Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Professioni ippica, dossier Senato: 'Non serve riconoscimento Ue'

  • Scritto da Redazione

Il dossier del Senato sul Dl Legge europea 2019-2020 evidenzia che allenatori, fantini e guidatori di cavalli da corsa sono già garantiti nella loro libera circolazione in Europa.

Si parla anche di professioni ippiche nel dossier pubblicato dal Servizio studi del Senato in merito al disegno di legge A.S. 2169, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020", sulla partecipazione del nostro Paese alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche del Vecchio continente.

Il tema è al centro dell'articolo 6 che “esenta le qualifiche professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa dall’applicazione della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali – direttiva 2013/55/Ue che modifica la direttiva 2005/36/Ce - attuata nell’ordinamento interno con il decreto legislativo n. 15 del 2016.

Nello specifico, ciò avviene tramite una novella all’articolo 5, comma 1, lettera l-ter) del decreto legislativo n. 206 del 2007 (lettera introdotta dall’art. 5, comma 1, del citato decreto legislativo n. 15 del 2016) che espunge le suddette categorie professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa da un elenco di professionalità per le quali è necessario un riconoscimento da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali”.
 
Secondo quanto riporta la relazione illustrativa del testo iniziale del disegno di legge, in base a un monitoraggio effettuato in merito alla mobilità degli operatori, “le qualifiche professionali ippiche risultano già garantite nella loro libera circolazione in Europa da accordi internazionali di settore, applicati nei diversi Stati membri. Ci si riferisce, in particolare, agli accordi internazionali sottoscritti dalle autorità ippiche dei diversi Paesi, europei ed extra-europei, associati, per il galoppo, all'International Federation of Horseracing Authority (Ifha) e, per il trotto, all'Union Européenne du trot (di seguito Uet), organismi che hanno il compito di armonizzare le diverse normative in materia di corse ippiche e di allevamento dei cavalli.
Sempre secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, la gestione delle istanze di riconoscimento per tali professioni secondo le modalità richieste dalla normativa europea renderebbe più difficoltosa la circolazione dei professionisti del settore ippico, richiedendo la necessità di un passaggio attraverso lo sportello unico. Risulta, altresì, di difficile applicazione l’attivazione e il transito degli operatori per l’Imi (sistema di informazione del mercato interno), sistema che richiede tempi più lunghi rispetto a quanto si necessita per l’attività ippica, a dispetto di quanto previsto dagli accordi internazionali che permettono la libera circolazione dei professionisti sulla base di una semplice attestazione rilasciata dal Paese di provenienza. Gli accordi internazionali prevedono, per esempio, la possibilità di sostituire il professionista anche il giorno della gara, ipotesi non contemplata dalla direttiva 2005/36/Ce (modificata dalla direttiva 2013/55/Ue)”.
 
Inoltre, prosegue la relazione, “il citato decreto legislativo n. 206 del 2007 (oggetto della novella in commento), che attua la predetta direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali, si applica esclusivamente ai professionisti dell’Unione e, pertanto, le sue disposizioni imporrebbero di determinare criteri diversi di valutazione per gli operatori extra Ue, limitandone la circolazione in violazione delle norme internazionali di settore.
Viene, infine, sottolineato che nessun Paese europeo aderente all’Ifha e all’Uet ha chiesto il riconoscimento delle qualifiche professionali ippiche ai sensi della direttiva 2013/55/Ue, risultando, da una verifica sulla banca dati delle professioni regolamentate in Europa, che solo l’Italia ha inserito le professioni in parola nel campo di applicazione della direttiva 2005/36/Ce (modificata dalla predetta direttiva 2013/36/Ce)”.
 
Il disegno di legge "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020" è stato trasmesso in Senato il 2 aprile 2021 dopo l'approvazione con modifiche in prima lettura alla Camera dei deputati (A.C. 2670 e A.C. 2670-A).
Conformemente all'articolo 144-bis del regolamento del Senato, il disegno di legge è stato assegnato in sede referente alla 14a commissione permanente e in sede consultiva a tutte le altre commissioni permanenti.
La presentazione della legge europea ha luogo in base alle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 2012, n. 234, sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea.
 
Share