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Ippodromo Padova all'asta, Celin a Bellanova: 'No alle speculazioni'

  • Scritto da Redazione

Sergio Celin (Comitato padovano contro il doping) scrive al ministro Bellanova e lancia l'allarme sulla messa all'asta dell'ippodromo di Padova. A rischio anche Palermo.

Rischia di allungarsi ulteriormente la lista degli ippodromi italiani chiusi e poi “sostituiti” con edifici di ben altro tipo. Dopo l'impianto romano di Tor di Valle, che “potrebbe” (il condizionale è d'obbligo) lasciare il posto al nuovo stadio della As Roma, ad essere in pericolo è il complesso dell'ippodromo "Breda" di Padova, che andrà all'asta il 29 ottobre

A lanciare l'allarme in tal senso è Sergio Celin, portavoce del Comitato padovano contro il doping e la macellazione dei cavalli da corsa, con una lettera indirizzata al nuovo ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova. 

 

“Ritengo sia una vera 'follia' da parte del Tribunale di Padova, per mano del curatore fallimentare, la decisione di valutare l'attuale ippodromo 'Breda', per tutti quei soldi, anche alla luce della disastrosa situazione economica nella quale si trova l'ippica in Italia negli ultimi anni.
Qualcuno mi può spiegare se risponde al vero che, trascorsi 101 anni, decade per legge la volontà testamentaria del fondatore dell'ippodromo, il senator Vincenzo Stefano Breda, che vincolava tutta l'area oggi all'asta in esclusiva per i cavalli e le gare di corse al trotto, e dove viene espressamente vietato qualsiasi altro tipo di costruzione?
Se così fosse, non si corre forse il rischio che qualcuno aspetti di arrivare ad una trattativa privata (visto che le aste continuano ad andare deserte da anni...) per 'specularci' sopra, iniziando con il demolire l'ippodromo 'Breda', con tutte le disastrose conseguenze sociali del caso, dal momento che vi trovano lavoro decine di famiglie (guidatori, allenatori, artieri, addetti alla manutenzione dell'ippodromo,ecc.), che lottano quotidianamente tra enormi sacrifici personali ed economici pur di garantire l'esistenza delle corse al trotto e dello sport ippico.
Sarebbe la morte sicura per decine di cavalli, oltre a cancellare la secolare tradizione ippica che ha contribuito a rendere celebre la città di Padova in Italia ed in Europa.
Magari per 'liberare' il posto a condomini, case, singole attività commerciali, ecc.?
Chi avvantaggerebbe quanto sopra?”, domanda, e si domanda, Celin.
 
 
“La Pubblica amministrazione sarebbe felice di questa prospettiva?
Non lo credo affatto, anche perché l'Amministrazione comunale di Padova temo possa fare ben poco, purtroppo, per impedire il brutale scenario sopra descritto, dal momento che tutta l'area è sotto la 'custodia' della Regione Veneto. La mia più grande paura è che possa 'intrufolarsi' la lunga mano della malavita organizzata, dal momento che con la realizzazione del nuovo polo ospedaliero della città di Padova (distante meno di un chilometro in linea d'aria dalla zona dell'ippodromo) tutta la zona diventerebbe la più 'appetibile' di Padova sotto il profilo edilizio/abitativo,commerciale,industriale”, conclude Celin, che qualche settimana fa aveva chiesto attenzione anche per la salvaguardia dell'ippodromo di Palermo dopo il flop del bando per la gestione. 
Un allarme giustificato, mentre il Comune di Palermo sta studiando il ribasso nel canone, visto che il il consigliere comunale Sabrina Figuccia (Udc) ha proposto, forse per lanciare una provocazione, di abbatterlo e di costruire al suo posto un centro multi sportivo.

 

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