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Ippodromi associati alla Camera: 'Non smembrare la filiera ippica'

In audizione alla commissione Agricoltura della Camera sulla proposta di legge sull'ippicoltura, Pautasso (Ippodromi associati) torna a chiedere di non smembrare la filiera fra Mipaaf e ministero Sport.

“Riteniamo assolutamente utili tutti i provvedimenti finalizzati a riportare l’intera filiera del cavallo sotto le normative fiscali e previdenziali del settore agricolo, come previsto dai commi 3 e 4 della proposta di legge. Chiediamo convinti che tali considerazioni siano valide anche per le imprese come le nostre che esercitano l’attività di gestione degli ippodromi, ovvero l’ultimo ma non per questo meno importante segmento di una filiera che vede proprio nella selezione in pista il momento massimo di creazione di valore per il settore dell’allevamento del cavallo da corsa. È solo con il successo in pista dei propri prodotti e con il livello delle performance tecniche, che l’allevamento italiano può ritenere esaltata la sua funzione e valorizzato al massimo il proprio ruolo”.

 

La richiesta arriva da Elio Pautasso, audito in rappresentanza del Gruppo ippodromi associati dalla commissione Agricoltura della Camera dei deputati in merito alla proposta di legge C. 2531 Gadda, sulla disciplina dell’ippicoltura, oggi, 10 novembre.
 
Il Gruppo ippodromi associati – che rappresenta l’interesse di 21 ippodromi italiani gestiti da 14 società di gestione differenti – chiede a tal proposito di “specificare meglio nel testo questo passaggio” aggiungendo al comma 3 le parole “e di gestione degli ippodromi”, in modo da non lasciare dubbi di interpretazione.
 
Nel corso dell'audizione si è parlato anche della proposta ministeriale di riforma del settore dell’ippica attraverso il passaggio del settore sotto il controllo del ministero dello Sport e la gestione del Comitato olimpico nazionale italiano attraverso l’istituzione di una nuova federazione che comprende gli sport equestri e l’ippica.
 
“Ci corre l’obbligo di segnalare che in nessuna nazione del mondo le corse dei cavalli sono inserite sotto il controllo e/o la gestione del locale Comitato olimpico e che lo stesso Comitato olimpico internazionale non vedrebbe favorevolmente questa scelta italiana. Il Mipaaf ha anche annunciato che l’organizzazione delle corse sarebbe trasferita sotto la gestione del Coni mentre la parte dell’allevamento resterebbe sotto la gestione diretta dello stesso Mipaaf. Tale scelta provocherebbe uno smembramento della filiera ippica, che come detto trova il massimo del proprio valore nella sua completezza, che in quanto tale deve restare unita e sotto una unica responsabilità gestionale e di controllo”, evidenzia Pautasso.
 
Inoltre “è opportuno segnalare che gli ippodromi nella maggior parte dei casi sono patrimonio pubblico di proprietà delle amministrazioni locali (Comuni e Regione in un caso) e la stessa associazione dei comuni d’Italia (Anci) ha manifestato perplessità su questo passaggio al Coni.
Le corse dei cavalli sono il terminale di una attività agricola che inizia con l’allevamento dei cavalli e termina con la competizione della corsa che rappresenta il momento più alto per il miglioramento della selezione e della dimostrazione del lavoro svolto nella fase di allevamento.
Inoltre, il settore ippico è composto da professionisti per definizione (tutti gli addetti svolgono il loro lavoro come professionisti e come loro unica attività, ad eccezione dei proprietari di scuderie) e non esiste un movimento di base, che viene sostenuto soltanto dalla formazione delle varie figure professionali, tra l’altro pure carente i questi anni sotto la gestione dello stesso ministero.
E questo contrasta con la finalità e l’organizzazione del Coni e delle Federazioni sportive dove quasi tutti i componenti sono dilettanti, appassionati e praticanti che si dedicano alla disciplina sportiva per hobby e nel loro tempo libero, a parte rarissime eccezioni riguardano tra l’altro pochi sport come il calcio.
Riteniamo quindi che la soluzione di riforma della filiera ippica debba essere ricercata utilizzando una organizzazione che la mantenga unita sia nella gestione che nel controllo, magari con una società in house dello stesso Mipaaf oppure con l’istituzione di una Agenzia posta comunque sotto il controllo del Mipaaf e del Mef così come previsto dalla legislazione vigente in materia (Legge 2/2009; Dpr 169/98; Dlsg 449/99 e altre)”.
 
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