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Prevenzione al gioco patologico: As.tro "Senza coinvolgimento settore è solo uno slogan"

  • Scritto da Redazione

"Il motto che si sta affermando sempre più è quello che distingue il fare dal dire. Putroppo sono poche le entità che fanno seguire i fatti ai buoni propositi. La Regione Emilia Romagna (una delle pochissime realtà di eccellenza nell’ambito dell’integrazione globale territorio-imprese-società civile), ha dato un esempio di laboriosità e serietà, sul fronte della prevenzione al gioco patologico, che molte altri contesti elettivi locali hanno ritenuto troppo impegnativo (culturalmente prima ancora che politicamente)". E' quanto sottolinea l'associazione As.Tro. Secono As.Tro "i contenuti della legge sul gioco (e non contro il gioco) che l’Emila Romagna ha varato, infatti, non sono improntati ai divieti ma agli obblighi, o, per meglio dire, ad un sistema integrato di cautele preventive e di profilassi, che puntano al miglioramento dello status quo e non alla sua rimozione, coinvolgendo tutte le realtà operative sul territorio (dalle imprese, agli esercizi, dalle Istituzioni sociali, sanitarie e scolastiche, alle organizzazioni di volontariato credibili e selezionate). Il gioco lecito considera l’ Emilia Romagna, la terza Regione (almeno) per ordine di importanza, anche calcolando il numero di insediamenti economici che sul gioco lecito (e per il gioco lecito) lavorano ed operano, o che semplicemente ne costituiscono componenti della filiera di distribuzione. I contesti oggettivi, quindi, per quella demagogica deriva, che quasi ovunque si è inscenata per combattere il gioco (ma solo quello legale, e chissà perché senza alcuna presa di posizione contro quello irregolare), ci sarebbero tutti.

Essi, tuttavia, sono stati rimandati al mittente (alla campagna di panico morale) in favore di una politica che storicamente ha costruito 'sul fare' una realtà amministrativa idonea a consegnare ai cittadini uno dei territori più vivibili al mondo (nonostante le slot nei bar, e nonostante la restante offerta di gioco lecito). Verrebbe quindi da dire che se un territorio dovesse avvertire la necessità di chiudere (ad esempio) una sala scommessa autorizzata (magari lasciando aperto un Ced non autorizzato) per esigenze straordinarie ed indifferibili di natura sanitaria collettiva, la colpa dovrebbe essere innanzitutto di chi ha permesso che 'un mero insediamento autorizzato e lecito' potesse generare nella cittadinanza così tanto disagio. Un tessuto sociale 'debole' è sempre colpa di chi lo ha amministrato, e mai degli 'alieni'.

Molto più 'pragmaticamente', invece, è più corretto sostenere che sono pochi quei territori che non avvertono l’esigenza di 'buttarla sulla demagogia', e che si propongono, anche sul gioco (e per di più se di gioco lecito si tratta), di adottare solo quegli strumenti di 'buona politica' che la loro tradizione ha recepito come ordinari processi decisionali.

Ecco quindi che la legge dell’Emilia Romagna: non si definisce contro, ma di prevenzione verso; non introduce il coprifuoco etico ai costumi della cittadinanza, ma fissa i paletti per la convivenza tra imprese e territori; fa sedere allo stesso tavolo chi genera l’impatto sociale, qualunque esso sia in realtà (l’industria), e chi questo impatto lo deve gestire (il territorio).

Tutto facile? Forse: basta avere la giusta esperienza nella gestione pubblica improntata al rispetto dell’industria e del commercio che osserva le regole (e che sul territorio garantisce occupazione e sviluppo), unitamente alla sensibilità di ascoltare i bisogni (e non i rumori di pancia) dei cittadini. Questa è la lettura tecnico-politica che più onestamente ci si sente di proporre al pubblico sul fenomeno in questione, alla quale si farà sempre richiamo per commentare le passate e le future iniziative degli enti locali, e alla quale molti cittadini stanno già mostrando di aderire laddove nelle loro 'manifestazioni' contro l’attuale disagio, ben si guardano di menzionare la richiesta di smantellamento del sistema gioco lecito".

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