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Legge Bilancio e tagli ippica, gli ippodromi: 'A rischio continuità delle corse'

  • Scritto da Fm

A seguito dei tagli all'ippica contenuti del disegno di legge di bilancio, gli ippodromi richiedono un incontro urgente al Mipaaf per scongiurare il blocco del settore dal 1° gennaio 2022.

Un “incontro urgente” al ministero delle Politiche agricole.

Lo richiedono le società di corse rappresentate dal Gruppo Ippodromi Associati in seguito alla diffusione della tabella numero 13 relativa allo “Stato di previsione del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per l'anno finanziario 2022 e per il triennio 2022-2024” allegata al disegno di legge di Bilancio 2022, nella quale figurano gli stanziamenti per l'ippica, con consistenti tagli – ben sei milioni rispetto al 2021 – per la voce “Spese per gli interventi relativi allo sviluppo del settore ippico” .

“Con estremo stupore si è rilevato che al capitolo 2297 'Sovvenzioni per le società di corse per l’organizzazione delle corse ippiche....' è previsto, per l’anno 2022, uno stanziamento di appena 40 milioni di euro rispetto ai 46,5 milioni di euro dell’anno 2021”, si legge in una nota firmata dai delegati Franca Maglione, Pier Luigi D’Angelo, Concetto Mazzarella, Elio Pautasso.
Tale riduzione di risorse non consente la continuità aziendale delle società di corse, che già da anni sopportano perdite di bilancio, oltre ai maggiori costi sostenuti nel 2021 (incremento del prezzo dell’energia, dei carburanti ecc.). Pertanto, si dichiara sin d’ora che a partire dal 1° gennaio prossimo venturo non saranno assicurati i servizi resi e di conseguenza l’organizzazione delle corse. Non si comprende, poi, il motivo per cui 'la riduzione delle entrate relative ai giochi ippici', provocata da norme emanate dallo Stato per contrastare gli effetti del Covid-19, debba essere iniquamente sopportata esclusivamente dalle società di corse quando, invece, per tutti gli altri settori produttivi penalizzati dagli effetti dalle suddette norme anti Covid 19, sono previsti benefici e risorse.
Per tali gravissimi motivi si chiede un urgentissimo incontro al fine di comprendere come il Ministero intende affrontare il gravissimo problema evidenziato”.
 
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Attilio D'Alesio, presidente del Coordinamento ippodromi.
“Nella legge di Bilancio 2022 è previsto un taglio dello stanziamento per gli ippodromi nazionali di 6,5 milioni rispetto al 2021 ( -15 percento).
È un taglio inaccettabile ed insostenibile e pertanto questa Associazione invita tutte le società di corse ad un incontro urgentissimo per decidere, unitariamente, quali iniziative assumere per riuscire ad avere uno stanziamento di almeno 50 milioni, vista anche la riapertura degli ippodromi di Palermo e Livorno.
Con meno di 50 milioni annui gli ippodromi italiani non sono in grado di proseguire l’attività e garantire il regolare svolgimento delle corse dei cavalli.
Chiediamo quindi un incontro al sottosegretario Battistoni per conoscere quali iniziative ha intenzione di adottare per riuscire ad eliminare questo inaccettabile taglio ed assicurare la sopravvivenza del settore, che continua a precipitare in una crisi sempre più grave e che necessita di una profonda ed urgente riforma”.
 
Marco Rondoni, direttore generale di HippoGroup Cesenate, invece commenta: “Appare priva di fondamento giuridico e sostanziale la giustificazione addotta dalla relazione ministeriale in merito 'alla riduzione delle entrate relative ai giochi ippici', provocata da norme emanate dallo Stato per contrastare gli effetti del Covid-19. Per tale riduzione debba essere iniquamente sopportata esclusivamente dagli ippodromi, quando la normativa, peraltro da valutare con riguardo al contesto di lunga inibizione per legge della raccolta nazionale di gioco pubblico, non prevede tale correlazione”.
Rondoni quindi si domanda e domanda: “Ma poi, chi ha gestito le scommesse ippiche in questi anni? Chi ha redatto i calendari, i palinsesti , gli orari delle corse con sovrapposizioni, buchi nei programmi, scelte che a tutto si ispiravano tranne che alla raccolta delle scommesse?
Chi ha interagito con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli per una riforma delle scommesse e dei totalizzatori che da oltre 10 anni tutti annunciano e nessuno fa? Chi ha aperto l’offerta ai campi esteri del palinsesto complementare e ha accettato la tassazione sul margine della quota fissa senza premunirsi di tutelare le entrate per il settore? Gli ippodromi che non possono da anni più decidere nulla, cui viene imposto tutto dall’alto, che non vengono neanche convocati da anni in sede di programmazione? Il cavallo va punito perché magro, poco importa che fosse al paddock senza avena!”.
 
