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Per l'ippica più sport e meno gioco: la ricetta di Maurizio Ughi di Agisco

  • Scritto da Sara

“Purtroppo in questo momento l’ippica viene considerata come un foglio Exel, dove ci sono solo calcoli e numeri, senza che vi sia nessuna gestione vera e propria. I tagli ai costi sono evidenti, ma essi non vengono accompagnati da un progetto di rilancio del settore”.

Maurizio Ughi di Agisco (Associazione Giochi e Scommesse) è netto nella sua analisi di un settore che conosce molto bene e per cui si è speso in diverse occasioni, anche durante la sua precedente carica di presidente Snai. “Quello che oggi vedo è una semplice riduzione dei costi e questo non permette una rinascita dell’ippica. Mentre se c’è un progetto, si può pensare di reinvestire quanto risparmiato”.

 

Come associazione chiederete un incontro alla politica in ottica di un rilancio delle scommesse ippiche e quindi del settore? “Da sempre chiediamo che l’ippica venga sganciata dalle scommesse tramite un corrispettivo a forfait annuale, come fatto per lo sport, che dia risorse economiche all’ippica atte alla gestione delle corse e quindi dell’attività sportiva. Successivamente bisogna che ci sia il rilancio delle scommesse, attraverso un maggior ritorno per lo scommettitore, così da renderle realmente concorrenziali rispetto agli altri giochi. Purtroppo in questi anni si è andati verso un sistema di gioco che ha portato il giocatore a impigrirsi, tralasciando lo ‘studio’ che c’è sempre stato dietro le scommesse e puntando di più sui giochi di sorte. L’ippica è un settore che, invece, va studiato. Per lo scommettitore ippico di un tempo, il divertimento era quello fatto di esami e valutazioni di tutte le performance del cavallo. Oggi, invece, prevalgono i giochi basati più sulla fortuna e il gioco ippico diventa, agli occhi della maggior parte delle persone, troppo complicato. L’obiettivo che bisogna prefiggersi è quindi quello di convincere nuovamente il nostro cliente – anche attraverso un pay out più competitivo - che lo ‘studio’ delle corse ippiche è in realtà una cosa divertente”.    

La Delega fiscale, a suo avviso, permetterà un rilancio del settore attraverso la Lega Ippica? “La questione, a mio avviso, è sapere dove deve andare l’ippica, non quale sarà la scatola giuridica che deve contenere il rilancio. La vera spinta dell’ippica passa dall’avvenimento sportivo ippico e non tanto da chi lo andrà a governare. I grandi denari che venivano un tempo dall’accettazione delle scommesse hanno impigrito gli ippici, i quali hanno puntato più sul gioco che non sulle corse dei cavalli. Se non ci si stacca mentalmente dalle scommesse, non si riporta il pubblico negli ippodromi e non si punta sulla qualità delle corse, non si può pretendere che le cose cambino. A mio avviso servirebbe un’azione forte, arrivando anche a togliere, per un periodo, le scommesse dagli ippodromi, deputando questi luoghi solo alle corse dei cavalli. L’unico modo per far ritornare il pubblico è questo. E una volta che esso è tornato a popolare gli impianti, allora in punta di piedi, si può far rientrare anche il gioco”. 

Le scommesse virtuali, a suo avviso, sono un’opportunità o un danno per il settore? “Rappresentano un ulteriore confronto di competitività. L’ippica italiana ha sempre avuto un po’ la puzza sotto il naso, ma è ora che faccia i conti anche con i prodotti simulati. Se lavorerà bene, puntando sull’attività sportiva e quindi sulle corse, allora potrà dimostrare che lo spettacolo dal vivo è molto meglio di quello virtuale”.

Sull’assenza delle corse estere dal palinsesto delle scommesse ippiche, cosa chiedete alle istituzioni? “È una cosa priva di senso, ma più forte di tutto è stato il pregiudizio con cui gli operatori degli ippodromi italiani hanno dimostrato di non volersi confrontare con la forza delle corse ippiche degli altri paesi, in primis Inghilterra e Francia, che hanno messo molto più al centro lo sport nella loro gestione del settore. Non è possibile che il ministero consideri come capitolo di costo le corse estere. Come Agisco abbiamo posto le basi per far sottoscrivere un accordo tra chi vende le scommesse e il Mipaaf, triangolato tramite i Monopoli di Stato. Anche perché le scommesse sulle corse estere potrebbero essere il traino per un rilancio di quelle italiane. Il confronto europeo è quindi essenziale per la nostra ippica”.

Per quanto riguarda la tenuta degli ippodromi è dell’idea che sia necessario inserire anche altre tipologie di giochi in tali strutture? “L’ippodromo ha un significato ben preciso nel suo nome: è il posto dove la gente va a vedere l’attività sportiva ippica. Altrimenti si chiamerebbe in un’altra maniera. Questo non significa che nel tempo non possano essere inseriti altri giochi, ma deve restare centrale l’idea che chi si reca all’ippodromo va a guardare una corsa ippica e quindi un evento sportivo”.

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