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As.Tro spiega alla politica la “potenza delle lobby del gioco”

  • Scritto da Redazione

"L’espressione  'lobby del gioco' è molto inflazionata, e non avrebbe senso contestarla laddove si limitasse a descrivere il fenomeno del 'gruppo di pressione' che cerca di difendere i suoi interessi. Pare, poi, che persino il sistema politico ne sia munito, sotto forma di tutela delle rispettive prerogative interne, e quindi non emergono profili di apprensione sul punto.

Quando però si fanno pubblici proclami per alzare la guardia verso le “potenti lobby del gioco” (sarebbero addirittura plurime), bisogna almeno essere “informati” sui fatti". E' quanto rende noto l'associazione As.Tro spiegando alla politica che "l’industria del gioco lecito ha appreso da fonti di stampa, e non dalle normali relazioni istituzionali, che il Capo della Polizia ha recentemente firmato un decreto inter-dirigenziale che sancisce un investimento “coatto” a carico del settore apparecchi da intrattenimento a premio che “vale 1,5 miliardi di euro”, ovvero quasi il 100% dell’intero “utile di sistema del 2012” (6,5 miliardi di euro fatturato awp, il 50% del quale versato all’Erario, il 50% del residuo percepito da un componente di filiera esonerato da oneri di investimenti, ovvero gli esercenti). L’industria del gioco lecito ha “appreso” da fonti di stampa e dall’albo pretorio, che in mezza Italia gli apparecchi AWP non possono essere accesi per la durata di apertura dei locali, ma che devono osservare un contingentamento orario disposto dalle Amministrazioni Comunali senza neppure un simulacro di “audizione” del settore (che peraltro è obbligatorio per Legge). L’industria del gioco lecito è entrata nel “mirino” dell’azione antagonista, subendo l’occupazione della propria sede, il martellamento mediatico sui siti e sui S.F. da parte dei “collettivi no-slot”,  senza che nessuno riprendesse la notizia o si preoccupasse di esprimere la consueta e gratuita solidarietà solitamente a chiunque riconosciuta da chi riceve attacchi di tale tipologia. L’industria del gioco lecito è stata “sfrattata” dalla Liguria, ed entro i prossimi quattro anni neppure una slot “legale” potrà più risiedere su tale “suolo” (il divieto non opera per i congegni illegali”). L’industria del gioco lecito “vive” in uno stato di perenne “ambiguità”, posto che a fasi alterne vengono ad essa richiesti consistenti “arretramenti” e consistenti “avanzamenti” delle performance erariali. All’industria del “gioco lecito” si oppongono dati – flussi – evidenze statistiche su emergenze sanitarie – totalmente prive di conforto scientifico e totalmente diverse dalla realtà, senza alcun accesso a contradditori di rettifica. All’industria del “gioco lecito” si chiedono milioni di euro per “la promozione commerciale dei prodotti pubblici”, ma le si vieta la pubblicità (che pure si ostina a sostenere come invasiva e persistente). Nessuna altra entità è mai stata sottoposta ad una bad reputation “costruita mediaticamente su scala così massiva e distruttiva” come quella a cui il gioco lecito è stato “orgogliosamente” sottoposto da tutte le emittenti e testate pubbliche e private. Nessun “prodotto” (neppure l’eternit) è mai riuscito ad imporsi (al pari del gioco lecito) come “piaga nazionale prioritaria (n.d.a. risolta quella tutti i problemi del Paese spariscono), nell’ambito del “pensiero diffuso” coltivato dagli opinion maker. L’industria del gioco lecito è “in prima pagina” per i suoi rapporti con il settore creditizio, ma nessuno risponde alla segnalazione di questa Associazione che denuncia l’impossibilità per gli operatori “rappresentati” di mantenere o aprire un normale conto corrente dedicato all’azienda. Decoro impone di “troncare” l’elencazione già comunque significativa. Se di queste potenti lobby la Politica esprime giudizi di apprensione, è forse il caso che sia fatta al più presto una più puntuale ricognizione (e revisione) dei “fenomeni” e delle “definizioni”, affinché l’azione di Governo possa incidere più efficacemente sui problemi del Paese", conclude l'associazione.

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