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Ippodromo Tor di Valle e stadio Roma: terreni sono pignorati, e ora?

  • Scritto da Fm

Si complica l'iter per il nuovo stadio dell'As Roma nell'area dell'ex ippodromo Tor di Valle, i terreni sono pignorati. Che fine faranno le tribune-monumento di Julio Lafuente e le scuderie?

Il giallo si infittisce. Si farà o no il nuovo stadio della Roma sui terreni dell'ex ippodromo di Tor di Valle?
Dopo le esternazioni della sindaca Virginia Raggi di pochi giorni fa - "Entro Natale faremo un bel regalo ai tifosi" - sembra essersi concretizzato un improvviso quanto inaspettato dietrofront sulla realizzazione del progetto, dopo che all'inizio di novembre era emerso per l'ex impianto di trotto la possibilità di andare all'asta in caso di mancata chiusura dell'accordo definitivo fra Eurnova, proprietaria dei terreni, e la Cpi, che li ha comprati.

Secondo una lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica, lo scorso 13 ottobre il Comune avrebbe avvisato l'As Roma che "il complesso immobiliare non è nella libera disponibilità dell’attuale proprietaria Eurnova Spa" (la società della famiglia Parnasi che finora ha detenuto la proprietà dei terreni di Tor di Valle).
E quindi non potrebbero essere venduti alla Cpi dell’immobiliarista ceco Radovan Vitek, che a metà ottobre aveva sottoscritto un atto di compravendita per la cessione dell’area dell’ippodromo ed il progetto relativo al cosiddetto “Stadio della Roma”.

Su tali terreni, infatti, gravano ipoteche del valore di 42 milioni, oltre al pignoramento determinato da un debito di 1,2 milioni.
Tali terreni, inoltre, sono oggetto di una controversia legale, sulla quale si avrà un primo verdetto del tribunale il 15 dicembre, quando i giudici dovranno stabilire se i proprietari precedenti, la famiglia Papalia, abbiano o meno orchestrato una bancarotta con la società affittuaria dell’impianto del trotto, per vendere l’area nascondendo i debiti. Entrambe le società - la Sais e la Ippodromo Tor di Valle Srl - secondo un'anticipazione de Il Messaggero sarebbero riconducibili ai Papalia e i debiti ammonterebbero a 16 milioni di euro.  Ai quali si aggiungerebbero i mancati pagamenti dell’Iva dal 2008 al 2011, dei contratti di locazione alla società titolare e la distrazione dei proprietari dalle casse della stessa società di 5 milioni di euro.
 
I COMMENTI POLITICI E LE IPOTESI SUL TAVOLO - Una situazione che ha visto l'immediata presa di posizione della politica capitolina, a cominciare da Roberto Morassut, deputato del Partito Democratico nonché candidato alle Primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma.
"Sarebbe buona cosa chiudere questo inganno di Tor di Valle.
Ho sempre detto che era una grande avventura che si sarebbe trasformata in una ciclopica illusione per i tifosi e per una società come l’As Roma che merita rispetto per la storia che rappresenta. Inoltre, l’area di Tor di Valle, comporta enormi problemi non solo per i costi di infrastrutturazione, come è sempre stato chiaro, ma anche per le opere di prevenzione idraulica. Opere che potrebbero tutelare la zona di Tor di Valle ma non cancellerebbero (semmai lo aumenterebbero) il rischio idraulico per tutti gli insediamenti a valle, come risulta chiaro dalla relazione dell’Autorità distrettuale del Tevere.
Cose note che dissi fin dall’inizio. Si è preferito invece per anni solleticare la tifoseria illudendola", scrive in un post sulla sua pagina Facebook.
"E adesso?
L’unica vera soluzione è combinare una triangolazione di forte impronta pubblica che abbia anche i caratteri di una vera rigenerazione urbana. Il Coni trovi il modo di cedere alla Roma l’Olimpico per ristrutturarlo come un moderno stadio di calcio con servizi commerciali e valorizzazioni adeguate.
Il Comune ceda il Flaminio alla Lazio per un altro progetto di ristrutturazione e valorizzazione. Al Flaminio ed al Foro Italiano le infrastrutture ci sono o sono programmate.
Un grande impianto per l’atletica può essere realizzato dal Coni a Tor Vergata al fianco della Vela di Calatrava ora finalmente rifinanziata. Per creare un grande polo olimpico in periferia che riqualifichi la zona lasciando al comprensorio universitario un polo sportivo di prim’ordine degno di un grande Campus internazionale. Sarebbe una grande operazione politica e urbanistica per Roma, condotta attraverso un forte ruolo del pubblico (Stato, Comune di Roma, Coni e Università di Tor Vergata) e che darebbe finalmente alle società capitoline e alle loro tifoserie una sospirata 'casa' senza assurde speculazioni e senza impatti sul territorio".

Lapidario Andrea Casu, segretario del Pd di Roma, che scrive su Twitter: "Dopo 5 anni di scelte sbagliate e falsi annunci di Virginia Raggi solo ora Roma scopre che l'area per il nuovo stadio non è disponibile. Una sindaca inesistente che anche durante l'emergenza vive solo per la propaganda e non si accorge nemmeno di quel che avviene nei suoi uffici".

