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Ippica nel ministero dello Sport, il dibattito non si ferma

  • Scritto da Fm

Dopo le dichiarazioni di L'Abbate, Anact e Ang, un (vecchio) commento di Malagò (Coni) alimenta il dibattito sull'ipotesi del passaggio dell'ippica al ministero dello Sport.

La domanda rimbomba ormai da qualche giorno fra le stanze della politica e quelle delle associazioni di rappresentanza del settore: far confluire l'ippica nel ministero dello Sport potrebbe essere lo strumento per il suo atteso rilancio?

Lo spunto è stato riproposto, in un'intervista a GiocoNews, dal deputato del Movimento cinque stelle Giuseppe L'Abbate, che già l'aveva fornito nell'ottobre 2020, quando ricopriva la carica di sottosegretario del ministero delle Politiche agricole con delega all’ippica. Delineando una netta divisione di ruoli, con l'assegnazione al Mipaaf delle competenze specifiche per le peculiarità del dicastero, ovvero la valorizzazione e lo sviluppo dell’attività zootecnica con funzioni di indirizzo politico e di programmazione e controllo, e, all’Organismo unico in seno al ministero dello Sport, delle funzioni operative e di servizio. Con l'obiettivo di creare una “Casa del cavallo” con i cugini della Fise – Federazione italiana sport equestri, ma ognuno con la propria autonomia.

 

Una proposta ripresentata anche ad aprile 2021 con un emendamento proposto alla Camera nell'ambito dell'esame della Conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei ministeri, e che non ha mai del tutto convinto le rappresentanze degli ippodromi. 
 
Dubbi ai quali nelle scorse ore si sono aggiunti anche quelli espressi dal presidente dell'Anact - Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore, Ubaldo La Porta, e dal presidente dell'Ang – Associazione nazionale galoppo, Ottavio Di Paolo, in quanto la proposta è stata reiterata “in assenza di qualunque confronto con gli operatori del settore”, si legge nel comunicato congiunto, e che “rischia, per come improvvidamente 'rilanciata', di disorientare non poco i diretti interessati”.
Meglio lasciare la gestione del comparto dove si trova ora, nel Mipaaf, ma pensando piuttosto all’istituzione di una Direzione generale che si occupi esclusivamente di ippica, “in modo da ritornare ad avere la dignità che il comparto merita”, chiedono le due associazioni con un appello diretto al ministro  Stefano Patuanelli.
 
In attesa di risposte dal ministro, l'argomento è ritornato alla ribalta dopo un servizio sul “2022 come anno del cavallo” trasmesso dal Tg5 di ieri, 27 gennaio, in cui campeggia un frammento di un'intervista in cui il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ricorda, en passant, di aver sempre “proposto di accorpare questi due mondi (Mipaaf e ministero dello Sport, Ndr)” in quanto convinto “che ci sia competenza e non ci siano troppe alternative visti i risultati degli ultimi anni”, e per riportare “anche gli ippodromi in una dinamica di sinergia con tutto quello che è il cavallo”.
Una sola frase, che ha scatenato una ridda di commenti fra gli addetti del settore. Fra chi vede questa possibilità come “una manna”, chi vede dietro le dichiarazioni di L'Abbate “un più vasto disegno” e chi parla di mera “convenienza economica”.
 
Secondo quanto riferiscono dal Coni a GiocoNews.it tale dichiarazione sarebbe in realtà “di qualche tempo fa”, quindi non direttamente collegata alla stretta attualità e al dibattito dell'ultimora.
 
A dare un ulteriore chiarimento è una nota ad hoc della Federazione italiana sport equestri. “Il Mipaaf ha preso un altro indirizzo. La nuova direzione politica sembra si sia orientata per costituire una direzione generale dedicata all’ippica”. Quindi “l’ipotesi di costruire una 'casa del cavallo' e unire ippica e sport equestri sotto l’egida del Coni, al momento, sembra sia tramontata”.
 
A breve potrebbero arrivare ulteriori sviluppi, mentre l'ippica aspetta aggiornamenti su questioni altrettanto decisive per il suo futuro, come il reintegro degli oltre sei milioni di euro di stanziamenti per le società di corse tagliati dalla legge di Bilancio 2022,  con l'auspicio di trovare finalmente una strada unitaria. In primis all'interno della filiera stessa.
 
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