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As.tro: ‘Alla criminalità piace il gioco, quello illegale’

  • Scritto da Redazione

L’associazione As.Tro mette in luce la sostanziale differenza tra gioco legale e illegale e l’apprezzamento della criminalità per quest’utlimo.

 

“Tra il pressapochismo che spesso caratterizza l’analisi del ‘mondo’ del gioco c’è la mancata distinzione tra gioco legale e gioco non legale, ovvero tra quello che si limita a distribuire prodotti del portafoglio pubblico (e a incamerare i modesti proventi che residuano dopo il soddisfacimento dei costi e dell’Erario), e quello che distribuisce ‘altri’ prodotti, la cui principale diversità rispetto ai primi è la ‘fiscalità agevolata’, in quanto assente”. È quanto sottolinea l’associazione As.Tro in una nota.

 

Questo profilo è addirittura ‘posto in discussione’ da coloro che – senza dati e senza attenzione agli ultimi accadimenti – cita rapporti e relazioni che testimonierebbero, per gli anni 2008-2009-forse anche 2010, come alcune Organizzazioni Criminali di stampo Mafioso abbiano allestito società con la finalità di gestire i congegni da gioco lecito sui territori dalle stesse già controllate, a livello ‘sistemico’, in ogni altro profilo economico-politico-sociale. Del passato si occupano i processi in corso, ma del presente si dovrebbe occupare l’intelligenza, ovvero quella che dovrebbe comprendere il ‘nuovo’ orientamento intrapreso da quelle Organizzazioni che sono state recente individuate da alcune Procure Procedenti, alle quali viene oramai sempre più contestato un disegno criminoso ben preciso: posizionare su ‘base terrestre’ (circoli, bar, e altri locali) apparati per la raccolta di gioco non autorizzato distribuito on line da server collocati in Paesi in cui si concede agevolmente l’affitto o l’allestimento di una piattaforma tecnologica per la distribuzione (verso l’Italia) di gioco online. Che fine hanno fatto le ‘famose’ schede taroccate, o i congegni ‘clone’ che hanno contraddistinto le indagini ‘storiche’ sul settore, ovvero quegli strumenti del ‘malaffare’ che comprovavano ‘l’interessamento’ della criminalità per quel gioco legale che uno ‘Stato distratto’ aveva reso legale, ripudiando il proibizionismo in vigore sino al 2004?”.
Apparentemente, questi ‘strumenti’ sono stati ‘rottamati’ da quel lucido e spietato approccio economico che normalmente caratterizza lo scopo sociale di una impresa dell’economia illegale, in virtù della quale il profitto maggiore scaccia quello minore, e il rischio minore scaccia quello maggiore. Semplice è la logica, diretta ne è l’esecuzione. La differenza tra ‘furbetto’ e ‘criminale’, è pertanto questa, ovvero la caratura ‘professionale’ con la quale si analizzano costi e benefici di una scelta di attività e dei relativi strumenti di attuazione. Che di gioco si tratti è evidente, perché solo i proibizionisti dell’avvento non considerano che un bacino di utenti di 30 milioni di persone che domandano quotidianamente gioco non si ‘gestisce’ con distanziometri metrici e limitazioni orarie di accensione delle slot lecite. L’effetto che queste ‘soluzioni normative’ producono è quello di non ‘far lavorare’ i congegni leciti, i quali, pertanto, perdono di appeal. La ‘reazione’ di chi – pertanto – dal gioco vuole trarre guadagni elevati e fiscalmente occultati non può che essere quella di adottare ‘strumenti diversi’, quali i dispositivi muniti di connettività, per far giocare gli utenti su una sala giochi ‘virtuale e clandestina’ (la piattaforma web insediata in un server estero e distribuita da sito estero). L’ultima indagine che le cronache raccontano identifica nell’on – line lo strumento attraverso il quale si può proporre gioco (non legale e non tassato) all’interno delle aree sensibili, e all’interno delle ore ‘sensibili’. Alla luce di queste evidenze, che speriamo correttamente valutate dagli Organismi di competenza con tempistiche un po’ più rapide rispetto alle tradizionali, risulta chiaro che l’impresa lecita votata al solo rispetto della legalità è destinata, in Italia, a un futuro sempre più arduo. Proprio nel momento in cui l’evoluzione tecnologica degli apparecchi ‘leciti’ può consentire un’elevata efficienza dei controlli preventivi e repressivi (e quindi garantire il profilo erariale e la tutela dell’utenza), il ‘gioco legale’ viene spento per 12-14 ore al giorno, oppure distanziato sino ai margini dei confini urbani. In Italia, le verifiche di salvaguardia sono spesso ‘rimandate’, ma prima o poi si fanno, e il ritardo con cui si attuano cagionano spesso tanti rimpianti: nessuno dubita più dell’utilità del Tutor se i dati dimostrano che i morti sulle autostrade si dimezzano dopo l’introduzione della rilevazione elettronica della velocità. Nessuno – tuttavia – si interroga del perché un’industria dovrebbe estinguersi se i territori caratterizzati da distanziometri e ordinanze orarie sono diventati lazzaretti di ludopatia e depositari dell’illegalità diffusa nella distribuzione di gioco non autorizzato, proprio dopo l’introduzione delle disposizioni anti-slot. Se a ciò si aggiunge che ‘il clima anti-gioco’ consente – addirittura - di ‘applaudire’ ad una spesa pubblica di 43.000 euro (per esempio quella della regione Lombardia per un Comune del distretto) stanziata e approvata per ‘contare’ le stesse slot (lecite) che Adm già ‘conta’ quotidianamente, un cambiamento di approccio sul ‘gioco lecito’ dovrebbe assumere una ‘rilevanza politica’ molto più marcata”, conclude l’associazione.  
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