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Sts: 'Apparecchi da gioco, offerta legale a rischio'

  • Scritto da Redazione

Il Sindacato totoricevitori sportivi punta il dito contro gli interventi su Preu e pay out degli apparecchi da gioco decisi dal Governo.

“Tra le perplessità suscitate dalla legge di Bilancio 2019, non ne mancano per quel che riguarda il settore dei giochi pubblici. In particolare in tema di new slot, la legge fissa l’aumento di 1,35 punti percentuali del Preu (Prelievo Erariale Unico) e contemporaneamente la diminuzione dal 70 al 68 percento del pay out. Due misure che, stando alla carta, non incidono sui compensi spettanti alla filiera per via del vicendevole annullamento degli effetti da esse scaturenti. Ma così non è perché mentre l’aumento della tassazione è istantaneo e opera già dallo scorso 1 gennaio, la diminuzione di due punti percentuali del ritorno in vincite è tutt’altro che immediata”.

 

È quanto si legge in una nota del Sindacato totoricevitori sportivi che fa il punto sulle ultime misure del Governo in materia di gioco e sulle prospettive per il 2019.
 
“Per renderla effettiva è infatti necessario un intervento fisico sulle slot ad opera di personale tecnico (gestore o incaricato del concessionario). Si tratta, in buona sostanza, di sostituire le schede di gioco poste all’interno delle macchine ovvero, in alternativa, di sostituire l’intero apparecchio. Naturalmente, queste operazioni richiederanno tempo e denaro e i gestori dovranno trovare l’uno e l’altro prima di poter intervenire sull’intero parco macchine formato, attualmente, da circa 265.000 unità sull’intero territorio nazionale. E a rimetterci sono, per quanto ci riguarda, i tabaccai nelle cui rivendite sono installate le Awp, come se non bastassero le già tante restrizioni disposte da leggi regionali o ordinanze comunali”, prosegue Sts.
 
 
“Il settore italiano degli apparecchi è il più tassato in Europa – la pressione è ben oltre il 60 percento - e il più limitato dal punto di vista normativo. Il margine di guadagno è già ridotto al lumicino e, se si continua così, si spegnerà del tutto. È forse proprio questo che si vuole ottenere? Spazzare via l’offerta di gioco legale tramite apparecchi facendola morire per consunzione? Pur ammettendo che nelle recondite intenzioni del legislatore non ci sia un secondo fine 'distruttivo', è ciò che si realizzerà nella pratica. E in ogni caso, anche senza arrivare a rinunciare definitivamente agli apparecchi, per gli esercenti non ci sarà modo di recuperare quanto perso dal 1° gennaio al giorno in cui il pay out sarà conformato alla normativa vigente.
Questa vicenda si può riassumere in una semplice considerazione: non si fanno quadrare i conti pubblici annichilendo l’iniziativa economica. È un principio che vale per tutti i campi dell’economia, gioco pubblico incluso".
 
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