Il Gruppo Ippodromi Associati – al quale sono riconducibili le società di corse che gestiscono gli ippodromi di Pisa, Bologna – Cesena, Roma Capanelle, Torino, Castelluccio dei Sauri, Napoli, SS. Cosma e Damiano, Siracusa, SS. Cosma e Damiano, Merano, Treviso, Trieste, Ferrara, Civitanova Marche, Taranto e Varese – affida il suo commento ad una lunga nota, sottolineando come la previsione contenuta nel disegno di legge N 2448 del bilancio previsionale dello Stato 2022-2024 sia stata decisa “senza alcun preavviso e contraddittorio con il ministero competente”.
Tale “assurda ed ingiustificata riduzione di risorse, in un momento come questo che vede il Paese impegnato in una ripresa economica stimolata anche dai fondi europei e dal necessario intervento dello Stato, è il colpo di grazia ad un comparto che già da anni sopporta importanti perdite in attesa di una riforma del settore più volte disposta dal Parlamento e mai attuata dalla colpevole inerzia di una struttura ministeriale che ha fatto decadere due leggi delega pur di mantenere il controllo delle risorse che la legge assegna al settore e con questo la loro arbitraria allocazione. Non si spiega altrimenti il perché di una scelta voluta e precisa che contraddice l’intera politica nazionale 'non è il momento di chiedere ma di dare', penalizzando a parità di risorse assegnate all’ippica il solo comparto degli ippodromi che oltre ai maggiori costi sostenuti nel 2021 (energia, carburanti, oneri di gestione in emergenza Covid) ha visto ridursi in maniera quasi totale le poche entrate da pubblico e scommesse causa il lungo periodo di corse a porte chiuse pur di permettere agli operatori di continuare la loro attività. Lo stesso comparto che solo nel 2020, in piena emergenza ha investito oltre cinque milioni di euro su sollecitazione del Ministero stesso in ottica di partenariato pubblico-privato”.
Per i membri del Gruppo ippodromi associati, inoltre, “appare priva di fondamento giuridico e sostanziale la giustificazione addotta dalla relazione ministeriale in merito 'alla riduzione delle entrate relative ai giochi ippici', provocata da norme emanate dallo Stato per contrastare gli effetti del Covid-19. Tale riduzione non si capisce perché debba essere iniquamente sopportata esclusivamente dagli ippodromi, quando la normativa, peraltro da valutare con riguardo al contesto di lunga inibizione per legge della raccolta nazionale di gioco pubblico, non prevede tale correlazione. Non sono infatti minimamente coinvolte le altre voci di costo dell’ippica, che portano la spesa complessiva a circa 155 milioni di euro: vigilanza e controllo delle corse, spese di funzionamento della struttura ministeriale, montepremi, antidoping, gestione segnale televisivo, ecc. Ovvero il controllo costa quasi come la produzione ma le perdite si scaricano sull’appaltatore. Tutto ciò nell’assoluta assenza al tavolo delle decisioni degli enti pubblici locali proprietari di buona parte delle strutture ippiche del Paese, che necessitano di importanti interventi strutturali e possono assolvere un ruolo fondamentale nelle politiche di transizione ecologica di alcune tra le più importanti città italiane come Roma, Napoli, Bologna, Firenze e altre.
Se questa sarà la scelta definitiva dell’ Amministrazione molte aziende e i relativi ippodromi saranno costrette alla chiusura nel brevissimo e le altre, nel tentativo disperato di non soccombere, non potranno che ridurre al massimo i servizi resi agli operatori addebitandone agli stessi il costo reale nonché, per riequilibrare il rapporto tra costi fissi e contributo pubblico, ridurre al cinquanta per cento le giornate di corse organizzate rispetto a quanto realizzato negli ultimi due anni pur nelle difficoltà dettate dalla pandemia. Per tali gravissimi motivi si è richiesto un urgentissimo incontro al sottosegretario di Stato con delega al settore al fine di comprendere come il Ministero intenda affrontare tale ineludibile problematica e gli oggettivi risvolti operativi che la stessa avrà sull’intera attività ippica del Paese”.

 

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