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Normative locali di limitazione al gioco e ‘decreto attuativo legge delega’: As.tro ‘Serve Gaming Act’

  • Scritto da Redazione

“Con rammarico si assiste quotidianamente a uno stillicidio di dichiarazioni e prese di posizione da parte di amministratori locali, univocamente tese a chiedere al Governo il mantenimento delle limitazioni territorialmente assunte da vari Comuni e/o Regioni”.

Lo sottolinea l’associazione degli operatori del gioco lecito, As.tro. In particolare, “ognuno propugna la propria legge vigente nella propria città o nella propria Regione, come la migliore per prevenire problemi sociali legati al gioco, ma nessuno riesce a spiegare le ragioni per le quali lo Stato dovrebbe consegnare la propria riserva, peraltro rafforzata nel nuovo testo costituzionale sul Titolo V della Carta.

 

I territori che hanno allontanato il gioco legale non hanno sconfitto il gioco patologico, non hanno educato le cittadinanze verso modelli responsabili, non hanno investito un solo euro per ospitare l'industria del gioco lecito in modo da renderla una risorsa per il territorio. Di fatto hanno solo spianato la strada al gioco non autorizzato, non controllato, non assoggettato a permessi e a operatori professionali, e quindi non sottoposto a tassazione”.

Città come Genova, Torino, Bolzano, Milano, Padova, Pavia, secondo l’associazione, “non sono migliorate dopo le battaglie anti-slot, non hanno rimosso le loro ataviche problematiche sociali e/o ambientali, ma hanno solo messo in crisi un settore economico che, prima, si proponeva come importante realtà industriale e presidio di legalità. Nonostante la conclamata inefficacia delle terapie amministrative sino ad ora allestite, quindi, si pretende di ottenere dei riconoscimenti e il mantenimento delle prerogative sino ad ora utilizzate senza alcun esito apprezzabile (su nessuno dei profili asseritamente affrontati). Il decreto attuativo della Legge delega, come peraltro recita l'articolo 14 della stessa legge (approvata in Parlamento con toni trionfalistici da parte dei c.d. amministratori no-slot), dovrà consegnare al Paese una normativa unica per tutto il Paese, superando le diversità attuali tra Regioni e Comuni. Un interrogativo si impone a questo punto: a fronte degli effetti sino ad ora prodotti dalle normative locali (ovvero crisi economica e gioco illegale), la nuova disciplina che il Governo si appresta a varare dovrà ispirarsi ad una summa tra disposizioni che non hanno mai dato l'effetto sperato, oppure dovrà ispirarsi a criteri differenti ?

E se la risposta risulta evidentemente la seconda tra quelle prospettate, è forse verosimile che all'industria del gioco lecito possano essere applicati i medesimi criteri con cui si trattano le altre industrie? Il 99,9% delle ‘industrie’ hanno impatti ambientali e sociali, ma non per queste vengono discriminate, ma solo regolamentate in virtù dell'equilibrio tra sviluppo e salute pubblica, solitamente interpretato con dati certi e poca ideologia, perché nessuno Stato frena l'economia ‘per partito preso’. Nel gioco lecito, invece, dovrebbero valere leggi in deroga rispetto ai canoni industriali, precetti speciali per circoscriverlo ed estinguerlo, ordinanze eccezionali per spegnerlo al calar del sole. Il Governo in carica è impegnato su molti fronti e l'auspicio di tutti è che possa intervenire anche sul gioco attraverso quella rimozione di usanze e credenze medioevali che altrove hanno consentito di parlare di rinnovamento, magari non condiviso da tutti, ma pur sempre orientato a cacciare ciò che non funziona più, in modo incontrovertibile, e da tempo oramai eccessivo.

Per cambiare pagina, all'industria del gioco lecito serve un Gaming Act, ovvero una legge che ponga l'oggetto che disciplina in una cornice di tutela, sviluppo, modernità. Se ciò avverrà anche i territori ne beneficeranno, quanto meno in modo più apprezzabile di quanto sino ad ora è capitato con i coprifuoco alle slot, o i distanziometri metrici”.

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