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Videogiochi violenti, impatto sui meccanismi cognitivi dei minori

  • Scritto da Mr

Focus della commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza sui fenomeni violenti: sotto la lente anche la fruizione dei giochi.

Intervenire sulla prevenzione della diffusione della violenza fra i minori è uno dei principali obiettivi della commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza che ritiene importante e urgente intervenire con programmi precoci, possibilmente nei primi mille giorni di vita del bambino, e rivolti in particolar modo alle famiglie fragili, nonché una nuova governance che riunifichi i vari osservatori e rimoduli le competenze in materia di minori vittime di violenza. Fra gli ambiti di intervento individuati dall'organismo parlamentare anche quello di giochi e videogiochi, soprattutto quelli fruiti via web che possono sfuggire al controllo di genitori ed educatori in generale.

Fra questi rientrano le cosiddette challenge. Fra le più note e pericolose vanno annoverati la Blue Whale e il gioco online chiamato blackout (o anche choking game) che spinge a provare a privarsi dell'ossigeno fino allo svenimento. Più in generale una sfida in rete consiste nell’obbedire a una serie di comandi, che spesso vengono impartiti da minori, sempre più pericolosi: si va dal compimento di atti di autolesionismo fino ad arrivare addirittura al suicidio vero e proprio. In altre parole attraverso l'uso della rete comportamenti pericolosi e potenzialmente mortali vengono diffusi e presentati come "giochi" in grado però di condizionare psicologicamente altre persone, talvolta coetanee, più deboli e vulnerabili.

 

"Il clima 'di violenza' nel quale vivono i minori - si legge nel documento elaborato a seguito di diverse audizioni e approvato dalla commissione - è inoltre fortemente influenzato da una parte, dall'uso sempre più diffuso anche tra i più giovani di sostanze stupefacenti e di alcool e, dall'altra, dalla fruizione di videogiochi e di programmi violenti, i quali finiscono, seppure con modalità diverse, per alterare la stessa percezione della realtà. Con riguardo alla diffusione di sostanze alcooliche e stupefacenti - è scritto - è necessario rilevare come essi oltre ad avere effetti nel breve termine, possono, nel caso di uso prolungato influire sulla salute dei minori aumentando il rischio di sviluppare varie patologie"."Relativamente all'accesso a videogiochi e a programmi violenti - rilevano i commissari - studi scientifici dimostrano come la violenza vista anche attraverso uno schermo oltre a formare un immaginario pregno di paure e di incertezze per il minore, genera spesso nei bambini comportamenti aggressivi, con conseguenze anche sui meccanismi cognitivi".

Dall'indagine condotta dalla commissione è emerso il ruolo che progressivamente anche la rete ha assunto come strumento attraverso il quale portare avanti condotte criminose. "Si pensi - si legge - ai troppo numerosi reati sessuali commessi via web". Risulta importante allora educare al corretto uso del web e sensibilizzare sui rischi non solo i bambini e gli adolescenti ma anche gli adulti, i genitori in particolare.

L'incremento di comportamenti violenti tra minori, soprattutto tra i bambini, sembra essere legata - come ha sottolineato la dottoressa Magda Di Renzo, psicologa e psicoterapeuta dell'età evolutiva - anche al clima competitivo nel quale molti di loro vivono fin dall'età prescolare. L'eccessivo numero di attività che i bambini sono chiamati a svolgere finisce per pregiudicarne il regolare e sereno sviluppo, ingenerando stati di angoscia e inadeguatezza. Condizioni queste che si ripercuotono sulla capacità relazionale e rischiano di degenerare in comportamenti violenti già in tenera età.
 
Come ha ricordato nella sua audizione l'allora Autorità garante dell'infanzia e l'adolescenza, dottoressa Albano, sono gli stessi bambini a rivendicare, nell'ambito dei diritti che la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1990 riconosce loro, da un lato il diritto al tempo in famiglia e dall'altro il diritto a giocare liberamente. Per prevenire e limitare lo sviluppo di comportamenti violenti è necessario quindi restituire ai bambini i loro adeguati tempi di sviluppo, facendo in modo che alla maturità in termini di scolarizzazione si accompagni anche un adeguato sviluppo sul piano affettivo emozionale.
 
Innegabile nel contesto attuale l'impatto che l'avvento della rete ha determinato sulle varie forme di violenza, anche tra minori. In rete i ragazzi socializzano, giocano, cercano informazioni, ascoltano musica, guardano video e svolgono anche attività didattiche. A fronte di questi aspetti positivi la rete ha però un lato oscuro: il web può diventare infatti un pericoloso veicolo per la commissione di reati o comunque di comportamenti criminali: cyberbullismo, revenge porn e sextortion sono degli esempi.
"Sostanze stupefacenti, alcool, giochi violenti e pornografia - è emerso dall'indagine della commissione per l'infanzia e l'adolescenza - hanno un indiscutibile impatto anche sulla insorgenza di comportamenti violenti o aggressivi nei minori". Più in generale proprio sui divieti violati dai minori la commissione ha acquisito il documento finale della indagine condotta sul tema dal Moige (movimento italiano genitori). Tale documento conclusivo fornisce un prezioso contributo per la comprensione dei comportamenti dei minori nei confronti di alcune tra le più diffuse "trasgressioni": dal consumo di alcool al fumo, dal gioco d'azzardo all'utilizzo di cannabis light; dalla pornografia alla fruizione di videogiochi violenti o volgari.
 
Dall'intervista dei quasi 1400 studenti di svariate scuole medie e superiori italiane, che rappresentano il significativo campione della ricerca, è emerso uno scenario decisamente preoccupante in merito all’accesso dei minori ai suddetti prodotti "vietati". Questi prodotti - certamente nocivi - oltre ad essere "diffusi" tra i minori sono spesso loro venduti da adulti o comunque fruiti dagli stessi adolescenti, con la connivenza di adulti e in alcuni casi delle famiglie. Un aspetto particolarmente grave è rappresentato dalla non adeguata percezione, da parte dei minori, dei rischi e delle conseguenze derivanti dal comportamento trasgressivo.
 
Sul profilo relativo alle dipendenze patologiche, sia comportamentali (dall'uso di videogiochi alle ludopatie) che da sostanze (dall'alcool alle droghe), spesso alla base di condotte violente, la Commissione si riserva un ulteriore specifico approfondimento conoscitivo.
 
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