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Legge Gap Emilia, Fiorentini: 'Molti Comuni scelgono la proroga'

  • Scritto da Redazione

L’avvocato Gianfranco Fiorentini (As.Tro) sottolinea che dopo i ricorsi al Tar molti Comuni dell'Emilia Romagna sospendono attuazione legge o prorogano delocalizzazioni.


"Si auspica un urgente intervento chiarificatore della Regione, oltre che del Governo nazionale, a tutela degli operatori che hanno confidato in buona fede nei rapporti conclusi con la Pubblica Amministrazione, investendo risorse ingenti e allocando personale per realizzare aziende che oggi vengono di fatto espropriate senza indennizzo nel nome del contrasto al fenomeno della ludopatia che, pur senza essere negato nella sua presenza, anzi, manifesta secondo quanto accertato dalle stesse Regioni che hanno pubblicato i dati dei pazienti in cura presso i vari Sert locali, ha ancora dimensioni e caratteristiche poco chiare oltre che dimensioni oggettivamente più ridotte rispetto ad altri fenomeni patologici sociali come possono esser quelli delle tossicodipendenze o dell’alcolismo".

Lo chiede l’avvocato Gianfranco Fiorentini del Foro di Ravenna, che, insieme all’avvocato Filippo Boccioletti, sta affiancando l'associazione As.Tro nell’affrontare le problematiche connesse all’applicazione della legge regionale dell’Emilia Romagna sul gioco, che prevede la delocalizzazione o la chiusura per le sale che non rispettano il distanziometro.
 
 

IMPOSSIBILE DELOCALIZZARE - Fiorentini ripercorre gli effetti della legge regionale. "Con delibera di Giunta Regionale n. 831/17 la Regione Emilia Romagna ha stabilito di fatto la chiusura delle sale giochi, le sale scommesse e le sale Vlt, ubicate entro 500 metri dai cosiddetti luoghi sensibili, fatta salva la facoltà dei proprietari di delocalizzare cioè trasferire entro 6 mesi dalla comunicazione le sale in aree franche, almeno al momento (perché in caso di comparsa di un nuovo luogo sensibile, la sala andrebbe nuovamente spostata).
La delibera in questione, che appare essere in contrasto con il principio costituzionale della libertà di impresa e della libera concorrenza, nonché dei principi enunciati dalla Conferenza Stato-Regioni del 7 settembre 2017 riguardo alla tutela degli investimenti già effettuati dagli operatori, ha quindi determinato l’adozione da parte della quasi totalità dei Comuni della Regione, delle delibere che hanno mappato il territorio (con l’indicazione di luoghi sensibili e delle distanze delle sale da essi) con le conseguenti comunicazioni dei termini di chiusura (in alcuni casi già scaduti) per la percentuale superiore all’80 percento delle sale esistenti e già dislocate sul territorio.
Si segnala peraltro che le zone franche, a seguito dell’adozione di strumenti urbanistici sempre più vincolanti se non addirittura vietanti in assoluto, rappresentano una percentuale ridottissima del territorio (in molti casi inferiore al 5 percento) sempre che siano individuabili, in tali aree, immobili con le dovute caratteristiche e previo accordo con i proprietari che potrebbero anche non essere interessati alla cessione o alla locazione.
Allo stato dell’arte, la delocalizzazione di fatto è impossibile da praticare (al di là degli esborsi che richiederebbe) e tende a mascherare un vero e proprio 'esproprio' dell’azienda senza indennizzo oltre che a mascherare una vera e propria espulsione del gioco lecito da tutto il territorio.
Immediatamente, i gestori di sala ed i concessionari coinvolti, hanno avviato i ricorsi avanti al Tar Emilia Romagna al fine di sospendere e poi annullare i suddetti provvedimenti, con la richiesta di ingentissimi danni che conseguirebbero alle forzate chiusure delle aziende (indirizzate evidentemente a tutti i soggetti ritenuti responsabili dei provvedimenti lesivi), ricorsi che hanno visto, nei primi casi, respinta l’istanza di sospensione da parte del Tar con giudizio pendente in appello innanzi al Consiglio di Stato".
 
