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Pucci (Sgi): "Da scomparsa del gioco legale un costoso sistema sociale di intervento"

  • Scritto da Ac

Viterbo - Il presidente di As.Tro e vicepresidente di Confindustria Sistema Gioco Italia, Massimiliano Pucci, nel suo intervento al convegno di Codere, 'Nel Nome della Legalità' a Viterbo, sottolinea: “Oggi il gioco non autorizzato ha raggiunto una dimensione di sistema equipollente a quello lecito e occorre capire cosa ha generato questa crescita in meno di due anni, oramai certificata dai recenti dati sui controlli della Gdf, laddove la quasi totalità delle violazioni penali riscontrate sul territorio attengono ai centri scommessi privi di concessione e a congegni di gioco non appartenenti al circuito istituzionale.

Il caso di Frosinone, poi, è lampante: Frosinone vanta una quarantina di punti di scommesse autorizzati, in tutta la Provincia, e ne sono stati scoperti ben 27 (tra giugno e agosto 2013) di illegali. Scoprire le cause che hanno generato questo effetto moltiplicatore dell’offerta di gioco non autorizzata è quindi doveroso. Oggi il gioco è ‘il colpevole vicario’ di tutto. Oggi non esistono più bancarottieri, ladri, assassini, ma vittime del gioco che delinquono per colpa della loro condizione di soggiogati. L’emblema dell’interessamento politico al gioco legale lo abbiamo riscontrato il giorno della “celebre” mozione sulla moratoria – tutt’ora ancora vigente e immanente –votata al Senato lo scorso 5 settembre. In quel giorno si è decretato (con un atto di indirizzo e quindi solo per tale ragione senza efficacia di provvedimento esecutivo) la fine del circuito legale di gioco, la fine di una industria che paga 8,5 miliardi di tasse, e che sino ad ora era stata aggredita solo dalla Politica Locale, ovvero dagli Enti Territoriali. Sul punto però evidenzio che non tutti gli Enti Territoriali si sono comportati allo stesso modo. In Liguria si è deciso di abolire sostanzialmente il gioco legale, arrestando qualsiasi nuova installazione e insediamento e programmando l’espulsione progressiva 'dell’esistente' in 4 anni, E nel capoluogo si è pensato bene – nel frattempo – di “spegnerlo” alle 19.30, agevolandone la “fuoriuscita” per sopravvenuta improduttività. In Emilia Romagna si è pensato, invece, di mettere il cittadino al centro dell’attenzione istituzionale, pensando a come consegnargli un contesto più sicuro, dotato di servizi, e imponendo professionalità specifica agli operatori: la pressione fiscale è stata costantemente innalzata a dispetto del decrescere dei ricavi di filiera, ed il nostro si è rivelato l’unico settore industriale che non ha mai beneficiato di incentivi. Se il gioco lecito è il ‘colpevole vicario’ per ogni ignominia, senza neppure la dignità minimale che ad ogni impresa è concessa, allora è ovvio che si contragga, che sia soppiantato da chi fa lo stesso lavoro senza tasse, e scrupoli, per giunta sottoposto ad una deterrenza risibile, in quanto limitante ad iniziative che la Magistratura penale del riesame annulla o a sanzioni pecuniarie comminate a tenutari di locali nullatenenti. Il gioco lecito può essere espulso, ovvero può essere circoscritto sino a limiti tali da impedirne la sua sopravvivenza. Ciò non vorrà dire – però – eliminare il gioco, anzi, significherà solo consegnare al circuito “alternativo” tutta la popolazione di consumatori dei servizi di sorte. A questo punto anche gli ‘assuefatti’ al battage mediatico anti-gioco si accorgeranno che: i soggetti che non operano sotto il controllo di pubblici poteri sono 'refrattari' a posizionarsi a centinaia di metri da luoghi più o meno sensibili, non perdono tempo a controllare l’età del giocatore, o a identificarlo per transazioni meritevoli di tracciatura, non investono in informazione responsabile e non devolvono alcunché a progetti di utilità sociale come fanno le attuali imprese del comparto. Gli ‘svaniti’ proventi del gioco lecito dovranno essere rimpiazzati da manovre economiche da lacrime e sangue, e che non si realizzerà nessuna di quelle 'compensazion' che certe rappresentanze di consumatori paventano oggi tra gettito da gioco e spesa sanitaria per ludopatici: anzi. Proprio dalla scomparsa del gioco autorizzato e controllato deriverà l’impellenza di un vero e costoso sistema sociale di intervento per soccorrere tutta l’ utenza dirottata imprudentemente verso un circuito che opera al di fuori della legge, a cui nessuna 'moratoria' sarà applicabile (esattamente come successe tra gli anni 1995 – 2003, allorquando nessuna legge e nessuna campagna repressiva riusciva a far scendere il numero dei videopoker installati nel Paese, oltre 800.000 all’epoca)”.

 

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