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La difficile ripartenza dei giochi: raccolta apparecchi in calo fino al 35% ad agosto

  • Scritto da Ac

A un mese dalla riapertura totale dei giochi pubblici (in Trentino risale al 15 luglio) il comparto risente della pandemia e la raccolta viaggia tra -20 e -35 percento.

 

Apparecchi spenti, locali ancora chiusi e giocate in diminuzione. È questa l'altra faccia della ripartenza del gioco pubblico dopo il lockdown a un mese dalla definitiva ripresa dei lavori a livello nazionale. Sì, perché, dopo il via libera di metà giugno disposto dal legislatore, come noto, alcune regioni hanno scelto di ritardare la ripresa dai giochi con il Lazio che ha atteso l'inizio di luglio e il Trentino, addirittura, la metà del mese.

Trenta giorni dopo la riapertura generale, dunque, lo scenario appare ancora piuttosto compromesso: nonostante – va detto – in molti casi l'andamento dei locali si sia rivelato sostanzialmente migliore rispetto alle aspettative nefaste di molti operatori, che ritenevano la ripartenza forse molto più a rischio di quanto non si sia effettivamente rivelata (con il timore inizialmente diffuso che le prescrizioni sanitarie per il contenimento del virus potessero incidere molto di più sulla frequentazione dei locali pubblici), le difficoltà continuano a esserci e a farne le spese sono gli addetti ai lavori, per i quali il conto presentato dal Covid-19 continua a essere più che salato.

In particolare, guardando al segmento degli apparecchi da intrattenimento, che rappresenta la principale componente del gioco pubblico italiano, la raccolta nei primi 15 giorni di agosto risulta ancora ben lontana da quella dell'anno precedente. Secondo le elaborazioni di GiocoNews.it sui dati provenienti dalla filiera, in particolare, per le Awp la riduzione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente è di circa il 20 percento, mentre per le videolottery raggiunge addirittura il 35 percento. Anche se, va detto, in entrambi i casi sembrano registrarsi segnali di ripresa, con un trend di leggerissimo aumento rispetto ai primi 15 giorni del mese precedente (luglio 2020), tra il 7 e il 9 percento. Anche se ciò è probabilmente dovuto in gran parte alla ripartenza delle attività in quei territori in cui i locali risultavano ancora chiusi in quel periodo. Ma il segnale potrebbe comunque essere positivo, per gli addetti ai lavori, tenendo anche conto che l'estate, normalmente, rappresenta il periodo di minori giocate sugli apparecchi e tenendo comunque conto che su questo segmento a influire negativamente sulla raccolta, al di là del virus, sono già altri fattori, come la riduzione del payout su entrambi i prodotti e l'introduzione della tessera sanitaria per quanto riguarda le sole Vlt.

RIAPERTURE A RILENTO - Nel frattempo, tuttavia, continuano a esserci locali di gioco ancora chiusi a livello nazionale, come sta avvenendo anche per tanti altri settori dell'economia, in quanto – come segnalato - per molte realtà continua ad essere sconveniente rialzare la saracinesca di fronte ai costi di gestione lievitati, a causa delle prescrizioni normative e alle misure di sicurezza da prevedere nei locali, di fronte a capacità ridotte e frequentazioni al minimo. Sia per questioni di spazi che di carenza di pubblico.

A influire sul trend della raccolta, infine, è anche il minor numero di apparecchi attivi nei locali, a causa del distanziamento sociale che deve essere garantito all'interno di ogni spazio pubblico e che impone di rimuovere o disattivare alcune slot o vlt per garantire le distanze minime tra giocatori.

SALE GIOCHI E FEC A RISCHIO – Diversa e, forse, ancora più compromessa appare invece la situazione del comparto Amusement, cioè del puro intrattenimento. Sebbene le sale giochi in Italia siano state autorizzate a riaprire dall'inizio di giugno, con particolare riguardo a quelle concentrate attorno alle località balneari italiane, alcune delle grandi catene di sale e Fec hanno scelto di non farlo. Le limitazioni di capacità, anche qui, in alcuni casi hanno reso ancora anti-economico riaprire. E lo stesso avviene per i bowling e altre attrazioni. Ma anche dove si è tornati a operare, secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori, gli incassi viaggiano attorno al 50 percento in meno rispetto al periodo pre-Covid e questo anche a causa del minor numero di clienti nelle località turistiche e non solo a causa delle restrizioni che rendono meno accessibili i locali e alcuni giochi.

I TIMORI PER IL FUTURO - Tuttavia, la preoccupazione maggiore per l'industria italiana del gaming (e non solo) in questo momento è rivolta alla crescente incidenza di nuovi contagi dell'ultima settimana, che ha già portato il governo a chiudere nuovamente le discoteche in tutta la Penisola. Con il timore che si possa riproporre un nuovo lockdown anche per i locali di gioco e intrattenimento. Anche se il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, ha scongiurato il rischio di una nuova serrata generale delle attività generiche, parlando, piuttosto, di “chiusure mirate”, ma solo nel caso in cui il numero di contagi dovesse superare quota 1000 casi al giorno. Vale a dire, dei lockdown localizzati, cioè “limitati a un certo paese o a un determinato quartiere”. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbero esserci “zone rosse molto localizzate”: diverso quindi dal lockdown nazionale avvenuto tra marzo e giugno. Ma è evidente che, anche uno scenario di questo tipo, sarebbe deleterio per attività di gioco e pubblici esercizi, e per le imprese del settore di carattere prevalentemente locale.

 
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