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Legge gioco in Emilia Romagna, giunta apre al dialogo ma no a proroga

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il sottosegretario alla presidenza della Giunta della Regione Emilia Romagna apre al dialogo con gli operatori del gioco ma nega la proroga dell'entrata in vigore delle disposizioni.

Uno spiraglio di ottimismo, pur ribadendo il "no" a proroghe, in Emilia Romagna, in vista del 31 dicembre, data in cui il distanziometro diventerà valido per i corner di scommesse e in considerazione della necessità, fortemente avvertita dagli operatori, di modificare la legge regionale del 2013 che porterà all'azzeramente pressochè totale dell'offerta legale del 2022, alla scadenza dei contratti con i concessionari di rete in essere per gli apparecchi installati nei locali pubblici.

Intervenuto nei lavori del consigio regionale di oggi, martedì 19 novembre, in risposta a un questione time del consigliere Andrea Galli (Forza Italia) che chiedeva che venisse concessa una proroga alle disposizioni che entreranno in vigore a fine anno, di un anno oppure fino a quando non ci sarà una normativa nazionale in materia, il sottosegretario alla presidenza della Giunta della Regione, Gianmaria Manghi, ha affermato che dopo quelle già concesse non ci saranno ulteriori proroghe, ma ha assicurato che la giunta è "sensibile alle possibili ricadute occupazionali" e "aperta al dialogo con gli operatori".

In dettaglio, Manghi ha ricordato come ai soggetti gestori siano stati concessi 12 mesi di tempo per la prosecuzione dell’attività al di fuori delle zone indicate dai Comuni e una proroga di ulteriori 6 mesi per adeguarsi a quanto disciplinato dalla legge regionale e ha risposto che “è intendimento della Giunta dare piena attuazione alla normativa regionale, non sussistendo al momento condizioni per una sospensione del provvedimento, ferma restando la piena disponibilità al dialogo e al confronto sui temi occupazionali”.

Un punto a favore in vista di quanto previsto per domani: "Non si tratta di una manifestazione - spiega l'avvocato dell'associazione Res Cogitans, Francesco Modugno - ma semplicemene una nostra delegazione chiederà un confronto con il presidente della Regione Stefano Bonaccini".

Resta, tuttavia, la "totale insoddisfazione" di Galli per la risposta ricevuta. Il consigliere esprime il proprio rammarico e la propria preoccupazione per l’atteggiamento di chiusura del governo regionale, che rischia di avere un impatto economico, occupazionale e sociale di rilevante gravità

Nel suo questione time, il consigliere forzista aveva chiesto che "la Giunta rinvii l’entrata in vigore, prevista per il 31 dicembre 2019, della normativa che dispone la cessazione dell’esercizio di sale gioco e sale scommesse nonché dell’attività di raccolta delle scommesse nei relativi punti di raccolta (corner) ubicati in locali che si trovino a una distanza inferiore a 500 metri da luoghi sensibili (scuole, luoghi di culto, centri sportivi, strutture sociosanitarie, etc)".

Il forzista aveva argomentato che la delocalizzazione di queste attività a distanze superiori a 500 metri risulterebbe attuabile solo in un ristretto numero di casi, non solo per i costi elevati ma anche e soprattutto perché l’ampio novero di luoghi sensibili indicati e le disposizioni legislative e normative di vario ordine e grado riguardanti la programmazione territoriale, urbanistica e commerciale renderebbe impervia l’individuazione di locali idonei a rispettare tale distanza. Inoltre, si sarebbero già verificate difficoltà applicative della normativa regionale in quanto diversi Comuni non avrebbero ancora ultimato la mappatura dei luoghi sensibili e conseguentemente non avrebbero ancora notificato le diffide alle attività al di fuori delle distanze minime. Infine, non vi sarebbe nemmeno uniformità riguardo alle rilevazioni e ai calcoli delle distanze minime.

"Se, dunque, non ci sarà un rinvio – aveva argomentato il consigliere – in conseguenza della disposizione interdittiva della Regione dal 1° gennaio 2020 c’è il rischio che venga a cessare oltre il 90 percento della rete del gioco legale sul territorio regionale, comportando la chiusura di quasi tutte le sale gioco e sale scommesse che hanno tali attività come unica fonte di reddito e la significativa riduzione dei margini di reddito della quasi totalità delle attività commerciali che esercitano le attività di corner. Gli effetti, secondo il capogruppo di Fi, sarebbero rilevanti: perdita di circa 8 mila posti di lavoro in Emilia-Romagna; spostamento della gran parte dell’attività di gioco dalla rete legale fissa regolata dalle concessioni statali a quella illegale gestita per lo più dalla criminalità organizzata nonché a quella telematica online ad accesso praticamente incontrollato da parte di minori e persone affette da ludopatia".

Per questi motivi Galli aveva sollecitato l’esecutivo regionale a rinviare il termine ultimo per la cessazione di tali attività di un anno oppure sino all’entrata in vigore di una legge nazionale organica in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo.

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