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L’addizionale dei 500 milioni e le scelte dei territori: As.Tro “Vicino l’addio al gioco lecito"

  • Scritto da Redazione

“In mezza Italia, da settembre 2014 in poi, si sono introdotte stringenti limitazioni orarie all’esercizio degli apparecchi da gioco lecito.

E’ quindi evidente che un apparecchio che deve stare spento per oltre il 50% del suo tempo di potenziale esercizio non possa raccogliere alcunché, e quindi generare alcun provento (ordinario o straordinario che sia), non essendo ipotizzabile la concentrazione dell’utenza nelle sole fasce orarie consentite dai provvedimenti comunali. A Milano, Pavia, Padova, tanto per citare i casi più esemplari gli Amministratori Locali sventolano il vessillo del territorio a slot zero, e nessuno si pone la domanda di come sarà possibile incamerare tributi da congegni spenti, quando non addirittura rimossi a magazzino per intervenuta scarsa redditività”. È quanto evidenzia l’associazione As.tro che torna sulla legge di Stabilità e sull’addizionale dei 500 milioni di euro chiesti al settore degli apparecchi da intrattenimento con vincita dal Governo. Ma anche sulle politiche locali in materia di gioco.

 

 

In Liguria, la legge regionale anti-slot decreta il game over per gli apparecchi da gioco nel 2017, anno in cui il rinnovo del permesso di installare un congegno dovrà rispettare le distanze dai luoghi sensibili (bancomat compresi), e nessuno si pone il problema di come poter ipotizzare una raccolta erariale da un congegno che non c’è più. In decine di altri enti locali, ci si appresta al varo di normative e disposizioni analoghe, a conferma del fatto che a pochi interessa la dicotomia tra pretesa erariale crescente sul gioco e spinta abolizionista dei territori. Viene quindi da chiedersi se questa Legge di stabilità abbia veramente voluto introdurre solo un maggior gettito, ovvero, più verosimilmente, smantellare l’attuale sistema, già caratterizzato (da un lato), da un elevato numero di concessionari, gestori e punti vendita, impossibilitati a far fronte a questo esborso straordinario, e (dall’altro lato) proiettato nel futuro verso l’universale impossibilità di onorare un debito che la contrazione della raccolta 2015 decreterà come insostenibile per tutti (nessuno escluso). Due, quindi, le strade interpretative: un macroscopico errore di calcolo (improbabile), oppure l’avvio di un percorso di razionalizzazione del mercato che preceda il decreto attuativo della delega fiscale consegnando al Legislatore un comparto già ridotto ai minimi termini, e quindi agevolmente trasformabile in altro. Eliminare la slot dai bar sembra facile nell’ambito di una nuova legge, ma scriverlo significa anche esporsi al giudizio politico di un mezzo milione di famiglie rimaste, a vario titolo, senza un sostentamento importante se non unico. Se, invece, la slot esce da sola dal bar per una moltitudine di concause (i 500 milioni, i distanziometri regionali, le ordinanze comunali), allora si hanno le mani più libere. Il dato sconsolante di questa ipotetica strategia è che non risulta neppure coerente con il quadro reale del Paese, in cui non esiste solo l’offerta di gioco lecito, ma anche una organizzata presenza di prodotti non autorizzati già pronti a soppiantare ogni centimetro di territorio che dovesse liberarsi dalla presenza dei congegni legali e dei punti di raccolta legale di scommesse, la cui forza è stata proprio aumentata dagli ultimi 2 anni di ostracismo istituzionale verso chi lavora per il gioco pubblico. L’ennesima azienda pubblica (una delle poche, però, a non generare passività) si appresta quindi allo smantellamento, generando l’ennesimo circuito parallelo di economia sommersa, che, tra qualche anno, si cercherà magari di far riemergere. Persino la follia, a volte, risulta più comprensibile”, conclude l’associazione.

 

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