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Legge Gap Piemonte, operatori e politica: 'Niente proroga'

  • Scritto da Fm

Dopo l'ultimo incontro fra operatori e consiglieri regionali sembra certo che per la legge del Piemonte sul Gap non ci sarà nessuna proroga.

 

"Il 20 novembre - salvo proroga - scadono i 18 mesi concessi dall'articolo 13 della legge regionale 9 del 2 maggio 2016 'Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico' per rispettare la distanza misurata in base al percorso pedonale più breve dai cosiddetti luoghi sensibili. Gli esercenti i cui locali rientrano nell'applicazione della norma dovranno rimuovere tutti gli apparecchi attivati entro la data indicata. La violazione delle disposizioni in esame è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da da 2mila a 6mila euro per ogni apparecchio".

 

Questo il contenuto della lettera ricevuta dagli esercenti dei locali pubblici e dagli operatori del gioco dai sindaci piemontesi in vista del 20 novembre, data fatidica da cui quasi tutti gli apparecchi installati sul territorio regionale diventeranno 'fuorilegge'.

 

Una 'spada di Damocle' contro cui le associazioni di categoria stanno facendo tutto il possibile, in modo da scongiurare le gravi ripercussioni previste sul fronte occupazionale. Con richieste di proroga tanto al sottogretario all'Economia Pier Paolo Baretta quanto ai politici della Regione Piemonte. Ma l'ultimo incontro con i consiglieri Pd, al governo della regione, ha ribadito lo spegnimento degli apparecchi,  come confermano a Gioconews.it gli stessi operatori.

 

MILESI (SAPAR): "PRIMA ATTUARE PIANO SANITARIO" - A raccontare nei dettagli l'incontro, tenutosi alla presenza del presidente del Consiglio Davide Gariglio e dei consiglieri del partito democratico, è Alessia Milesi, presidente della delegazione del Piemonte dell'associazione Sapar. "L'incontro ha in primo luogo messo in evidenza tutte le criticità della legge regionale n.9 del 2016, criticità che erano già state da noi ampliamente documentate e discusse con il presidente della Regione Sergio Chiamparino nel corso di un precedente incontro in ottobre e anche con i vari capogruppo dei partiti che compongono il consiglio regionale, nonostante ciò si è voluto ribadire con forza e coesione fra tutte le sigle associative presenti le conseguenze dell'eventuale applicazione della legge regionale sul territorio piemontese, sia a livello di occupazione che di gettito erariale oltre che un'inefficacia della stessa nel raggiungere gli obiettivi per i quali è stata concepita. In qualità di gestore di apparecchi da intrattenimento e di presidente della Sapar Piemonte ho fatto presente le difficoltà per gli operatori a mettere in pratica ciò che la Regione chiede dal momento che i gestori degli apparecchi di cui all'art 110 del Tulps devono garantire il loro funzionamento per gli obblighi contrattuali sottoscritti con i concessionari di rete. Inoltre constato che la stessa Regione Piemonte non ha ottemperato alla redazione del Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico previsto dall'articolo 3 della stessa legge regionale, quindi ritengo, per coerenza e logicità dell'intero impianto normativo, che il termine di adeguamento alle distanze dai luoghi sensibili non può decorrere se non dopo l’adozione ed un primo periodo di attuazione del Piano. Inoltre, al fine di un adeguata e ordinata attuazione dell'art 5 della legge regionale occorre che le amministrazioni comunali predispongano una mappatura del territorio nel quale siano evidenziati i luoghi sensibili. Per tutte queste ragioni la nostra associazione ha chiesto una proroga del termine di cui all’art. 13 comma 1 per ritardata attuazione degli artt. 3 e 4 comma 4; rinvio effetti art.11 comma 5. L'incontro si è chiuso con la disponibilità del presidente Gariglio ad una riflessione su quanto da noi messo in evidenza ma personalmente ritengo che vi sia una totale mancanza di rispetto nel tenere un intero comparto produttivo e lavorativo in questo stressante, inopportuno e inconcepibile stato di attesa e insicurezza che non permette alle imprese del comparto una normale gestione e conduzione aziendale e le costringe a rimandare qualsiasi tipo di strategia o di scelta, questo per un imprenditore è un danno enorme che qualcuno dovrà prendersi in carico".


