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Il gaming ai tempi del Covid: tra partnership di spicco e una spinta al digitale

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

La pandemia impone cambiamenti, anche radicali, nel business: con investimenti nel digitale e fusioni aziendali che riscrivono il business del gioco. In attesa del ritorno alla normalità (e vi diciamo anche quando).

 

Il coronavirus non lascia indenne nessun business: tutti in un mondo o nell'altro, ne risentono (anche l'e-commerce, pur registrando una crescita notevole durante i lockdown, deve comunque misurarsi con sfide nuove dal punto di vista della logistica e non solo). Giochi compresi. Non soltanto dal punto di vista del Gaming Retail, che di certo subisce il colpo più duro e pesante, ma più in generale, in una crisi che colpisce l'industria nel profondo. Anche i fornitori di giochi, come tutte le altre aree del settore, hanno risentito e stanno risentendo del Covid-19, sebbene le loro attività digitali in crescita si siano dimostrate un punto luminoso e abbiano contribuito a compensare l'impatto dell'emergenza economica. Di fronte a questo scenario, la maggior parte dei principali fornitori ha però affilato le proprie armi online, accelerando un percorso comunque già avviato durante gli ultimi anni, a livello globale. Anche se gli sforzi maggiori, a livello globale, si sono ultimamente concentrati sugli Stati Uniti, per via della legalizzazione delle scommesse sportive online e del gioco online che sta rappresentando un autentico catalizzatore per l'industria. Ma i benefici di questa spinta si riflettono sul mercato globale. Spingendo l'innovazione e trainando lo sviluppo in tutti i paesi regolamentati. 

Guardando i principali fornitori di giochi, il recente round dei risultati del terzo trimestre evidenzia i punti di forza di avere un portafoglio completo e ha mostrato le loro diverse strategie per online. Il colosso Scientific Games, ad esempio, ha registrato un'Ebitda rettificato digitale superiore di quasi il 50 percento rispetto all'anno precedente, raggiungendo i 25 milioni di dollari nel trimestre appena concluso. I ricavi provenienti dal gaming online sono cresciuti di quasi il 150 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, guidati principalmente dalla forte crescita nel New Jersey.

Collaborazione con gli operatori - Durante il periodo in esame, la società ha annunciato nuove partnership con Hard Rock International, Flutter e Wynn Resorts. Diventando, nel primo caso, fornitore esclusivo di scommesse sportive con il marchio Hard Rock in Iowa e New Jersey, mentre ha ampliato una partnership con Wynn Resorts per potenziare la sua offerta di scommesse sportive digitali in Colorado e Indiana. L'app mobile Wynn Sports è stata lanciata per la prima volta nel New Jersey a luglio, che utilizza le piattaforme di scommesse sportive e iGaming di Sg. 

L'analista di Union Gaming, John DuCree ha affermato che i risultati di Scientific abbiano superato le aspettative nel trimestre, anche se ritiene che il valore delle sue operazioni digitali e sociali non è stato ancora pienamente riconosciuto. "Continuiamo a vedere possibili opportunità per monetizzare tutto o una parte di SciPlay, Digital e Lottery, che stanno crescendo rapidamente e oggi sono sottovalutati", ha affermato in una nota recente.

IL FUTURO DEL SOCIAL GAMING – Ma non si tratta certo di un caso isolato. Anzi. Anche Aristocrat Entertainment ha registrato una forte crescita nella sfera digitale, con una crescita a doppia cifra di prenotazioni, ricavi e profitti nella prima metà del suo esercizio.

Il suo approccio al digitale è diverso da quelli dei suoi principali competitor in quanto si concentra sui giochi da casinò social, che fanno eco ai suoi titoli con denaro reale. La società pubblicherà i risultati del terzo trimestre mercoledì e gli analisti si aspettano di nuovo una buona crescita del fatturato. Tuttavia, i livelli di acquisizione degli utenti e gli investimenti nello sviluppo di nuovi titoli saranno qualcosa su cui concentrarsi, secondo l'analista di Jp Morgan, Don Carducci. L'offerta digitale di Aristocrat consiste in una gamma di giochi da casinò social, attraverso le sue unità di business Big Fish Games, Product Madness e Plarium.

"Per Aristocrat in particolare, la divisione digitale sembra detenere ampiamente la quota e siamo fiduciosi intorno alle previsioni di consenso per una crescita del 16 percento", ha affermato Ubs in una nota. 

UN POTENZIALE ANCORA INESPRESSO - Allo stesso modo, gli analisti vedono anche un potenziale ancora inespresso nelle attività digitali dell'altro colosso Igt. La società sta spingendo con forza nel mercato delle scommesse sportive negli Stati Uniti, ora legale, e in ottobre ha firmato un accordo con l'Nba che consentirà ai suoi clienti di utilizzare la proprietà intellettuale della lega statunitense di basket, come i dati ufficiali, i loghi della squadra e della lega, nelle loro scommesse sportive. Ha collaborato con FanDuel per portare le scommesse sportive in Colorado e Michigan, mentre ha anche raggiunto un accordo a lungo termine con Boyd Gaming, in base al quale l'operatore utilizzerà la sua piattaforma PlaySports nei suoi bookmaker al dettaglio in Nevada. Boyd utilizzerà ora anche i chioschi PlaySports self-service di Igt in tutte le sue sedi di gioco nello stato. "Il coinvolgimento di Igt nel settore delle scommesse sportive e del gaming online negli Stati Uniti è stato sottovalutato", ha scritto DuCree di Union Gaming. “Nelle sue nuove metriche di reporting, Igt ha rivelato i ricavi storici delle scommesse sportive e dei giochi digitali, per un totale di 361 milioni di dollari". DuCree afferma che su base autonoma l'attività digitale di Igt potrebbe valere circa 1,8 miliardi di dollari, ovvero cinque volte le vendite a termine. Osservando che le aziende digitali sono state valutate fino a 10 volte le vendite, il che darebbe una valutazione di 3,6 miliardi di dollari, anche se pensa che sia probabilmente inferiore data l'esposizione del gruppo all'Italia, che sta affrontando problemi normativi non banali. Con il peso dell'incertezza, insita nei ripetuti lockdown e nel conseguente “balletto” delle concessioni, che probabilmente influisce nelle stime.

