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Orari gioco Napoli, Cds ribadisce: 'Ordinanza legittima'

  • Scritto da Fm

Dopo le sentenze della scorsa settimana, il Consiglio di Stato respinge ricorso di un altro operatore contro l'ordinanza oraria sul gioco vigente a Napoli.

 


Nuova conferma dal Consiglio di Stato per i limiti orari al gioco vigenti a Napoli. Dopo le sentenze della scorsa settimana i giudici tornano a ribadire la legittimità del provvedimento.

"Come osservato nelle analoghe controversie decise in pari dati, l’Amministrazione comunale ha acquisito significativi dati sulla rilevanza del fenomeno in questione, da cui emergono la presenza in città di un 'punto-giochi' su ogni 2266 abitanti (con un significativo aumento nel corso degli ultimi anni), non sottacendo che l’Asl Na 1 ha ritenuto necessario allestire un servizio ambulatoriale dedicato alla patologia del gioco d’azzardo compulsivo", si legge nella sentenza.


"Il regolamento contestato si limita a disciplinare l’attività delle sale di gioco (apertura e chiusura) e a fissare norme sulla loro localizzazione non è assoggettato per legge, statale o regionale, alla specifica disciplina di adozione e approvazione dei piani urbanistici, né può esserlo in applicazione del principio dell’analogia diversa essendo la finalità e la ratio, tanto più che mentre la disciplina urbanistica investe tutta la collettività insediata sul territori comunale, quella dei giochi riguarda esclusivamente gli operatori di settore. È solo da aggiungere che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 11 maggio 2017, n. 108, ha avuto modo tra l’altro di sottolineare che proprio dalla norma (interposta) di cui all’art. 7, comma 10, del d.l. 13 settembre 2012, n. 158, si ricava il principio di legittimità di interventi di contrasto alla ludopatia basati sul rispetto di distanze minime delle sale da giochi da luoghi sensibili, non anche invece quello della necessità della previa definizione della relativa pianificazione a livello nazionale, pianificazione che del resto che non è mai avvenuta, il che rende il relativo meccanismo inoperante, ma non può impedire l’esercizio delle competenze normative regionali", ricorda il Consiglio di Stato.

 

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