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Microcredito: 'Nuova legge costringe operatori a lavorare in perdita', come nelle slot

  • Scritto da Ac

I paletti previsti dal governo possono essere rispettati solo da chi non punta alla sostenibilità economica. Situazione analoga a quella vissuta dai gestori di slot.

La situazione di (paradossale) impasse che vivono le imprese italiane del microcredito ricorda molto da vicino quella che stanno affrontando le società che gestiscono slot machine. Ovvero, a causa di una legge dello Stato attuata dall'attuale governo, le imprese del settore si ritrovano un piano non sostenibile che costringe gli operatori a lavorare in perdita. Nella speranza di un ravvedimento normativo.

LA VICENDA DEL MICROCREDITO - Come denunciato questa mattina da Il fatto quotidiano, dopo quattro anni di attesa il Tesoro ha emanato il decreto attuativo sul microcredito, con la Banca d’Italia che ha successivamente emanato (a giugno 2015) le attese norme per l’iscrizione all’elenco degli operatori del settore. Da allora però nulla o quasi è cambiato nel settore dei piccoli finanziamenti destinati a chi non è in grado di fornire le garanzie richieste dalle banche. Al punto che l’albo tenuto dall'organismo è ancora desolatamente vuoto, nonostante siano scaduti i nove mesi concessi alle società già costituite per fare domanda. Le uniche richieste, però arriverebbero da operatori che si appoggiano a banche o fondi rotativi messi a disposizione da enti pubblici. Questo perché i paletti fissati dal decreto dell’ottobre 2014 sono troppo stretti per consentire a chi li rispetta di reggersi sulle sue gambe. Al punto che l’hanno messo per iscritto anche due funzionari della stessa Bankitalia, avvertendo che il rischio sia di ritrovarsi con una attività degli operatori del settore non sostenibile nel lungo termine e che lacci e lacciuoli imposti all’iniziativa imprenditoriale ne frenino eccessivamente la redditività e scoraggino l’accesso di attori seri intenzionati a operare in modo imprenditoriale.
LA SITUAZIONE DELLE SLOT - Una situazione, come detto, che rievoca quella che stanno vivendo gli addetti ai lavori del comparto slot e, in particolare, le imprese di gestione. Anche qui, a causa di una legge dello Stato (la Stabilità 2016) e della sua attuazione (la disciplina straordinaria prevista dai Monopoli per l'assegnazione dei nulla osta di esercizio), esiste una categoria di addetti ai lavori, ovvero i gestori di apparecchi, che si ritrova costretta a lavorare in perdita, mettendo a bilancio un passivo (stimato dagli operatori attorno a un -8% al mese) almeno per i primi tre o 4 mesi dell'ano corrente. Questo perché la Stabilità ha previsto un netto rincaro della tassazione sugli apparecchi (più 4,5 percento) offrendo sì la possibilità di “compensarlo” con una riduzione del payout di 4 punti percentuali: ma questo significa, come noto, che i gestori dovranno sostituire le attuali macchine in circolazione (con payout al 74 percento) comprandone delle nuove e quindi facendo nuovi investimenti, obbligatori per rimanere in attività, e mentre le macchine che rimangono in esercizio non producono praticamente più reddito a causa della nuova tassazione che nel frattempo è già in vigore. Come se non bastasse, poi, la stessa Legge ha previsto anche un tetto sul rilascio dei nuovi nulla osta che pur non comportando stravolgimenti in termini di diffusione delle slot (visto che non mercato non era più cresciuto negli ultimi anni), ha avuto l'effetto di modificare le procedure di omologazione e attivazione degli apparecchi comportando seri rallentamenti nel processo di sostituzione delle macchine da gioco, proprio nel momento in cui serviva la maggiore celerità, pena la sopravvivenza di alcune imprese.
Non solo. Quello che in pochi hanno osservato finora è che, in questa particolare congiuntura, si inseriscono anche gli effetti della riforma del lavoro attuata dallo stesso governo con il jobs act. In virtù del quale non è più possibile per nessuna impresa rinnovare contratti di collaborazione a progetto o simili. Costringendo le imprese (di ogni settore) a rinunciare alla flessibilità utilizzata per alcune tipologie di collaboratori che nelle imprese di gestione, in questo particolare momento, diventa un'altra tegola, tenendo conto che la scelta diventa quella tra un oneroso contratto di assunzione a tempo indeterminato o un contratto a tempo determinato con aliquota molto più cara rispetto al passato. Per una ulteriore stangata.
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