PASTORINO (STS-FIT): "EMERGENZA OCCUPAZIONALE" - Sul tema interviene anche Giorgio Pastorino, presidente Sts-Fit. "I consiglieri del Piemonte ci hanno confermato che vogliono far entrare in vigore la legge; i nostri rappresentanti intervenuti all'incontro hanno avuto l'impressione che le caratteristiche e le regole del settore non siano ancora ben chiare nella politica piemontese. A fronte dell'accordo raggiunto a settembre in Conferenza unificata e in attesa del decreto attuativo del ministro ci saremmo aspettati che le regioni si fermassero e rimandassero l'entrata in vigore delle leggi, sospendendole per verificare se tali normative hanno contenuti in linea con l'intesa o debbano essere modificate.
La scelta del Piemonte è incomprensibile per noi. Purtroppo sembra comunque voler andare avanti e vedere l'effetto che l'entrata in vigore del distanziometro produrrà sulle imprese del gioco.
Come Sts abbiamo messo in campo diverse inziative: abbiamo scritto all'Agenzia delle dogane e dei monopoli e al ministero dell'Economia e delle finanze che li diffidiamo dal chiedere denari provenienti dal Preu dal primo giorno di entrata in vigore della norma (c'è il rischio del Preu forfettario paventato anche dall'associazione As.Tro, Ndr), e chiesto ai Monopoli di intervenire sui concessionari affinché spengano tutti gli apparecchi nello stesso giorno perché non possiamo trovarci sul territorio con alcune categorie che non accendono gli apparecchi e altre sì. Poi credo che a questo punto sia meglio spegnere tutto e poi dopo 10-15 giorni vedere gli effetti, che noi comunque immaginiamo: ci sarà un crollo delle entrate erariali con cui il Governo dovrà fare i conti,
specie considerando che siamo alle battute finali della legge di Stabilita; poi, quasi certamente ricompariranno totem e videopoker in un territorio, come quello piemontese, che prima della legalizzazione del gioco era uno fra i più devastati in Italia per quanto riguarda quello illecito, ci apsettiamo che allo spegnimento ricompaiano nuovi prodotti irregolari.
Oggi partirà una lettera per i sindacati in cui affermiamo che i mancati introiti dei giochi potrebbero provocare un'emergenza occupazionale, dalle tabaccherie ai produttori, dal mondo del noleggio a quello dei costruttori. La chiusura provocherà uno choc, anche la Regione Piemonte deve prepararsi ad affrontare l'emergenza, che in questo caso non sarà socio-sanitaria.
A questo punto mi aspetto un intervento del Governo. Al di là dell'accordo in Conferenza Unificata che le Regioni e i Comuni non rispettano, è una  questione logica: c'è un decreto ministeriale in arrivo, si aspetta e poi si valuta.
Se dopo il decreto si capisse che la legge piemontese non è adeguata e nel frattempo si fossero creati problemi chi ne risponde? Potrebbero nascere contenziosi".



VERONA (AS.TRO): " DOVE METTIAMO LE SLOT?" - Per Lorenzo Verona, vicepresidente e responsabile per le questioni territoriali dell'associazione As.Tro, "non
c'è nessuna speranza di una proroga della legge piemontese. Abbiamo fatto presente che lo stesso presidente Chiamparino ha sottoscritto l'accordo fra Governo ed enti locali che non prevede l'espulsione del gioco dal territorio. Abbiamo chiesto di ratificare gli impegni che loro stessi hanno preso, di aspettare che esca il decreto attuativo, assimilarlo e rendere la legge efficace. La loro convinzione però è che l'accordo faccia salve le vecchie norme locali, pertanto non ritengono possibile un dietrofront. Sottolineiamo che a questo punto il problema è di natura non solo politica ma anche pratica: dove mettiamo le slot dislocate sul territorio e gli 11mila lavoratori del comparto? Dalla Regione Piemonte non c'è stata fornita risposta. Sappiamo che nostri dipendenti non hanno ammortizzatori sociali perché non sono previsti nel settore commercio, quindi oltre al danno c'è la beffa.
Noi però continuiamo con le nostre interlocuzioni sia in Regione Piemonte che a Roma, cerchiamo di capire quale posizione prevarrà, se l'accordo va a rimodulare le leggi in essere oppure no, come sostiene il Piemonte. Fra poche settimane poi toccherà all'Emilia Romagna e quindi alla Puglia, quindi va capito se il gioco è è stato abolito o solo regolamentato.
Non aspetteremo la catastrofe, continuiamo ad andare avanti e a confrontarci con il sottosegretario Pier Paolo Baretta e con chiunque possa darci una soluzione al problema. Ci sono altre opzioni possibili: Liguria e Toscana ad esempio stanno attendendo il decreto del Mef per poi modificare le loro leggi regionali. E' chiaro che ci sarà il federalismo del gioco ma deve rispettare alcuni parametri nazionali affinché si realizzi una non eccessiva ramificazione della distribuzione né un'eccessiva concentrazione del gioco".

 

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