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Conferenza Stato – Regioni: As.Tro 'Si confida su trattativa basata su dati veri'

  • Scritto da Sm

L'associazione dei gestori del gioco, As.Tro, chiedono che la trattativa stato-enti locali sul gioco si basi su dati veri.

 

"Se si isolano alcune tematiche di pura retorica ideologica, l’argomento del gioco lecito ha una valenza centrale per l’Erario, per l’ordine pubblico, e per la base occupazionale del Paese". Lo sottolinea As.Tro in riferimento al primo appuntamento della Conferenza Unificata stato, regioni, enti locali in materia di gioco.

 

Qualche dato può fare chiarezza: "Bacino occupazionale 'diretto' 120.000 unità, cui si aggiungono le imprese che costituiscono l’”indotto” industriale del gioco legale, quali le aziende di allestimento degli ambienti, le aziende che fabbricano le componentistiche assemblabili degli apparecchi, le aziende che forniscono software gestionali agli operatori di gioco, le aziende che compongono la rete-reteil del gioco lecito su base terrestre. Introito erariale medio-annuo (da prelievo sui giochi, da una tantum, da tassa sulle vincite, e da ordinaria tassazione sugli utili di impresa): c.a. 13,5 miliardi di euro, equivalente al oltre il 10 percento del 'fabbisogno' di cassa dello Stato. Spesa attestata dai Comuni per sostegno al reddito delle famiglie colpite da casi di Gap, zero. Spesa complessiva attestata dalle Regioni per tutti i servizi delle dipendenze, 300 milioni di euro, con incidenza specifica 'media' del Gap del 4 percento di tale importo.

Numero di malati di Gap censiti come in cura presso i servizi c.a. 12.000 (0,0002 percento della popolazione in Italia). Percentuale 'media' nel mondo di soggetti a rischio Gap: 0,5 percento della popolazione.

Percentuale 'stimata' in Italia dal Ministero della Sanità, circa i soggetti a rischio - Gap (stima che eleva a soggetto 'a rischio' chi gioca l’equivalente di un pacchetto di 'bionde' al giorno) “allineata sui livelli degli altri Paesi” (300.000 persone).

Situazione del Paese nell’anno 2002: 800.000 videopoker privi di regolamentazione-disciplina-controllo-tassazione, da cui si generava una base imponibile di imposta fiscalmente clandestina equivalente agli attuali 30 miliardi di euro. Effetti censiti dopo la introduzione di provvedimenti restrittivi all’installazione e utilizzo di apparecchi leciti: aumento dei malati di Gap, aumento delle apparecchiature per il gioco illegale.

A fronte di questi dati tutto è sostenibile tranne che il gioco lecito sia quella 'emergenza prioritaria' che contraddistingue l’angoscia dei territori, sicuramente oppressi da un piano di stabilità interno (peraltro impostoci dal contesto europeo) che penalizza le aree di minor sviluppo e non premia le Amministrazioni virtuose, che potrebbero 'spendere' per sostenere i bisogni e i servizi delle collettività.

Prima di oggi, è bene ricordarlo, abbiamo assistito ad un decennio di aspre proteste e durissime prese di posizione da parte dei rappresentanti che si sono succeduti nell’ambito delle conferenze, tutte univoche nel denunciare l’insostenibilità dei tagli (ai trasferimenti) al cospetto delle competenze degli Enti locali, che nel frattempo sono rimaste inalterate, se non aumentate in qualche caso.

In pochi ricordano, tuttavia, che a tali scontri è sempre seguito un appianamento delle divergenze a totale discapito dei territori, ai quali è mancata una 'leva' per far soccombere gli esecutivi.

In due sole occasioni l’Ente locale ha potuto beneficiare di una doppia 'leva' per trionfare nel confronto con l’Esecutivo: la prima è stata la questione del posizionamento degli immigrati, e la seconda è, per l’appunto, il gioco.

In entrambi i casi, 'la pancia' del popolo da un lato (allarme sociale, panico morale collegato alla ludopatia), e, dall’altro lato, le 'cambiali' sottoscritte dal Governo (accordi europei sull’accoglienza e trattati sui conti pubblici), hanno sortito l’effetto di mettere all’angolo il Governo, sovvertendo i rapporti di forza. In questo scenario si colloca il “rinvio strategico” della questione gioco che si annuncia come scontato nell’odierna seduta della conferenza, e che probabilmente sortirà l’effetto di mettere sotto pressione un Esecutivo che in estate avrà in scadenza una cambiale da 410 milioni di euro, relativamente ai rinnovi delle concessioni. A tutt’oggi l’esazione di tale importo è a gravissimo rischio in un contesto 'territoriale' dove potrebbe risultare impossibile aprire (o anche solo tenere aperte) le sale dedicate al gioco.

L’appello che si rivolge alle forze politiche è quindi duplice: da un lato 'prendere atto' che senza un idoneo sistema distributivo del gioco lecito su base terrestre la deriva del gioco illegale risulterebbe devastante, così some gravissimo sarebbe l’impatto socio-economico dell’implosione del comparto industriale del gioco lecito; dall’altro lato convenire sul fatto che l’ente locale che ospita il gioco lecito non può più essere estromesso da un diretto e significativo riparto delle risorse che da esso scaturiscono.
Solo partendo da queste premesse sarà possibile trovare un’intesa che tuteli la capacità di insediamento del gioco legale, conservando i 'poteri' attualmente esercitati dai Sindaci e dalle Regioni, in ordine al governo del territorio e del commercio locale. Non serve impedire al sindaco di emettere un’ordinanza oraria sugli apparecchi da gioco.
Ciò a cui bisogna ambire è mettere in condizione il Comune di mantenere asili, servizi sociali, trasporto urbano, manutenzione stradale, sicurezza urbana, patrimonio artistico e ambientale, anche tramite una controllata offerta di servizi di gioco legale, che magari consenta quell’abbassamento dei tributi locali indispensabile per alleviare la pressione fiscale complessiva su persone e imprese". 
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