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Tassa 500 milioni, udienza di merito al Tar Lazio il 22 maggio

  • Scritto da Redazione

Il 22 maggio il Tar Lazio si pronuncerà nel merito sulla legittimità costituzionale della 'tassa dei 500 milioni', il commento del legale Stefano Sbordoni.

Lo scorso giugno la Corte costituzionale ha rimesso al Tar Lazio le valutazioni sulla legittimità costituzionale della "tassa dei 500 milioni" introdotta con la legge di Stabilità 2015, ora arriva la data: il 22 maggio, giorno in cui è stata calendarizzata la nuova udienza di merito, come conferma a Gioconews.it Stefano Sbordoni, legale di alcuni dei gestori coinvolti. 

 

IL COMMENTO DELL'AVVOCATO SBORDONI - “È una vicenda che in tutti questi anni non ha mai trovato il giusto equilibrio, sebbene sia la Corte costituzionale che il Tar in prima istanza abbiamo rilevato le anomalie e le distorsioni della norma, una delle perversioni normative che hanno creato maggiori attriti fa concessionari, gestori ed esercenti, creando contenziosi a cascata che continuano ancora", puntualizza il legale. "Questo è uno dei tipici casi in cui l'emanazione delle norme dovrebbe essere fatta con maggiore attenzione, considerandone la qualità e le ricadute sui destinatari.Cosa che non è stata fatta, come è evidente dai risultati. Con tali normative infatti sono state create grosse crepe ad un settore che già di per sé aveva bisogno di unità e di omogeneità. Aspettiamo il 22 maggio, quindi, ma nel frattempo gli ulteriori aumenti del Preu sugli apparecchi da gioco hanno messo un ulteriore carico sulla filiera, proseguendo nell'abitudine di emanare norme delle quali non si valuta la ricaduta generale, perseverando nell'errore”.
 
 
Secondo quanto scritto l'estate scorsa dalla Corte costituzionale, “il Tar rimettente è chiamato a decidere della legittimità del menzionato decreto direttoriale dell’Adm sul presupposto della sussistenza di una situazione giuridica tutelata non solo dei concessionari, ma anche dei gestori. La valutazione di rilevanza operata dal Tar è plausibile perché, anche se il decreto impugnato riguarda direttamente solo la posizione dei concessionari, i gestori sono anch’essi interessati atteso che l’onere, come ripartito tra i concessionari, non può non riflettersi sui gestori in sede di rinegoziazione.
La disposizione censurata è costituisce il parametro di legittimità dell’atto impugnato e quindi certamente il Tar ne deve fare applicazione.
Inoltre il mancato esame di altri motivi di illegittimità del provvedimento impugnato, indicati nei distinti ricorsi introduttivi dei giudizi innanzi al Tar, non è preclusivo dell’ammissibilità della questione. Nel giudizio di costituzionalità non è sindacabile l’ordine logico secondo il quale il rimettente reputa, con motivazione non implausibile, di affrontare le varie questioni o i motivi di ricorso portati al suo esame (sentenza n. 132 del 2015).
Sussiste quindi la rilevanza delle sollevate questioni di legittimità costituzionale".
 
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