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Lavori all'ippodromo di Livorno, esposto della Lega: 'Fare chiarezza'

  • Scritto da Redazione

I consiglieri comunali di Livorno Vaccaro e Di Liberti (Lega) presentano esposto sui lavori di rifunzionalizzazione dell'ippodromo Caprilli: 'Incongruità su forma, adozione e verifica del progetto'.

Non c'è pace per l'ippodromo Caprilli di Livorno, riaperto nel novembre 2021 dopo diversi anni di oblio.

I lavori per la sua rifunzionalizzazione infatti sono finiti al centro di un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti presentato dai consiglieri comunali leghisti Costanza Vaccaro e Gianluca Di Liberti, supportati da Vito Borrelli, responsabile del settore urbanistica del partito.

“Poco più di un anno fa abbiamo chiesto al Comune l’accesso agli atti relativi alla procedura d’appalto pubblico per i lavori di rifunzionalizzazione dell’ippodromo, che prevede un impegno finanziario superiore ai due milioni di euro. Dai documenti, congiuntamente ai successivi chiarimenti pervenuti dal segretario generale, sono scaturite numerose perplessità: sulla completezza dei progetti quello definitivo e quello esecutivo; sulle procedure della loro adozione e delle verifiche dovute per legge e sulla correttezza degli atti amministrativi.

La successiva interlocuzione non ha chiarito i nostri dubbi, sicché abbiamo depositato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti”.
 
I consiglieri quindi tengono a chiarire di essere “a favore della riapertura dell’ippodromo, per riconsegnare alla città un impianto sportivo che deve mantenere la sua vocazione storica.
Lo ribadiamo, per controbattere le scorciatoie narrative tanto care al sindaco Salvetti, secondo le quali loro (la maggioranza) sono quelli bravi che si danno da fare per riattivare la struttura, e noi i cattivi che vogliono impedirlo. Non è così.
Avremmo però preferito una soluzione molto diversa da quella adottata dal sindaco Salvetti, che ha obbligato il Comune a ingenti quanto inutili spese per la riattivazione di strutture e impianti (2,2 milioni di euro stanziati per il primo lotto, più quelli necessari per l’illuminazione).
Avevamo suggerito un’immediata concessione pluridecennale della struttura, che avrebbe accollato gli investimenti necessari al soggetto vincitore del bando. Questi, nella durata prolungata della gestione, avrebbe potuto ammortizzare quei costi, liberandone il Comune”.
 
Per i due leghisti, però, la questione è un’altra: “Si tratta di un’iniziativa obbligata, connessa al controllo sugli atti dell’Amministrazione nell’adempimento della funzione di consigliere comunale.
Sono cinque gli aspetti problematici che ci hanno portato a depositare l’esposto.
Ci è sembrato che il progetto definitivo, utilizzato per la gara d’appalto, non abbia indicato le lavorazioni da effettuare se non in modo approssimativo.
Che quel progetto sia stato erroneamente redatto in forma semplificata.
La verifica e la validazione del progetto definitivo sia stato illegittimamente omesso preliminarmente alle procedure di affidamento dei lavori.
Che il progetto definitivo sia stato quindi approvato dalla Giunta nel marzo scorso in mancanza di quella verifica obbligatoria per legge.
Mancano i doverosi, coerenti richiami tra il progetto esecutivo, redatto dall’appaltatore, e quello definitivo usato per determinare le offerte in fase di gara.
Per questi motivi, e per la tutela dell’Amministrazione pubblica, ci sentiamo nell’obbligo morale d’affidare ai competenti organi giudiziari tutte le verifiche e le valutazioni del caso”.
 
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