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Cds: 'Ordinanza gioco Alessandria è legittima'

  • Scritto da Redazione

Cds conferma l'ordinanza sui limiti orari per gli apparecchi da gioco del comune di Alessandria.

 

 

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di una sala giochi contro il comune di Alessandria e la sentenza del Tar Piemonte che aveva bocciato la richiesta della società di gaming di annullare l'ordinanza sindacale.

Il Comune di Alessandria ha disposto infatti limitazioni al funzionamento degli apparecchi da gioco, prescrivendone in particolare la sospensione dalle ore 12.00 alle ore 15.00.

Secondo i giudici "pur non essendovi una normativa comunitaria specifica sul gioco d’azzardo, il Parlamento europeo ha approvato il 10 settembre 2013 una risoluzione nella quale si afferma la legittimità degli interventi degli Stati membri a protezione dei giocatori, pur se tali interventi dovessero comprimere alcuni principi cardine dell’ordinamento comunitario come, ad esempio, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi.

Invero, secondo il Parlamento europeo, il gioco d'azzardo non è un'attività economica ordinaria, dati i suoi possibili effettivi negativi per la salute e a livello sociale, quali il gioco compulsivo (le cui conseguenze e i cui costi sono difficili da stimare), la criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro e la manipolazione degli incontri sportivi (cfr. anche Corte di Giustizia, sentenza 22 gennaio 2015, c 463-2013, Stanley International Betting Ltd c. Ministero dell’Economia e delle Finanze, in relazione alla libera prestazione di servizi - giochid’azzardo). È pertanto necessario contrastare i possibili effetti negativi del gioco d’azzardo per la salute e a livello sociale, tenuto anche conto dell’enorme diffusione del gioco d’azzardo e del fenomeno delle frodi, oltre che svolgere un’azione di lotta alla criminalità".

Inoltre "Da tale composito e complesso quadro giuridico emerge non solo e non tanto la legittimazione, ma l’esistenza di un vero e proprio obbligo a porre in essere da parte dell’amministrazione, nel caso di specie quella comunale, interventi limitativi nella regolamentazione delle attività di gioco, ispirati per un verso alla tutela della salute, che rischia di essere gravemente compromessa per i cittadini che siano giocatori e quindi clienti delle sale gioco, per altro verso al principio di precauzione, citato nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), il cui scopo è garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a precise prese di posizione preventive in caso di rischio, ma il cui campo di applicazione è molto più vasto e si estende anche alla politica dei consumatori, alla legislazione europea sugli alimenti, alla salute umana, animale e vegetale.

L’assioma fondamentale di tale ultimo principio è che nell'ipotesi di un rischio potenziale, laddove (come nella specie) vi sia un’identificazione degli effetti potenzialmente negativi di un’attività (come nella specie risulta dallo stesso decreto Balduzzi) e vi sia stata una valutazione dei dati scientifici disponibili, è d’obbligo predisporre tutte le misure per minimizzare (o azzerare, ove possibile) il rischio preso in considerazione, pur sempre nel rispetto del principio di proporzionalità e di contemperamento degli interessi coinvolti".
Tutto questo "giustifica la conferma del giudizio di legittimità del provvedimento impugnato, non rilevando in contrario avviso il documento approvato in sede di Conferenza unificata, che è in linea proprio con le sin qui esposte argomentazioni, atteso che nell’intesa raggiunta viene espressamente dato atto che la diffusione delle slot ha provocato una nuova emergenza sociale che non più essere trascurata e che ha indotto gli enti locali, in assenza di un quadro regolatorio nazionale aggiornato, a scelte in generale restrittive, ma legittime".

 

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