopatici ma il 'mito' è stato sfatato. Non sono 5 i milioni di azzardopatici, come certificano l' Istituto superiore di sanità e il professor Guerreschi che ha tratto le conclusioni dell’analisi dell’ente. Dal 2013 ad oggi abbiamo subito provvedimenti restrittivi e basta. Prendiamo atto che questo settore è diviso su vari livelli. Noi abbiamo solo subito, siamo colpevoli perché non siamo riusciti ad esprimere opinion leader, non abbiamo mandato influencer sui giornali, non siamo riusciti a difenderci. Gli investitori sono in crisi perché non si capisce dove si va. Le società multinazionali sono indebitate coi bond e la nostra situazione di Paese la complica. Non possiamo continuare ad andare avanti così divisi. Serve una cabina di regia e una delega di riordino nel decreto Dignità che faccia da interlocutore con la politica. Manca proprio questo, un interlocutore con la politica”, conclude l'esperto di gaming.

 

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