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New slot, tutto da rifare per lo Stato? Ipotesi di nuova convenzione per i concessionari

  • Scritto da Ac

Altro che sanatoria sulle penali. La vera “grana” in capo ai concessionari che gestiscono le reti di new slot e vlot (e, più che altro, all'amministrazione), all'indomani della pronuncia dei giorni scorsi del Consiglio di Stato, diventa quella dei rapporti di convenzione, visto che nella pronuncia di indirizzo dei giudici di Palazzo Spada – i quali hanno rimandato la materia alla Corte Costituzione, il cui verdetto dovrebbe arrivare nei prossimi gironi – viene stabilito che il concessionario Bplus, in quanto autore del ricorso, potrebbe continuare ad operare sul mercato italiano degli apparecchi senza adeguarsi alla nuova convenzione, in virtù della precedente concessione ottenuta ormai oltre dieci anni fa, ad altre condizioni. Un'anomalia (anche questa, come quella delle penali, squisitamente italiana) destinata a modificare gli equilibri nel settore degli apparecchi da intrattenimento visto che il principio, seppur pronunciato in riferimento a Bplus, sembra dover essere applicato anche a tutti gli altri operatori.

 

 

GLI EFFETTI DELLA PRONUNCIA – Come cambia, quindi, lo scenario? Intanto, per quanto riguarda il ritrovato concessionario Bplus, ora affidato a un blind trust inglese (e controllato dallo Stato), sembra scontato che non procederà alla firma della nuova convenzione che era prevista per i prossimi giorni, forte del giudizio del Consiglio di Stato. Questo, però, comporta seri problemi dal punto di vista della competizione sul mercato perché per gli altri nove concessionari 'storici', oltre ai tre che si preparano a esordire sul mercato dal prossima 20 settembre (Intralot, Netwin Italia e Nts Network), è stato previsto l'esercizio della nuova concessione secondo i requisiti fissati dalla Legge di Stabilità del 2011 e contenuti, appunto, nella nuova convenzione. Ecco quindi che i Monopoli di Stato potrebbero essere costretti ad adeguare anche tutti gli altri 12 rapporti concessionari a quelli che rimarrebbero in vigore per Bplus, per un evidente “passo indietro” dal punto di vista amministrativo e, soprattutto, con non poche conseguenze dal punto di vista delle garanzie richeiste dallo Stato. Anche, e soprattutto, economiche.
 
COSA CAMBIEREBBE PER LO STATO - Tra gli obblighi che erano stati imposti agli operatori per la partecipazione alla gara per il conseguimento della nuova concessione (dichiarata evidentemente non necessaria dal Consiglio di Stato, in virtù del fatto che i concessionari avrebbero maturato il diritto a proseguire l’attività attraverso il versamento di 850 milioni per i diritti delle videolottery), c’era il pagamento di una imposta una tantum di 100 euro per ognuna delle 350 mila slot in quel momento attive sul territorio. E se adesso, pertanto, lo Stato potrà dimenticare i quasi 9 milioni di euro relativi alle 90mila slot di Bplus, l'ipotesi è che dovrà rinunciare anche ai circa 27 milioni di euro già versati dagli altri concessionari e dalle garanzie presentate ai Monopoli dagli stessi soggetti per la sigla della nuova convenzione, circa 16 milioni di euro per ogni società.

 

I RETROSCENA - Va però detto e ricordato che i requisiti economici ai quali si riferisce, nello specifico, il ricorso di Bplus, erano stati considerati "dormienti" dall'Amministrazione nell'espletamento della gara per le nuove concessioni proprio in virtù del giudizio pendente di cui si apprende oggi il verdetto. Come pure andrebbe considerato che, in realtà, la vicenda di Bplus e la mancata stipula della convenzione non era legata alla questione dei requisiti economici ma ad altre situazioni. In questo senso, pertanto, si potrebbe (e dovrebbe) dedurre che la pronuncia del Consiglio di Stato non cambi la situazione. Certo è, tuttavia, che se Bplus non dovesse siglare la nuova concessione, si avrebbe uno squilibrio sul mercato del quale diventerebbe impossibile non tener conto.

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