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Dalle leggi regionali al Covid, i numeri drammatici del gioco

  • Scritto da Redazione

Il settore del gioco paga la crisi dettata dall'emergenza Covid più di altri, Acadi porta in Senato criticità e numeri: 'Nel consuntivo 2020 previste entrate dimezzate'

"L’incertezza delle disposizioni territoriali in materia di offerta di scommesse, bingo e apparecchi non consentiva, già dal 2019, la realizzazione delle procedure selettive (Pareri Consiglio di Stato nn. 1057 e 1068 del 2019) per le concessioni già scadute o in scadenza entro il 2022. L’emergenza Covid-19 ha reso ancora più impercorribile ad oggi la strada delle procedure selettive per l’incertezza dei parametri economici, che si aggiunge all’impossibilità di mettere a terra i punti della rete distributiva in alcune Regioni (ad esempio Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo) che hanno attivato massivamente i 'distanziometri' di fatto espulsivi".

Sono solo alcune delle ragioni che Acadi-Confcommercio indica, alle commissioni del Senato impegnate sul Dl Ristori unificato, come quelle per cui il settore dei giochi sia più penalizzato di altri dal momento attuale. "I valori di raccolta dei diversi giochi - ha avuto modo di dire in numero uno dell'associazione Geronimo Cardia - sono estremamente negativi per tutti i prodotti, anche dopo le riaperture post lockdown. Il consuntivo 2020 prevede -50 percento per le Vlt, -40 percento per le Awp, -30 percento per il bingo, -20 percento per il comparto lotterie, -5 percento per le scommesse, con effetti diretti sulle entrate erariali, ridotte di oltre 3 miliardi rispetto al preventivo della Legge di Bilancio 2020".

IMPATTO COVID PARTE II - "Le più recenti disposizioni di estrema riduzione oraria o lockdown regionali (Dpcm, Lombardia, Liguria, Umbria), prima, e la chiusura totale a livello nazionale ormai imposta, ora, non trovano fondamenti tecnico-sanitari (esistendo rigidi e severamente applicati protocolli adottati dalle aziende della filiera legale e non potranno che peggiorare ulteriormente questi risultati aziendali ed erariali). La perdita di movimento di gioco non è originata solo dal Covid-19 ma da interventi normativi incongrui sulla dinamica dei prodotti, come l’introduzione della Tessera sanitaria quale strumento di prevenzione del gioco minorile nella rete specializzata (già inibita ai minori) che ha impedito a molti consumatori di accedere al gioco, e da interventi fiscali di incremento della tassazione che ha reso progressivamente meno interessante per i consumatori i prodotti del gioco pubblico ("Win-Tax", Preu, imposta sulle scommesse) a favore del gioco non regolato".

"Le politiche territoriali degli orari e delle distanze sostanzialmente espulsive dell’offerta pubblica e
l’emergenza Covid - osserva Cardia - hanno avviato, di fatto, la riduzione quasi allo zero del perimetro dell’offerta in concessione, con evidenti rischi per la legalità e, a medio termine, per la continuità del gettito erariale nelle dimensioni raggiunte negli ultimi anni e per la tutela sanitaria e del risparmio degli utenti. L’erosione delle remunerazioni delle attività svolte in concessione (per i continui aumenti di prelievo rispetto a quelli indicati in sede di assegnazione delle concessioni) ha raggiunto livelli di non sostenibilità come preannunciato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio nello studio sul pubblico di maggio 2018".

"Di qui - prosegue Acadi - l’esigenza di carattere generale del comparto del gioco pubblico di non subire provvedimenti emergenziali anti-Covid che abbiano natura meramente ideologica, tenendo conto della effettiva numerosità della distribuzione sul territorio del gioco pubblico, dell’adeguatezza degli stringenti ed efficaci protocolli di sicurezza adottati e certificati oltre che dell’assenza di notizie di focolai emersi in questi pochi mesi nei punti di riferimento. Occorre evitare sovrapposizioni normative che rendano incoerenti tra loro provvedimenti emergenziali governativi, regionali e comunali come parrebbe avvenuto con riferimento alle recenti riduzioni di orari superate poi dalla chiusura generalizzata". Sul tavolo delle commissioni V e VI di Palazzo Madama, dunque, le richieste dell'associazione dei concessionari del gioco pubblico ritenute imprescindibili a tutela della continuità del sistema.

 

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