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Vlt: dopo l'antiriciclaggio, al lavoro su tessera sanitaria

Si apre una nuova fase per le videolottery, fra controllo a distanza, lettore per la tessera sanitaria, adeguamento delle piattaforme. Con l'incognita dei 'falsi positivi'.

 

Il 2019 è senz’altro l’anno dei maggiori cambiamenti per il settore delle videolottery, che dopo aver adeguato la totalità delle piattaforme presenti sul mercato entro lo scorso 1° aprile 2019 - secondo i dettami previsti dal decreto di regole tecniche del 2017 contenente, tra le altre cose, alcuni obblighi specifici previsti dalla direttiva antiriciclaggio - ha appena avviato una nuova fase che è quella del controllo a distanza dei terminali da parte dei comuni, come disposto dalla legge di Bilancio 2019 che ha vincolato i Monopoli a mettere a disposizione degli enti locali la registrazione degli effettivi orari di funzionamento degli apparecchi Vlt a partire dal 1° luglio. 


Per poi passare, durante le prossime settimane, ad avviare i lavori relativi all’inserimento dei lettori di tessera sanitaria su tutti i dispositivi, che dovranno essere in grado di verificare la maggiore età dei giocatori a partire dal prossimo 1° gennaio; come stabilito dal decreto Dignità.

Un passaggio, questo, che impone quindi un nuovo adeguamento delle attuali piattaforme Vlt (toccando, stavolta, anche ogni singolo terminale di gioco) e, quindi, una ri-omologazione di tutti i sistemi. Tenendo conto che i terminali attualmente attivi nella Penisola sono circa 57mila, è evidente che i lavori di adeguamento dovranno iniziare a breve per poter completare l’iter nei tempi previsti dalla legge.
 
 
Nel frattempo, dicevamo, il comparto delle Vlt sta assistendo all’altro cambiamento dettato dalla politica che è quello del controllo comunale dei terminali di gioco, con l’introduzione dell’applicativo ministeriale “Smart” messo a disposizione delle amministrazioni locali dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli che consente di monitorare gli orari di effettiva attività dei giochi in modo da poter intervenire con le autorità (locali) competenti nel caso in cui venga rilevato in tempo reale uno sforamento degli orari limiti previsti dalle norme di quel singolo comune. Un nuovo paradigma che si sta definendo in questi giorni, con le prime amministrazioni che hanno iniziato a studiare il sistema di controllo, tra vari dubbi e perplessità, soprattutto da parte dell’industria: che in questo caso ha soltanto assistito, passivamente, al cambiamento di scenario senza poter né dover intervenire.
Anche quando avrebbe voluto. Se non altro per evitare le possibili situazioni critiche che potrebbero ingenerarsi nell’esecuzione del nuovo regime di controllo: dai “falsi positivi” che potrebbero determinare l’attività di un terminale di gioco (per esempio, durante la fase di aggiornamento di una macchina che avviene inevitabilmente negli orari di chiusura dei locali al pubblico), al completamento di una partita oltre la soglia oraria prevista da un comune.
 
L’obiezione sollevata dagli operatori in questo senso riguarda infatti la durata di una sessione di gioco la quale, per legge e per logica, deve essere non predeterminabile e quindi gestita da una sistema randomico. Se la norma comunale prevede per esempio la possibilità di giocare fino alle 20, quando si potrà accettare l’ultima giocata? La logica vorrebbe che, almeno fino alle 19.59, il giocatore possa premere il tasto “start”. Con l’inevitabile conseguenza, però, che quella macchina sforerebbe l’orario di esercizio. Come pure potrebbe accadere avviando una sessione di gioco anche diversi minuti prima, proprio in virtù della durata indeterminata.
 
A risolvere la possibile anomalia è stata l’amministrazione che ha comunicato ai comuni questa eventualità mettendoli quindi in guardia che potrebbero esserci dei “falsi positivi” a stretto ridosso degli orari di interruzione dei giochi. Con le amministrazioni che andrebbero quindi a rilevare nel sistema Smart l’esercizio di una slot oltre il limite orario. In questo caso, quindi, dovrà essere applicato un regime di tolleranza, insieme a una buona dose di buon senso.
 
Ma è proprio questa possibilità di interpretazione che preoccupa gli addetti ai lavori. Non a caso, infatti, all’indomani del decreto tecnico di Adm sugli orari di funzionamento delle Vlt, i concessionari avevano deciso di impugnare la norma. Anche se i giudici del Tar avevano optato per un rinvio, in modo da poter valutare gli effetti concreti e non solo presunti del nuovo sistema.
 
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