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Distante (Sapar): 'Il 20 febbraio manifestazione a Montecitorio'

  • Scritto da Redazione

Domenico Distante, presidente di Sapar, annuncia manifestazione dei gestori per il 20 febbraio e chiede tutela del gioco legale da parte del Governo.

“Mi sa che due ministri della Repubblica – Tria del Mef e Di Maio dello Sviluppo economico – non sanno davvero chi siamo noi.  Quando Di Maio oggi dice che è stata colpita la 'lobby dell'azzardo' in realtà ha colpito i baristi, i tabaccai, le sale gioco e scommesse, le piccole e le medie imprese, il fulcro delle attività presenti sul territorio nazionale. Poi ci siamo noi, i gestori, che comprano gli apparecchi, li installano negli esercizi pubblici, fanno assistenza, incassano i soldi, li versano in banca per poi poter versare ogni 15 giorni ai concessionari il Preu. Che non è del 20 percento ma di oltre il 75. Poi ci sono i concessionari, poi i Monopoli e lo Stato: questa è la nostra filiera. Spero che ora i ministri abbiamo capito chi siamo noi. Non ci confondere con altre realtà”.

 

Lo ricorda Domenico Distante, presidente di Sapar, alla conferenza stampa di oggi, 6 febbraio, alla Camera dei deputati, tenuta insieme con i deputati Michela Rostan (Leu) e vicepresidente della XII commissione Sanità e Affari zociali della Camera, Mauro D’Attis (Forza Italia), Ubaldo Pagano e Carmelo Miceli del Pd.
 
Il 20 febbraio dalle ore 14 alle 19 in piazza Montecitorio faremo una manifestazione contro l'aumento delle imposte, deciso per quattro volte in pochi mesi. Ormai le aziende non hanno più margine per tutti. Perché le imposte vengono messe solo sul nostro settore, sulla categoria degli esercenti e dei gestori.
Nell'articolo 6 bis del decreto Dignità c'è scritto per la “dignità delle imprese dei lavoratori”: dove sta la dignità, visto che ogni giorno ci massacrano?
Poi c'è scritto che entro sei mesi il Governo deve stabilire una riforma del settore. Questi sei mesi scadono l'11 febbraio e ancora non abbiamo visto nulla, neppure una bozza.
Chiediamo per la tutela delle pubbliche e medie imprese il riconoscimento della portabilità del nulla osta, per garantire la possibilità di cambiare concessionario, la tassazione sul cassetto (visto che Di Maio dice che il gioco è immorale ma continua a tassarlo), il riconoscimento giuridico della nostra figura perché siamo presidio di legalità sul territorio, poi il riordino per evitare ordinanze e regolamenti locali. Vogliamo una norma nazionale per poter fare investimenti, tutelare i posti di lavoro dei nostri dipendenti.
Chiediamo di essere ascoltati perché finora non lo siamo mai stati”.
 
 
Per poi aggiungere, nella replica alla fine della conferenza stampa: “I miei dipendenti non vogliono il reddito di cittadinanza, vogliono lavorare. Si sono stancati di non poter neppure chiedere un finanziamento in banca perché fanno parte del settore del gioco. I nostri sono dipendenti di serie A che meritano rispetto”.
 
Dalla platea si registra l'intervento di Franco Pirrello dell'Agge Sardegna che precisa: 'C'è anche un problema strutturale. Lo Stato è il primo responsabile del gioco, che esercita attraverso i concessionari. I gestori sono il tramite, non la 'causa' del gioco. Siamo alle dipendenze dello Stato.
Credo che se si decide di non mettere mano alla struttura organizzativa del gioco, il Governo allora prima di farci chiudere dovrebbe darci la possibilità di uscire dal mercato recuperando i soldi investiti in questi anni e di ricollocare le maestranze che abbiamo assunto e formato. Siamo schifati da tutto quello che abbiamo dovuto subire per colpe che non sono nostre".
 
 
Enrico D'Ambrosio del Cni evidenzia: “Veniamo trattati come illegali, anche se rispettiamo la legge. Si parla di Gap, ma avete mai letto i dati sulle morti per cancro al fumo? Con 20 miliardi di spese per le sigarette. Se togliamo le sigarette nessuno fuma più. La regolamentazione italiana è stata copiata da tutti, è un paradosso tornare indietro.
Se aumentiamo il payout la ludopatia aumenta perché nella mente del giocatore patologico scatta la volontà di rifarsi. Abbiate il coraggio di confrontarvi con noi, sedersi a un tavolo e dire la verità”.
 
 
Cristiano Azzolini dell'associazione Non siamo solo numeri aggiunge: “Non vogliamo assistenzialismo, sappiamo lavorare e ci alziamo la mattina per farlo. Vogliamo solo poterlo fare.
Il 20 febbraio saremo in prima fila perché la base del gioco di Stato siamo noi”.
 
 
In chiusura, sempre dalla platea, si registra l'intervento di Benedetto Palese di Agcai. “Di Maio non ci riceve perché non sa cosa dire. Perché non alzano le tasse sulle Vlt e sulle scommesse?".
 
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