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New slot: convenzione da rivedere per i concessionari? La parola alla Corte Costituzionale

  • Scritto da Ac

I nuovi requisiti e obblighi chiesti agli operatori delle slot - in particolare quelli riguardano la verifica dell’intera catena di controllo e il rispetto degli indici di indebitamento fissati dal Ministero dell’Economia – potrebbero non essere legittimi dal punto di vista costituzionale. E’ quanto emerge dall’ordinanza emessa ieri dal Consilio di Stato con cui si rimanda alla Corte Costituzionale il giudizio sulle norme della legge di stabilità 2011. Il Consiglio di Stato, con una sentenza di qualche giorno fa, aveva già parzialmente accolto il ricorso presentato dalla società Bplus e relativo al bando per la gestione delle slot machine. Ma ora torna sulla stessa materia ribadendo la ratio. In particolare, il Consiglio di Stato ritiene “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 79, della legge 13 dicembre 2010 n. 220: ovvero, il provvedimento dei Monopoli di Stato che ha fissato obblighi e requisiti per i concessionari di rete che gestiscono le reti di new slot e vlt in occasione della recente gara di assegnazione che ha portato all'aggiudicazione definitiva delle 13 concessioni di qualche giorno fa. Una questione che, è evidente, provoca non pochi grattacapi all'interno di Piazza Mastai, proprio nel momento in cui si procede con le procedure previste dal bando di gara in seguito all'assegnazione definitiva dei titoli autorizzatori. Anche se la Pronuncia della Corte – che comunque non arriverà prima di un anno – va detto, non mette in discussione il bando di gara, che è senza dubbio legittimo, toccando i requisiti fissati dai Monopoli per l'aggiudicazione, potrebbe portare alla redazione di una nuova convenzione di concessione o, comunque, di un atto integrativo, per sanare quella disparità di trattamento che si potrebbe avere tra concessionari. Ma tutto dipendere dal livello di approfondimento del giudizio della Corte, che viene chiamata ad esprimersi su punti specifici della materia.

 

LA NUOVA PRONUNCIA - La decisione, come detto, arriva in seguito al procedimento avviato dal concessionario Bplus (che viene sospeso, in attesa della Corte)  e ora spetterà all'organo di tutela della Costituzione valutare i profili di legittimità, “con riferimento alla possibilità per il legislatore di introdurre, a fronte di una posizione consolidata”, che ha comportato “un esborso non irrilevante di somme di denaro”, norme con “nuovi requisiti ed obblighi, tali da poterne pregiudicare la posizione di concessionario”.
In particolare si dovrà valutare l’incidenza delle norme sulla libertà d’impresa e se la retroattività “incontri un limite nei principi di eguaglianza e di ragionevolezza”. Anche per chi ha acquisito la posizione di “concessionario in prosecuzione” è possibile la revoca “per sopravvenute ragioni di pubblico interesse”, ma in questo caso anche nell’attuale disciplina giuridica è prevista, e deve essere valutata, “la necessità di indennizzo”.

 

LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE – Nella pronuncia del CdS (in allegato), si legge come “il legislatore, con l’art. 21 d.l. n. 78/2009, ha voluto disporre una speciale disciplina delle procedure “occorrenti per un nuovo affidamento in concessione della rete per la gestione telematica del gioco lecito”, al fine di garantire la particolare sperimentazione di cui all’art. 12, co. 1, lett. l), più volte citato. Tali procedure definiscono una sorta di “sistema binario”, dove ulteriori soggetti - selezionati in base a procedure aperte – si affiancano ai concessionari già presenti, laddove questi decidano di avvalersi della facoltà di presentare domanda di istallazione di videoterminali, pagando la somma prevista ex lege per ciascuno di questi ed in tal modo ottenendo la “conseguente prosecuzione” della concessione “senza alcuna soluzione di continuità”.
il “sistema binario”, quindi, così come prevede due tipologie di concessionari, prevede corrispondentemente, due “tipi” di concessione: la prima, quella dei preesistenti concessionari, che prosegue “senza alcuna soluzione di continuità”, una volta che questi abbiano richiesto e siano stati autorizzati all’istallazione dei videoterminali (ed abbiano pagato gli importi previsti); la seconda, quella dei nuovi concessionari. Ambedue le concessioni, e cioè la precedente che “prosegue” (recte: che continua ad avere efficacia oltre il termine di scadenza per essa previsto) e la nuova concessione, acquisita per effetto dell’aggiudicazione, devono avere la medesima efficacia temporale, proprio perché l’art. 21, co. 7, costruisce un sistema binario, di sostanziale parificazione dei concessionari, e ciò, inevitabilmente, anche in relazione alla durata della concessione medesima;
f) in definitiva, il significato da dare alla prevista “prosecuzione” della convenzione “senza alcuna soluzione di continuità”, deve essere quello di attribuire alla concessione ed alla convenzione in essere – qualora siano intervenuti i presupposti normativamente previsti – un termine di efficacia aggiuntivo, pari a quello delle nuove concessioni attribuite, escludendosi che il concessionario preesistente – una volta che abbia ottenuto le autorizzazioni richieste e versato l’importo dovuto – sia tenuto a partecipare ad una nuova gara per il (ri)affidamento della concessione in essere”.
La sentenza del 2 settembre ha inoltre affermato: “Da ultimo, il Collegio deve porsi – in riferimento al secondo, terzo e quarto motivo di appello (sub lett. b), c) e d) dell’esposizione in fatto) - il problema della legittimità degli atti con i quali si impone all’appellante la sottoscrizione di uno “schema di atto integrativo” alla convenzione di concessione.
Il Collegio non ignora che la sentenza impugnata ha accolto il ricorso instaurativo del giudizio di I grado “limitatamente alle indicate previsioni di cui allo schema di atto integrativo della convenzione di concessione, nella parte in cui impone ai concessionari, in costanza di concessione, requisiti ed obblighi che l’art. 1, commi 78 e 79, della legge n. 220 del 2010 non prevede come di immediata applicazione” (v. pag. 78 sent. appellata). Tuttavia:
- per un verso, l’annullamento risulta limitato alle sole previsioni non definite come “di immediata applicazione”, con ciò legittimando l’imposizione di “requisiti ed obblighi”, invece previsti come immediatamente introducibili;
- per altro verso, fa salva l’applicazione degli stessi “alle future concessioni”, nel presupposto – ora non confermato dalla presente decisione – della necessità di una nuova concessione/convenzione anche da parte dell’appellante”.
Il Collegio ritiene rilevante (in quanto comunque applicabile alle concessioni in essere), ai fini della completa definizione del presente giudizio, e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 79, l. n. 220/2010. . . .”, nonché dell’art. 1, commi 77 e 78, in quanto richiamati dal citato comma 79, e resi applicabili alle concessioni in essere.

 

LA PROSECUZIONE DELLA CONVEZIONE - Il Consiglio di Stato, “come innanzi già esposto, ha ritenuto che i concessionari già presenti, laddove decidano di avvalersi della facoltà di presentare domanda di istallazione di videoterminali, pagando la somma prevista ex lege per ciascuno di questi in tal modo ottengono la “conseguente prosecuzione” della concessione “senza alcuna soluzione di continuità”.
Secondo questo giudice, il significato da dare alla prevista “prosecuzione” della convenzione “senza alcuna soluzione di continuità”, deve essere quello di attribuire alla concessione ed alla convenzione in essere – qualora siano intervenuti i presupposti normativamente previsti (art. 21, co. 7, d.l. n. 78/2009)– un termine di efficacia aggiuntivo, pari a quello delle nuove concessioni attribuite, escludendosi che il concessionario preesistente – una volta che abbia ottenuto le autorizzazioni richieste e versato l’importo dovuto – sia tenuto a partecipare ad una nuova gara per il (ri)affidamento della concessione in essere.
Per un verso, dunque, sulla base della preesistente normativa, il concessionario ha acquisito un titolo alla prosecuzione del rapporto concessorio (nei sensi innanzi chiariti); per altro verso, il successivo art. 1, co. 79 l. n. 220/2010, introduce nuovi requisiti ed obblighi (di tipo soggettivo e gestionale), tali da incidere sulla effettiva possibilità di prosecuzione nel rapporto concessorio.
Ne consegue che questo giudice, ai fini della verifica di legittimità degli atti amministrativi con i quali i predetti requisiti ed obblighi vengono imposti (anche) al concessionario in regime di prosecuzione, non può che attendere – in quanto rilevante e dirimente – il giudizio della Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 79, l. n. 220/2010, e dei precedenti commi 77 e 78, in quanto da essa richiamati e per la parte in cui risultano applicabili ai concessionari che si siano avvalsi della facoltà di cui all’art. 21, co. 7, d.l. n. 78/2009”

Allegati:
Scarica questo file (CdS_Bplus_requisiti23settembre.pdf)CdS_Bplus_requisiti23settembre.pdf[La pronuncia completa del Consiglio di Stato (download)]116 Kb
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