Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

L'Italia a colori e la variante del gioco: aprire in zona bianca si può

  • Scritto da Redazione GiocoNews.it

Via libera da giugno in zona bianca, da luglio in zona gialla e ritorno alla normalità da settembre: ecco il nuovo calendario di fatto per l'Italia ed i giochi.

 

Nell'assurda dicotomia tipica di questo ultimo periodo di pandemia, che vede l'Italia suddivisa tra “rigoristi” e “aperturisti”, una cosa è certa: non esiste un manuale della ripartenza da poter consultare e al quale potersi affidare per provare a traghettare il paese fuori dall'emergenza. Ed è proprio cioè che ha messo nero su bianco anche il Comitato tecnico scientifico, in uno degli ultimi verbali. Tuttavia, a distanza di quasi un mese dal piano voluto dal premier Mario Draghi sul “rischio calcolato”, è possibile fare un primo bilancio, per capire quanto fosse davvero ragionato quel rischio. E, soprattutto, se si può procedere sulla stessa linea, dando via libera anche alle altre attività in attesa di tornare a fatturare. A partire da quelle del gioco, condannate (fino a prova contraria) a riaprire dal mese di luglio, nonostante il minimo rischio di contagio all'interno dei propri locali, palesato e sostenuto dagli addetti ai lavori, anche attraverso una serie di protocolli di sicurezza proposti dalla filiera, sempre più stringenti.

Ebbene, guardando i dati, sembra ormai evidente che le riaperture graduali introdotte lo scorso 26 aprile non hanno fatto alzare l’indice di contagio, altrimenti conosciuto come Rt, che è sempre rimasto sotto quota 1, variando tra valori compresi tra 0.8 e 0.9: un numero di casi in costante discesa nel tempo. L’immunità naturale, sommata alla crescente copertura vaccinale, ha reso dunque accettabile il cosiddetto “rischio calcolato”. Anche se il risultato ottenuto non basta ancora per uscire dall'emergenza. Per reggere senza conseguenze ancora più tragiche, bisogna arrivare a 50. A quella cifra, un ritmo di vaccinazione di 500mila dosi al giorno, dicono gli scienziati, dovrebbe bilanciare il rischio associato a nuove aperture. L’obiettivo non è impossibile. Anche perché l’indicatore più importante sembra indurre all’ottimismo. Secondo le proiezioni al 18 giugno, nessuna regione ha una probabilità significativa di superare la soglia critica del quaranta per cento di posti occupati in reparti Covid e del 30 percento di riempimento delle terapie intensive. La previsione attuale per la maggior parte del territorio italiano è di una discesa sotto al 10 percento per entrambi i settori. In particolare per Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e le isole. Con un Rt sotto la soglia 1, con la vaccinazione di più persone in meno tempo, si abbatte anche la possibilità di sbagliare le riaperture. E così l’obiettivo di una vita davvero normale si può oggi collocare come un traguardo raggiungibile entro il prossimo settembre.

UN TREND POSITIVO – Del resto, già alla fine di aprile, quando sono state decise le prime riaperture, appariva già legittimo confidare nell’avvicinarsi di una sorta di immunità naturale, concetto ben diverso da quella di gregge. La corsa delle vaccinazioni ha come primo traguardo la percentuale del 75 percento di italiani vaccinati. Al netto di ogni approssimazione o colpo di coda del virus, come eventuali perdite di immunità, varcare quella soglia significa dire addio a ogni limitazione, mantenendo in vigore solo le regole di partenza, mascherina, distanziamento, sanificazione delle mani. Tuttavia, l’eliminazione della malattia richiede un indice R0 inferiore a 1, che renderebbe improbabile il contagio: il che significa, però, arrivare a immunizzare i tre quarti della popolazione. E non ci sono altre alternative per evitare un ritorno alle misure di contenimento dei mesi scorsi. Per questo il futuro è in parte in mano alle Regioni, che dovranno gestire al meglio la campagna di vaccinazione, diversamente da quanto fatto fino ad oggi.

IL GIOCO E LA ZONA BIANCA – Nel frattempo, l’Italia si tingerà da lunedì 24 maggio di un solo colore: il giallo. Anche la Valle d’Aosta, infatti, ultima regione arancione, passerà nella fascia con minori restrizioni. Ma il calo costante dei contagi, rafforzato dall’aumento della copertura vaccinale, ha innescato un circolo virtuoso che potrebbe portare quasi tutto il Paese in fascia bianca entro giugno. Con tre regioni (Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna) che hanno già le carte in regola per diventare "bianche" già dal 31 maggio. Altre quattro (Veneto, Liguria, Umbria e Liguria) in pole per il passaggio dal 7 giugno. E regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio che potrebbero diventare bianche dal 14 giugno. Una meta, quella della zona bianca, particolarmente ambita non solo dai governatori (anche in vista della stagione estiva) ma anche dai cittadini, visto che non vige il coprifuoco, che in base alla norma nazionale dovrebbe essere abolito solo il 21 giugno: ma anche perché in quelle zone è tutto aperto e dovrebbero valere solo le regole di comportamento (mascherina, distanziamenti, igiene e sanificazione). Con gli operatori del gioco pubblico che attendono di potersi unire a questa gioia collettiva se, come sembra dalle ultime interpretazioni, all'interno di quel “tutto aperto” rientreranno anche le attività di gioco.

Del resto, il governo ha già dato via libera, con nuove regole, anche a cerimonie e altre attività, sia pure più a rischio contagio. Per questo un prolungato divieto del gioco diventa ogni giorno sempre più anacronistico. Soprattutto tenendo conto che a giugno si giocheranno gli Europei di calcio, molto amati dagli scommettittori, e tenere chiuse le agenzie fisiche di scommesse vorrebbe dire fare un altro regolo al gioco illegale, che non possiamo davvero permetterci. 

Per questo, aprire in zona bianca, non solo si può: ma, forse, si deve. Perchè la sicurezza di un paese passa anche per i temi di legalità e ordine pubblico e non riguarda soltanto gli aspetti sanitari: che continuano ad essere senz'altro prioritari. Ma i dati e i trend attuali, ci confermano che si può tornare finalmente ad essere positivi. Almeno per chi può lavorare.

 
Share