IL MOMENTO DI CAMBIARE – L'innovazione, quindi, continua a trainare il mercato e la forte crisi portata dalla pandemia dovrà necessariamente portare i grandi gruppi di gaming a sviluppare nuove soluzioni e sfruttare tutti gli strumenti portati dalla tecnologia, come in parte sta già avvenendo. Anche se questo significa inevitabilmente rivedere le proprie strategie e piani aziendali. Come ha appena fatto, per esempio, anche un operatore di alto livello come Gvc (oggi rinominata in Entain) – titolare di importanti brand di gaming a livello globale, come Ladbrokes, Coral, bwin, Sportingbet, partypoker, BetMgm, e ben nota in Italia anche attraverso il marchio Eurobet – che dopo aver rinnovato i vertici durante l'estate, ha annunciato la nuova mission aziendale che oltre a sposare (unicamente) i mercati regolamentati e puntare sul gioco responsabile, guarda con attenzione le novità in ambito digital e il settore emergente degli esports. Anche per via della loro naturale resilienza ai cambiamenti di scenario, anche ai più radicali, come quello proposto dalla pandemia. Ma quello di Gvc (pardon, entain) è soltanto uno degli esempi, forse il più recente, che si può individuare nell'industria globale del gaming. Altri percorsi simili verranno annunciati nei prossimi mesi, con qualche novità di spicco anche in ambito di fusioni e acquisizioni, che potrebbero riguardare anche grandi gruppi attivi in Italia.

Un passaggio, questo, che si potrebbe verificare peraltro un po' a tutti i livelli, agevolato anche dall'evoluzione normativa che cerca di accompagnare il grande cambiamento in corso delle economie mondiali. Rimanendo nel nostro paese, infatti, non sfugge la norma inserita nell'approvanda manovra di bilancio per il 2021, che strizza l'occhio alle aggregazioni di aziende e che punta a favorire più che altro le fusioni tra piccole o micro-imprese. Un qualcosa che si sta già verificando nel settore del gaming e che continuerà a verificarsi, anche alla luce delle prossime gare, che andranno inevitabilmente ad innalzare ulteriormente l'asticella, seguendo il percorso di concentrazione della filiera più volte annunciato dal governo.

RITORNO ALLA NORMALITA' NEL 2022 - Nel frattempo, tuttavia, al di là di qualunque sviluppo o alternativa, ciò che tutti si domandano - nel gaming e non solo - è: quando finirà questo vero incubo? Quanto dovremo ancora aspettare, cioè, prima di tornare a una vita completamente normale, come quella che avevamo prima di febbraio 2020? Alla miriade di opinioni e dichiarazioni della comunità scientifica si è aggiunta ora un’interessante ricerca di McKinsey ("When will the Covid 19 pandemic end"), che ha il merito non solo della sintesi ma anche del pragmatismo tipico di chi si occupa di consulenza aziendale. Come indicato nello studio, dal punto di vista epidemiologico, una pandemia finisce quando viene raggiunta l’immunità di gregge: ovvero quando la fetta della popolazione mondiale immune al contagio diventa così rilevante da evitare la trasmissione in larga scala del virus. L’obiettivo dell’immunità di gregge si può raggiungere in vari modi, uno dei quali è un vaccino efficace e distribuito in larga scala. Il report di McKinsey sottolinea come in questo secondo caso la “nuova normalità” non sia destinata a essere come quella che conoscevamo prima del virus, ma che potrà gradualmente riportarci a viaggiare in aereo, a riempire i ristoranti, supermercati e, quindi, anche i locali di gioco.

A prescindere dal vaccino, il report di McKinsey stima che a livello mondiale tra i 90 milioni e i 300 milioni di individui possano essere immuni al Covid-19: questo per semplice immunità naturale, oppure per forme di “cross-immunity” legate all’esposizione nel passato ad altri coronavirus, o ancora per parziali immunizzazioni legate ad altri vaccini (per esempio la somministrazione del bacillo Calmette–Guérin contro la tubercolosi). Ebbene, la stima centrale di McKinsey è che l’immunità di gregge venga raggiunta dalla seconda metà del 2021, anche se si potrebbe arrivare anche alla prima metà del 2022. Le variabili sconosciute in gioco sono infatti troppe: non sappiamo quale sarà il grado di efficacia del vaccino, oltre alle possibilità di produzione e distribuzione. COn il rischio - citato nel rapporto - di poter sforare nel 2023. Insomma, quello che è ormai evidente a tutti è che, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare all'inizio della pandemia (ma anche durante l'estate) questa storia non finirà presto. E dal punto di vista del business, non si tratta "soltanto" di subire un impatto forte sul 2020, ma anche il 2021 sembra ormai destinato a risultare fortemente condizionato dalla pandemia. Per questo occorre attrezzarsi subito.

 
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