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Taraddei (As.Tro): "Il popolo dei no-slot è di 93.000 persone"

  • Scritto da Redazione

“Una delegazione di cinquanta amministratori comunali e attivisti di varia natura hanno orgogliosamente mostrato al Presidente della Camera la ‘somma’ dei dissensi alle slot, raccolti in circa 8.000 Comuni Italiani. 93.000 firme sono state complessivamente raccolte per chiedere al Parlamento la cacciata del gioco legale e controllato dalle città e dai paesi, a testimonianza del fatto che esiste una ‘opinione’ che non considera rilevante il bacino occupazionale di 100.000 addetti garantito da questo prodotto di Stato, unitamente ai suoi 4,5 miliardi di euro incamerati annualmente dall’Erario”.

È il commento del direttore generale di As.Tro, Silvia Taraddei, commentando la consegna delle firme da parte di Legautonomie al presidente Boldrini.

 

“Una moderna e occidentale ‘democrazia’ (tale è ancora la qualifica dello Stato Italiano internazionalmente riconosciuta) deve poter ‘attribuire’ a tale dissenso un valore, che non è solo quello dell’insignificanza assoluta che deriverebbe automaticamente dalla media firme/Comuni (parliamo di 12 sottoscrizione per Comune, come correttamente giù rilevato dal Presidente di Ferderbingo, Italo Marcotti), bensì quello della Istituzionale ponderatezza tra pubbliche esigenze e private aspettative. Uno ‘Stato’ degno di questo nome dovrebbe potersi proporre a braccia aperte a tutti i cittadini, mostrando di ‘considerare’ la loro opinione, pur nell’ambito di un dovere di Governo che si propone il ‘giusto’ per 60 milioni di Italiani e quasi 5 milioni di stranieri residenti stabilmente nel Paese. Una democrazia viva non rifiuta il confronto con il suo ‘1,5%’, ma dovrebbe avere il ‘tatto’ necessario per significargli la distanza rispetto al restante 98,5%, e la conseguente inidoneità a fungere da ‘faro – guida’. Sul piatto della bilancia non c’è l’alternativa tra un Paese inquinato da veleni e un Paese fotocopia dell’Eden. Il gioco lecito non ha avvelenato l’acqua o l’aria, ma ha sicuramente impattato in modo disordinato sui territori, nella totale assenza di una pianificazione normativa preventiva che consentisse di pensare all’industria del gioco lecito come ad una normale ‘attività economica’, da un lato, e come istituzionale antagonista al gioco illegale, dall’altro lato. L’alternativa reale è questa: a fronte dei 23 miliardi di euro che il gioco non autorizzato già fattura, vogliamo concedergli anche i 17 dell’industria del gioco lecito, mandando per strada i 200.000 addetti complessivi di tutti i segmenti del settore, oppure vogliamo ‘solo’ ragionare sulla creazione di un sistema più equilibrato, uniformemente regolamentato su tutto il Paese, e più rispettoso di alcune sacrosante esigenze di salvaguardia del decoro urbano? Vogliamo privare lo Stato dello strumento attraverso il quale controllare una propensione di spesa degli Italiani che è radicata da oltre vent’anni, oppure lasciare che siano solo dei privati non selezionati a decidere cosa proporre come sfida di sorte agli Italiani. Oggi la slot a moneta metallica in un bar è presidio di legalità, presidio (migliorabile certo) di responsabilità e moderazione con cui un cittadino può sfidare la sorte con un solo euro, certezza di controllo. L’1% degli italiani vuol tornare al far west del passato, vietando tutto e quindi consentendo ogni cosa”, continua Taraddei.

As.Tro si opporrà sempre a chi pensa di tutelare i deboli consigliando loro di non uscire di casa solo per non scontrarsi coi forti, di non fare perché non possono capire come farlo, di non pensare, perché troppo rischioso potrebbe essere l’esito di una analisi, di non giocare perché privi della capacità di controllarsi emotivamente e finanziariamente. Chissà se il 98,5% degli italiani è d’accordo a sentirsi dare questi consigli dall’1,5%”, conclude.

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