Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Gadda (Iv) su ippica: ‘Al settore servono certezze’

  • Scritto da Redazione

Secondo la prima firmataria del Ddl di riforma dell’ippicoltura, deputata di Italia viva, bisogna iniziare a investire nel settore.

Il lockdown ha messo a dura prova gli operatori dell’ippica. La riapertura delle attività a porte chiuse e a calendario ridotto è stato un primo ritorno alla normalità, ma ora al settore servono certezze, a partire dai pagamenti dovuti e ai montepremi”. Questo il pensiero di Maria Chiara Gadda, capogruppo di Italia Viva in commissione Agricoltura della Camera dei deputati. A lei che è la prima firmataria della proposta di legge “Misure di sostegno al settore agricolo e disposizioni di semplificazione in materia di agricoltura”, nel corso di una lunga chiacchierata abbiamo chiesto in che modo sia possibile sostenere comparti in crisi, come l'ippica. Ecco cosa ci ha risposto:

“La pandemia ha notevolmente aggravato le condizioni del settore, già caratterizzato, negli ultimi decenni, da una forte contrazione produttiva e di mercato che è stata determinata da riforme mancate e da una grande frammentazione di sistema. La chiusura al pubblico degli ippodromi, l’interruzione delle corse, la limitazione nella mobilità internazionale rispetto ai principali mercati di riferimento, ha messo a dura prova gli operatori diretti e indiretti dell’indotto in termini di liquidità e competitività a fronte dei numerosi costi fissi di mantenimento. In questo senso fu importante durante il lockdown di marzo l’approvazione da parte del Mipaaf del decreto volto a ridurre i tempi di liquidazione dei premi relativi alle corse anticipando il 40 percento delle sovvenzioni attribuite alle società. La riapertura delle attività a porte chiuse e a calendario ridotto è stato un primo ritorno alla normalità, ma ora bisogna iniziare ad investire nel settore e sostenerne le attività considerata la sua rilevanza occupazionale e la dimensione dell’indotto generato dalla filiera del cavallo. Al settore servono certezze, a partire dai pagamenti dovuti e ai montepremi, una governance moderna e normative di sistema”.

Il settore da tempo chiede al Governo degli interventi mirati per un suo rilancio. Cosa ne pensa e come il Governo dovrebbe intervenire? “Da troppo tempo si annuncia una riforma strutturale dell’ippica che riguardi anche il sistema delle scommesse e dei prelievi. È semplicemente giunto il tempo di farla, e coinvolgendo gli operatori, perché gli spazi di sviluppo sono potenzialmente molto ampi vista la grande tradizione che vanta il nostro Paese rispetto a questa filiera. Bisogna superare l’attuale frammentazione del quadro normativo, a partire dalla fiscalità, in modo coerente e adeguato agli sviluppi normativi registrati anche a livello dell’Unione europea. Va reso più efficiente e trasparente il sistema dei pagamenti, la definizione dei calendari e la consistenza delle banche dati. Credo si debba anche tornare a investire in formazione degli operatori e internazionalizzazione, anche la filiera degli equidi rappresenta una eccellenza del made in Italy nel panorama mondiale in termini di esportazioni e professionalità, per questo mi dispiace che le nostre competenze non siano da troppo tempo adeguatamente valorizzate. Siamo il Paese che ha dato i natali a Federico Tesio, il creatore di Nearco e Ribot, e di campioni come Varenne”.

Lei è stata firmataria di una proposta di legge sull'ippicoltura. Cosa può dirci? La proposta è nata proprio durante il lockdown, raccogliendo le difficoltà degli operatori. Benché con il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, si sia sostituito l’articolo 2135 del codice civile ampliando il concetto di allevamento di animali, con riferimento al ciclo biologico o ad una sua parte e senza la necessità di utilizzo del fondo agricolo, il comparto ippico non ha beneficiato delle ricadute attese e ancora permangono diversi problemi che non ne consentono il rilancio come l’accesso ai piani regionali di sviluppo. In generale, la legislazione legata al comparto degli equidi è penalizzata da una grande frammentazione e risulta diversificata e disomogenea per quanto concerne gli ambiti fiscale, previdenziale e amministrativo con ricadute anche dal punto di vista urbanistico e ambientale. La proposta si compone di due articoli. Il primo definisce le attività di ippicoltura da considerarsi attività agricole ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile, e alle quali si applicano le disposizioni fiscali e previdenziali vigenti previste per il settore agricolo. L’articolo due, delega il governo in materia di semplificazioni e di promozione del settore. Si è già chiusa la fase di audizioni in commissione agricoltura della Camera, confido che la proposta possa giungere in tempi celeri alla votazione in aula”.

Gli ippodromi a suo avviso come andrebbe ripensati e rilanciati? Penserei ad incentivare, attraverso bandi statali o anche mutui agevolati, un grande piano di riqualificazione in chiave eco compatibile e renderei questi spazi fruibili dalla comunità in modo multifunzionale. Questo significa riqualificarli anche in termini di accessibilità per le persone con disabilità. Per altro gli ippodromi, molti dei quali sono di proprietà comunale, rappresentano già dei veri e propri polmoni verdi nei centri urbani, e bisogna renderli vivi anche nelle giornate in cui non si svolgono le competizioni”.

Sono un volano per il turismo? Certamente, turismo interno e internazionale. Di tipo business, ma anche sportivo, e ludico ricreativo per gli appassionati del settore e i moltissimi cittadini che amano il cavallo. Per questo bisogna sostenere anche a livello governativo la capacità di attrarre eventi e competizioni internazionali”.

I Comuni in che modo possono incentivare gli ippodromi per coinvolgere anche le famiglie ed essere un punto di riferimento per le città? “Come già ricordato, molti ippodromi sono nel patrimonio comunale e rappresentano una quota dell’economia locale in termini occupazionali e di servizi. Vanno valorizzati e resi fruibili dai cittadini nel loro tempo libero, anche attraverso iniziative sociali e culturali che possano coinvolgere i ragazzi, o le persone con disabilità, considerata la rilevanza multifunzionale del cavallo. Bisogna per questo guidare un cambio di passo culturale, sovente gli ippodromi e le corse vengono demonizzati, al contrario di quanto avviene in tutti gli altri Paesi”.

Share