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Dl Ristori, Servizio Studi: 'Altri 50 milioni per ulteriori codici Ateco'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il Servizio Studi ribadisce la possibilità di individuare ulteriori codici Ateco cui destinare altri 50 milioni di euro di ristori.

Al via l'esame da parte delle commissioni del Senato del disegno di conversione in legge del decreto Ristori, lo stesso che prevede, appunto, un "ristoro" del 200 percento percento, nel limite massimo di 150mila euro per il settore del gioco, pur non includendo tutti i codici Ateco che vanno a coprire l'intera gamma di attività del settore.

A tale proposito, nelle schede di lettura del Servizio Studi ci si sofferma sulla possibilità che attraverso decreto ministeriali ne vengano individuati di ulteriori. Ecco cosa si legge testualmente: "Con uno o più decreti di attuazione, ai soli fini del riconoscimento del contributo e nel limite di spesa di 50 milioni di euro per il 2020, possono essere individuati ulteriori codici Ateco riferiti a settori economici aventi diritto al contributo, ulteriori rispetto a quelli riportati nell'Allegato 1 al provvedimento in esame, a condizione che tali settori siano stati direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dal Governo il 24 ottobre 2020".

I tecnici parlamentari spiegano poi a fondo le disposizioni contenute all'articolo 1: esso "riconosce un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita Iva attiva e, ai sensi della normativa in materia di Iva, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco riportati nell'Allegato 1 al provvedimento in esame. Il contributo non spetta ai soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 25 ottobre 2020".

Il contributo "spetta anche in assenza dei requisiti di fatturato indicati in precedenza ai soggetti riportati nell'Allegato 1 che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019. Per i soggetti che hanno già beneficiato del contributo a fondo perduto introdotto dall'articolo 25 del 'Decreto Rilancio' e che non abbiano restituito il predetto ristoro, il nuovo contributo è corrisposto dall'Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale sul quale è stato erogato il precedente contributo. Per i soggetti che non hanno presentato istanza di concessione del contributo a fondo perduto previsto dal 'Decreto Rilancio', il contributo oggetto dell'articolo in esame è riconosciuto previa presentazione di apposita istanza esclusivamente mediante la procedura web e il modello approvati con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate; il contributo non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui partita Iva risulti cessata alla data di presentazione dell'istanza. L'ammontare del contributo è determinato: per i soggetti che hanno già beneficiato del contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Rilancio, come quota del contributo già erogato; per i soggetti che non hanno presentato istanza di concessione di tale contributo come quota del valore calcolato sulla base dei dati presenti nell'istanza trasmessa e dei criteri stabiliti dalla disciplina contenuta nel medesimo Decreto Rilancio. In ogni caso, l'importo del contributo non può essere superiore a euro 150.000".

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