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'Gioco non essenziale', il Tar respinge la richiesta di sospendere lo stop

  • Scritto da Redazione

Respinta l'istanza di annullamento dei Dpcm che sospendono l'esercizio di sale gioco, scommesse e bingo: il Tar del Lazio parla di 'attività sacrificabili'.

Sono una quindicina i titolari di sale giochi, scommesse e bingo che, su iniziativa Agisco, attraverso lo studio legale romano Lorenzoni hanno impugnato i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, del 3 novembre 2020 e del 3 dicembre 2020, nonché, con motivi aggiunti, il Dpcm del 14 gennaio 2021, nella parte in cui con tali atti è stata sospesa l’attività dei loro esercizi ma nonostante i reiterati tentativi dell'avvocato Travia di convincere i giudici, il Tar del Lazio (Prima sezione) ha respinto l'istanza cautelare di annullamento dei suddetti provvedimenti, previa sospensione dell'efficacia.

"Rilevato che non sussistono esigenze cautelari quanto agli atti impugnati con il ricorso introduttivo, avendo gli stessi perso efficacia ed essendo stati sostituiti dalle analoghe previsioni contenute nel 14 gennaio 2021, impugnato con motivi aggiunti; rilevato che tale ultimo provvedimento, nella parte in cui individua, fra le attività economiche oggetto di misure limitative e prescrizioni a tutela della salute pubblica, quelle di interesse della parte ricorrente - si legge nell'ordinanza - non appare illogica o irragionevole avendo l’amministrazione statale effettuato una valutazione inerente il grado di essenzialità dell’attività cui imporre il sacrificio, sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico, e prevedendo comunque un ristoro economico a compensazione del periodo di sospensione". Non sussistono dunque, secondo il Tribunale amministrativo, i presupposti per la concessione della misura cautelare, pur potendosi disporre la compensazione delle spese.
 
Il gioco legale insomma ancora una volta viene ritenuto sacrificabile, nonostante i numerosi addetti che occupa, le risorse che a regime garantisce all'Erario, lo spazio lasciato alla criminalità nel periodo di chiusura. 
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