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New slot al 70%: As.Tro “Una sfida per tutto il settore”

  • Scritto da Redazione

Per gli addetti ai lavori, la nozione di pay out nell’ambito degli apparecchi new slot è ben nota ed è parimenti conosciuta la difficoltà di progettazione software che caratterizza la nascita di una funzione che possa far combaciare tutte le obbligatorie specifiche di funzionamento del gioco con l’appeal dello stesso. L’attuale formulazione della legge di Stabilità, anch’essa ben nota, introduce una sfida tecnica che, in assenza di mutamenti della regolamentazione sulle specifiche tecniche e, soprattutto, in assenza di tempistiche più ampie di quelle paventate dall’Esecutivo, rischia di trasformarsi in una missione (quasi) impossibile.

“Tutto si può fare, ma non è detto che funzioni (o che funzioni come ci si aspetta), è la regola aurea che governa la progettazione software, che, nel caso specifico del gioco applicato alle new slot, trova assoluta conferma”, afferma l’avvocato Michele Franzoso del Centro Studi Astro.

“Ponendo per assurdo che la procedura di omologazione e certificazione dei prodotti possa esaurirsi nella stringata tempistica individuata dal Legislatore (in 3 mesi non si può certo fare ciò che richiede un anno), occorre chiedersi quanto occorra ai programmatori per riscrivere la funzione e verificarne il funzionamento (almeno sotto il profilo dei test ai simulatori). Ponendo per assurdo che tale funzione già sia stata da qualcuno progettata, e qualche Ente Omologatore già abbia accettato di studiarla per mettersi avanti coi lavori, resta sempre da chiedersi se il sistema possa reggere su basi macro-economiche così approssimative. Quando il pay out è passato dal 75 al 74, tanti congegni con la percentuale di retrocessione più alta non sono stati sostituiti, e tanti lo sono stati, ma con molta cautela e calma. Si possono citare tante cause di questo fenomeno, ma le principali sono due:

a fronte del drastico calo della raccolta di gioco, un punto non sposta sempre e comunque importi tali da giustificare un nuovo investimento; a fronte delle chiusure delle linee di credito bancario, il peso di un investimento per sostituire un bene strumentale non ancora ammortizzato è molto elevato. A fronte di un ulteriore cambio di pay out, ma di proporzioni così elevate (4 punti), le criticità sopra elencate restano, con l’aggravamento determinato dal fatto che l’investimento si presenta come obbligato, in quanto imposto da una tassazione che condanna ogni congegno al 74% alla perdita di esercizio. Tutto il settore è quindi sottoposto ad una sfida che teoricamente non potrebbe vincere. Finanziariamente tutta l’operazione di sostituzione dovrebbe essere affrontata con liquidità interna del settore, da tempo erosa da 3 crolli consecutivi della raccolta negli ultimi 3 anni, da un cambio macchine appena concluso e anch’esso perfezionato senza soccorso bancario. Tecnicamente la trasformazione e la omologazione delle attuali funzioni matematiche di distribuzione delle vincite dovrebbe essere perfezionata a tempi di record, tali da rendere di fatto fortunato e non solo bravo il consesso imprenditoriale produttore-omologatore che riescano a realizzare un prodotto funzionante, affidabile, performante. Burocraticamente, la certificazione dei nuovi prodotti, e quindi in varo della nuova distribuzione, dovrebbe presupporre tempistiche di disbrigo delle pratiche del 300% più celeri delle attuali, nonché una dotazione sensibilmente implementata di personale che non sembra attuabile all’orizzonte. È quindi corretto, oltre che doveroso, classificare la novella normativa della legge di stabilità come non attuabile nei termini illustrati nella relazione illustrativa, secondo la quale all’abbassamento del pay out segue l’innalzamento del Preu per il rapporto strutturale che lega le due componenti. Il dato che fa saltare il banco è la predeterminazione di un termine dal quale l’aliquota sale a prescindere dall’ultimazione delle plurime procedure necessarie per abbassare il Pay out. La manovra governativa, in conclusione, non è a saldo zero, bensì a saldo fortemente negativo, in quanto i tre miliardi di PREU che le new slot garantiscono annualmente, presuppongono centinaia di imprese di gestione in grado di mantenerle in esercizio con un margine (piccolo ma esistente) di ricavo netto, venuto meno il quale (dal giorno dopo la ipotetica entrata in vigore dell’aliquota maggiorata in assenza dei nuovi prodotti a disposizione), la interruzione della raccolta è imposta dal precetto dalla legge fallimentare che vieta il dissesto finanziario volontario dell’azienda. L’unica teorica strategia d’uscita sarebbe l’integrale sostituzione di tutti gli attuali attori economici consolidati, a favore di un nuovo/nuovi soggetti economici che entrerebbero in gioco proprio nel momento in cui gli altri dovessero essere costretti al ritiro, trasformando la perdita iniziale di esercizio in investimento per conquistare tutto il mercato. Un esempio pratico: se tutti i gestori dovessero essere costretti allo stop aziendale dal 30 marzo 2014, un nuovo gestore potrebbe soppiantarli tutti, spendendo circa 800 milioni di euro, a fronte della conquista di un monopolio di fatto del servizio di raccolta del residuo netto di gioco (il cui mercato vale circa 1,2 miliardi l’anno di fatturato). La verosimile assenza di tale soggetto mette alle strette l’Erario, ma il settore ci abitua spesso a vedere anche l’impossibile: in questo caso, sarebbe meglio che fosse il settore a studiare una propria strategia di uscita, sfidando le teoriche impossibilità, ma soprattutto comprendendo cosa vuole il Governo dai propri apparecchi da gioco lecito: tenerli o sopprimerli a favore di Totem anarchici magari tassati a forfait con una mera (ma corposa) imposta di installazione (sulle stile di quanto pensato per i Ced-Ctd)”, conclude il legale.

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