 
COMUNI SCELGONO LA VIA DELLA PROROGA - Ciò premesso, osserva Fiorentini, "dopo un primo periodo caratterizzato da un comportamento di chiusura generalizzato da parte delle Amministrazioni locali, alcuni Comuni si sono distinti avendo adottato varie tipologie di atti ed iniziative volti ad evitare, o depotenziare, i contenziosi avviati, nell’attesa e nell’auspicio di un intervento del legislatore nazionale che possa dirimere la delicata e gravosa questione.
In particolare si segnalano, tra le altre, la recente iniziativa del Comune di Fidenza (Pr) che ha deliberato di sospendere l’efficacia della delibera di Giunta fino alla definizione dei procedimenti pendenti avanti al Tar e quella del Comune di Castel San Giovanni (Pc) che ha richiesto un incontro a chiarimenti in Regione sospendendo ogni ulteriore iniziativa.
Il Comune di Cesena (Fc) ha inviato le comunicazioni ai gestori interessati alla potenziale chiusura delle sale, prevedendo un termine di 6 mesi per l’eventuale delocalizzazione a decorrere dalla data della comunicazione stessa, e non dalla data di efficacia della delibera di Giunta regionale (come invece accaduto in altri casi), concedendo pertanto una generalizzata proroga di 6 mesi.
Si segnala infine l’importante iniziativa del Comune di Faenza (Ra) che, nella memoria di costituzione depositata avanti al Tar, nel ricorso pendente promosso da alcuni esercenti coinvolti, afferma che la lettera inviata agli operatori, contenente l’indicazione della data di chiusura dell’esercizio, non ha natura 'provvedimentale' ma è una semplice comunicazione di 'invito bonario' alla chiusura della sala, specificando che, in caso di mancata spontanea esecuzione da parte dell’esercente, l’eventuale procedimento finalizzato alla chiusura della sala dovrà essere poi avviato dalla Questura, cioè l’Autorità che aveva rilasciato la relativa licenza (di cui all’art 88 del Tulps per le sale scommesse e sale Vlt).
Questa nuova ed interessante posizione, se condivisa e seguita anche da altri Enti locali, potrebbe aprire nuovi scenari nella vicenda, coinvolgendo direttamente l’Amministrazione statale della Pubblica sicurezza che, pertanto, dovrebbe farsi carico in proprio della fase terminale del procedimento espulsivo delle sale, dopo averle precedentemente autorizzate in quanto munite dei requisiti di legge.
È evidente che la 'patata' sta diventando sempre più 'bollente' e le Amministrazioni locali stanno ragionando su come evitare di essere direttamente coinvolte nelle inevitabili (al momento) azioni risarcitorie degli operatori a rischio di 'esproprio', oltre che nella ingente riduzione del prelievo erariale che ne conseguirebbe".
 
 
STATO SI CONFRONTI CON OPERATORI - "È evidente che il fenomeno della ludopatia non va negato ma va compreso e gestito con la massima attenzione, senza isterie collettive o esagerazioni politiche – partitiche e senza arrivare al proibizionismo che abbiamo già visto (a Bolzano ed in Piemonte) essere negativo negli effetti finali in quanto distrugge il gioco lecito e i suoi operatori che rispettano le leggi, a vantaggio di quello illegale che non rispetta alcuna regola e finanzia la criminalità organizzata.
É necessario quindi il concorso di tutti i soggetti coinvolti a partire dallo Stato che non può non farsi carico di questa problematica con adeguati trasferimenti di risorse alle Regioni e ai Comuni e anche delle società che gestiscono il gioco che, peraltro, sono state già coinvolte dalla Regione Emilia Romagna che ha organizzato i corsi di formazione anti ludopatia per tutti gli operatori di sala con risultati fino ad oggi apprezzabili.
In questa opera di coinvolgimento e di dialogo tra gli operatori si segnala il puntuale intervento dell’associazione As.Tro che ha inteso avviare, con urgenza, un tavolo di confronto sulla problematica con le Amministrazioni pubbliche locali coinvolte e la Regione, al di fuori dei contesti giudiziari, rappresentando le concrete esigenze e necessità dei propri associati, che rischiano ancora una volta di subire danni irreparabili senza alcuna colpa", conclude Fiorentini.
 
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