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As.Tro: 'Restrizioni che determinano ridimensionamento del settore'

L'avvocato Piozzi di As.Tro ribadisce alcuni concetti legati al gioco: dagli interventi normativi alla spesa sanitaria per i giocatori patologici.

“Alcuni interventi normativi a livello nazionale e locale, negli anni stanno imponendo importanti restrizioni, tali da determinare un progressivo ridimensionamento del settore”.

L'avvocato Massimo Piozzi del Centro Studi As.Tro ribadisce alcuni concetti sul gioco, come la legalizzazione, gli interventi normativi a livello nazionale e locale sulle new slot, i costi sostenuti dallo Stato sulle dipendenze, anche in risposta alla giornalista Milena Gabanelli, in riferimento all'articolo uscito su “Data Room” dello scorso 23 aprile, con il titolo “Slot, lotto, gratta e vinci: gli italiani giocano tanto. E perdono sempre”.
 
“Tra gli interventi spicca la legge di stabilità per l’anno 2016 (Legge 208/15) ed il decreto legge 50/17, che hanno imposto una rilevante riduzione delle New Slot, il cui numero, per effetto di esse, è oggi pari a 265mila unità. Per non parlare del fatto che, sempre in virtù di dette disposizioni e di quanto stabilito dall’ultima legge di stabilità, tali apparecchi dovranno essere definitivamente dismessi entro il 31/12/20, per essere sostituiti da apparecchi che consentono il gioco pubblico da remoto (Awpr), attraverso i quali potrà essere più efficacemente limitato l’accesso dei minori attraverso l’introduzione della tessera sanitaria, potrà essere verificato dagli enti locali il rispetto degli orari di accensione ed introdotte soluzioni tecnologiche atte a prevenire il fenomeno della ludopatia (alert, spegnimento automatico, ecc.).
 
Altre forti limitazioni – spiega ancora Piozzi - provengono dalle normative regionali e comunali che impongono distanze minime dai cosiddetti luoghi sensibili per l’installazione degli apparecchi. Si tratta di normative per lo più aventi efficacia retroattiva: quindi parecchi imprenditori stanno chiudendo le loro aziende, vedendo vanificati investimenti già sostenuti sulla base della precedente legislazione che consentiva l’esercizio di tali attività (in barba a qualsiasi principio di affidamento che caratterizza la disciplina dell’attività economica in qualsiasi stato di diritto).
 
Per quanto riguarda i costi che lo Stato sostiene a causa delle dipendenze legate al gioco, l’unico dato che appare certo (o quantomeno verificabile in termini obiettivi) è quello che riguarda i costi diretti (impiegati per la cura dei malati), noi possiamo aggiungere il dato riportato dalla Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (FederSerd) che, in un articolo pubblicato nel giugno 2018, parlava di 2,7 miliardi.
 
Il problema dei costi sociali indiretti legati alle dipendenze dal gioco è reale. Proprio per questo sarebbe auspicabile poterlo affrontare sulla base di criteri più trasparenti e nell’ambito di un contesto di analisi di più ampio respiro, ove lo stesso metodo (improntato sulla valutazione dei costi sociali indiretti) sia esteso a tutte le attività umane non connesse alla soddisfazione di esigenze primarie, così da evitare il clamore che i numeri possono evocare se esposti in termini assoluti e decontestualizzati”.
 

 

 

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