Dello stesso tenore il commento di Dario Nanni, consigliere del VI Municipio.
“Viste le ultime notizie che circolano sulla base delle quali le aree sulle quali doveva essere realizzato lo stadio sono ipotecate, non si perda più tempo e si faccia a Tor Vergata.
Lo avevo detto ad inizio consigliatura che i 5 Stelle non avrebbero combinato nulla, ed infatti durante questi 4 anni e mezzo abbiamo assistito solo a confusione, faide interne e diversi arresti. Vista l’impraticabilità di Tor di Valle, l’unica soluzione possibile ad oggi è un nuovo progetto a Tor Vergata.
“Le ragioni sono svariate, in primis di carattere infrastrutturale, vista la vicinanza all’autostrada, al raccordo anulare, e alle metropolitane A e C, che potrebbero essere collegate con pochi km d’intervento. Altra ragione è lo sviluppo di quell’area destinata proprio a diventare il polo sportivo d’eccellenza in sinergia con il campus universitario di Tor Vergata. Non si perda più tempo – conclude Nanni – e si lavori da subito a realizzare lo stadio in quell’area, che sarebbe anche una boccata d’ossigeno per l’economia della nostra città in un difficile momento come quello che stiamo vivendo”.

Cristina Grancio, capogruppo del Misto in Assemblea capitolina, invece rivendica di aver già sollevato il tema almeno tre anni fa: "La Sais proprietaria dei terreni di Tor di Valle che ha stipulato i contratti di compravendita dell’ippodromo di Tor di Valle con la società di Parnasi, Eurnova Srl è una società in liquidazione da anni. Notizia nota al Comune, che ne era a conoscenza già nel 2017 quando chiedevo in commissione Urbanistica di convocare il curatore fallimentare per avere contezza dei contratti stipulati e dei pagamenti corrisposti alla società in liquidazione. La mia richiesta diede fastidio ai M5S che mi sospesero illegittimamente, per avere osato formalizzare l’istanza, e irritò Lanzalone, all’epoca fac totum del sindaco nell’operazione stadio, come certificato dalle intercettazioni telefoniche in cui fa menzione di questa scomoda ed inopportuna richiesta promossa dalla sottoscritta.
Non solo è noto anche dalla lettura delle cronache giudiziarie che Papalia, l’Amministratore delegato della Sais, è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta in quanto avrebbe cagionato il dissesto, con operazioni dolose, consistite nell’omettere sistematicamente il pagamento di imposte comunali, Irpef ed Iva, accumulando un debito ingente.
Operazioni che hanno portato al fallimento della società su ricorso di Equitalia per un debito di 24 milioni di euro, di cui 15 milioni e 200 mila euro rappresentano le imposte originate nella vendita del terreno di Tor di Valle alla Eurnova di Luca Parnasi avvenuta prima della dichiarazione di fallimento.
Tutto ciò è vicenda nota anche ai più distratti. Avere sollevato la questione di eventuali pignoramenti all’orizzonte, quando il tempo sta per scadere, quello dell’amministrazione Raggi, è una frutto di cosa? Di acume giuridico? di pressione psicologica? Oppure trattandosi di stadio, di mera tattica?”.
 
Positivo invece il commento di Carlo Rienzi, presidente del Codacons. “Si tratta senza dubbio di una notizia positiva, considerate le tante e gravi criticità insite nel progetto di Tor di Valle che avrebbero messo a serio rischio la sicurezza pubblica e la viabilità della zona. Ora va trovata con urgenza una soluzione alternativa per garantire ai tifosi e alla città un nuovo stadio, in grado di assicurare l’afflusso dei tifosi in totale sicurezza è una viabilità adeguata alle esigenze del caso. Per tale motivo riteniamo che una delle possibilità emerse in queste ore, ossia quella del Flaminio, non sia adatta ad ospitare il nuovo stadio della Roma, perché troppo piccolo e in pieno centro, e si debbano cercare assolutamente aree alternative come Tor Vergata o Fiumicino, ipotesi già proposte negli scorsi mesi e che hanno visto l’appoggio di molte parti interessate“.
 
LA STORIA DELL'IPPODROMO – Ritornato recentemente sotto i riflettori, ahimé, in occasione della scomparsa di Gigi Proietti, che lì aveva girato alcune delle scene più importanti del film "Febbre da cavallo", l'ippodromo di Tor di Valle è sotto la lente anche per la salvaguardia del patrimonio storico-artistico che porta con sé.
Inaugurato nel 1959, e costruito su progetto dell'architetto Julio Lafuente - in collaborazione con l'ingegnere Gaetano Rebecchini, l'ingegnere strutturista Calogero Benedetti, Aicardo Birago e Paolo Vietti-Violi - l'impianto è celebre anche dal punto di vista strutturale per la sua pensilina composta da 11 umbrelle sostenute da pilastri-sculture, considerata la più grande paraboloide iperbolica al mondo.
Le gare sono ufficialmente cessate il 30 gennaio 2013.
Il 23 febbraio 2017, a seguito di un incontro tra il sindaco Virginia Raggi, il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, il costruttore Luca Parnasi e, in rappresentanza del presidente Pallotta, il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni, si è raggiunto un nuovo accordo dopo notevoli modifiche al progetto originario per la realizzazione dello stadio romanista.
Caduto nel nulla l'appello di Clara Lafuente figlia dell'architetto Julio, perchè le tribune degli anni '50 vengano salvate e integrate nel nuovo progetto.
 
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