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Franzoso (As.Tro): 'Ordinanze su gioco siano risolutrici di problemi'

  • Scritto da Redazione

L'associazione degli operatori del gioco lecito As.Tro interviene in merito all'ordinanza sugli orari slot a Verona.

 

"Il più recente scenario di interventismo locale, sul fronte della riduzione dell’orario degli apparecchi da gioco lecito, è rappresentato dalla città di Verona e dai Comuni della relativa provincia, uniti nella iniziativa di contingentare l’orario di accensione degli apparecchi da gioco legale, tramite le ordinanze sindacali". Lo sottolinea l'avvocato Michele Franzoso, del Centro Studi As.Tro, alla luce delle ultime ordinanze in tema di orari per le slot machine.

 

"La recente dichiarazione del sindaco di Verona in merito alla 'inoppugnabilità' dei provvedimenti amministrativi, apre ad un dibattito che pretende di tracimare la bontà della politica nel diritto amministrativo, all’insegna della tesi 'se l’ordinanza è legittima allora si è nel giusto'. Ciò rivela una gravissima debolezza della politica, e prima ancora del pensiero politico ispiratore dell’amministrazione di un territorio, per il quale la legalità formale non può essere il punto di arrivo dell’azione pubblica, semmai la mera base minimale", prosegue Franzoso.

Ai sindaci, "i cittadini non chiedono di fare provvedimenti leciti, che tali debbono sempre essere, a prescindere, bensì atti che siano idonei a risolvere quei problemi che dichiaratamente si è inteso affrontare con l’azione amministrativa. Ciò che ai cittadini veronesi (e dei comuni limitrofi) dovrà essere spiegato, pertanto, non è la bravura delle avvocature interne delle amministrazioni, ma le concrete previsioni di abbattimento del problema ludopatia che le ordinanze sindacali hanno l’ambizione di traguardare.

Nello spiegare detta previsione, inoltre, si dovrà dare atto che ovunque si sia affermato il principio del gioco lecito solo ad orari stabiliti (distanziometro temporale), oppure solo in luoghi stabiliti (distanziometro metrico), non è mai stata censita alcuna incidenza di calo della dipendenza da gioco. Nonostante siano oramai numerosi i territori in cui la vigenza di dette restrizioni sia strutturata, e quindi prolungata nel tempo, non vi è ente locale (da Bolzano a Mazara del Vallo), che abbia reso noto una diminuzione del problema socio-sanitario collegato al gioco successivamente all’adozione delle restrizioni.

Ciò che è intuitivo, quindi, è smentito dalla realtà: la slot legale accesa 12-18 ore, produce determinati effetti negativi? Restando accesa solo 8 ore li riduce? E' questa la domanda a cui occorre saper rispondere, prima di vantare la inoppugnabilità del provvedimento. L’esperienza di Milano, Pavia, Bolzano, Genova, Padova, Bologna, ci rivela che nessuna struttura sanitaria di tali città censisce il calo dell’incidenza del Gap dopo l’introduzione di limitazioni orarie di accensione delle slot lecite, in quanto esse generano solo una migrazione dell’utenza da ciò che è spento a ciò che resta acceso o accessibile (legale o illegale che sia), con aggravamento degli effetti socio-sanitari e aggravamento delle affezioni in corso.

La città di Verona vincerà al Tar (forse), ma a perdere saranno i veronesi, la cui amministrazione, per affrontare un problema, si è affidata ad un percorso intuitivo, privo di conclamato riscontro positivo di efficacia, e già smentito in termini di idoneità da tante altre realtà cittadine e metropolitane.

A perdere sarà il rapporto stato – enti locali, che sicuramente non si evolverà in termini di collaborazione e miglior riparto delle risorse, visto che per affrontare un problema sanitario gli enti locali decidono deliberatamente di ridurre le entrate erariali derivanti dal gioco legale, pur di adottare strumenti a conclamata inefficacia socio-sanitaria.
A perdere sarà il tessuto economico dei comuni del veronese, dal quale traslocheranno alcuni operatori virtuosi che con le poche ore a disposizione non coprono i costi di gestione degli apparecchi, per essere rimpiazzati da chi di costi non ha proprio perché non opera nel virtuosismo imprenditoriale.
A perdere è la politica e con essa i cittadini tutti, che ogni giorno trovano conferma sul fatto che non sono più loro l’obiettivo di un percorso di tutela da parte di chi li amministra, bensì il loro problema, la strumentalizzazione del quale consente a molti di fare tante cose, ma a nessuno di risolverlo".
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